Primula l’hanno recuperata in condizioni gravissime, debilitata da fame e disidratazione. Ranuncolo era stato raccolto da due cittadini che lo avevano trovato immobile nell’erba, scambiando per abbandono quello che è invece un comportamento naturale dei cuccioli di capriolo. Trifoglio è arrivato dal Bellunese. Sono le tre storie dei tre giovani ‘Bambi’ che questa mattina, dopo mesi trascorsi al Cras (Centro recupero animali selvatici) di Villiago, sono tornati alla vita selvatica nei boschi del Cansiglio. È il primo risultato della nuova struttura per ungulati realizzata da Veneto Agricoltura al Cras di Villiago, progettata apposta per l’allevamento dei cuccioli attraverso un protocollo anti-imprinting. I tre caprioli sono stati recuperati nella primavera di quest’anno nelle province di Treviso e Belluno e, grazie alla collaborazione tra Cras, Polizie provinciali e volontari impegnati nei recuperi, accolti nella struttura bellunese, dove hanno potuto crescere insieme fino allo svezzamento.
NELLA CLINICA PER UNGULATI GLI UOMINI… NON SI VEDONO
La particolarità del Cras di Villiago è quella di essere una struttura nella quale l’uomo deve esserci senza farsi riconoscere. Il nuovo box ungulati comprende due aree di allevamento speculari, ciascuna con box interno, recinto esterno e accesso alla sala di allattamento. La sala è divisa in un’area destinata a operatori e una per animali, separate da un divisorio con una finestra attraverso la quale vengono forniti i pasti e monitorate le condizioni dei piccoli senza essere visti. Il latte viene somministrato tramite biberon ma i piccoli credono che ad allattarli sia la mamma: i biberon, infatti, vengono posizionati sul manichino di una cerva femmina imbalsata. Porte e finestre sono apribili dall’esterno, così da ridurre al minimo il contatto diretto. Durante l’allattamento gli operatori utilizzano inoltre essenze resinose per mascherare il proprio odore.
Primula, femmina recuperata in provincia di Treviso, è stata trovata in grave stato di ipoglicemia e disidratazione. Con tutta probabilità la madre era deceduta o impossibilitata a raggiungere la piccola, che non si nutriva da diverse ore ed era ormai fortemente debilitata. Per lei è stato necessario intervenire rapidamente con l’alimentazione e le cure necessarie a superare la fase più critica. Ma proprio nel momento in cui aveva più bisogno dell’uomo, bisognava evitare che imparasse a considerarlo il proprio riferimento. Primula è stata quindi inserita nella nuova struttura di Villiago, dove le cure potevano essere garantite limitando al massimo il contatto diretto con gli operatori. Ranuncolo, maschio recuperato nel Trevigiano, era stato trovato da due cittadini nascosto a terra e raccolto perché ritenuto abbandonato. In realtà, il cucciolo di capriolo trascorre normalmente molto tempo immobile e nascosto nella vegetazione, mentre la madre si allontana e torna periodicamente per nutrirlo. Un intervento umano non necessario può quindi diventare, paradossalmente, un problema per il piccolo.
COME FRATELLI ADOTTIVI
La storia di Ranuncolo, dicono dal Cras, serve a ricordare che, davanti a un cucciolo apparentemente solo, è importante non intervenire senza aver prima verificato che si trovi realmente in difficoltà. Trifoglio, proveniente dal bellunese, ha completato il piccolo gruppo di Villiago. I tre animali sono stati fatti crescere insieme diventando “fratelli adottivi”. Ed è stato un bene per loro: la presenza di altri giovani della stessa specie favorisce il riconoscimento intraspecifico e lo sviluppo dei comportamenti necessari alla vita selvatica. L’obiettivo è evitare che l’animale associ la presenza dell’uomo all’alimentazione e alle cure e che sviluppi forme di imprinting o abituazione.
Con Primula, Ranucolo e Trifoglio “abbiamo cercato di intervenire il meno possibile sul comportamento naturale degli animali, pur garantendo tutto ciò di cui avevano bisogno per crescere. La storia di questi tre caprioli- sottolinea il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner- testimonia che il recupero della fauna selvatica non può essere improvvisato e che servono strutture adeguate. In questo caso abbiamo messo insieme competenze diverse, provenienti da due province, e le abbiamo fatte convergere in un’unica struttura specializzata. Il risultato che vediamo oggi è esattamente quello che deve essere l’obiettivo di un centro per il recupero della fauna: intervenire e poi restituire l’animale alla natura assecondando il suo corretto sviluppo comportamentale. Non è scontato, soprattutto quando si tratta di cuccioli che hanno bisogno di essere alimentati e accuditi per mesi”.Il progetto rientra nella strategia di Veneto Agricoltura di creare una rete di Cras con specifiche competenze. Al Cras di Treviso confluiscono, ad esempio, anche i rapaci provenienti dal territorio bellunese per chirurgia ortopedica e riabilitazione; a Villiago è stata invece sviluppata la specializzazione sui giovani ungulati, delicati proprio per il rischio di imprinting. “Più che fare tutto, dappertutto- conclude Caner- vogliamo mettere ogni struttura nelle condizioni di fare bene ciò per cui è maggiormente attrezzata”. La scelta del Cansiglio non è casuale. L’area naturale tra le province di Belluno e Treviso, presenta habitat idonei alla specie, già presente e in crescita. Inoltre, all’interno del Cansiglio è interdetta la caccia e i tre caprioli non sono legati a uno specifico territorio di origine. Cresciuti insieme ora rimaneranno uniti nella prima fase della vita libera, fino all’età riproduttiva.
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