La chiamano ‘autonomia infrastrutturale’ e Matteo Salvini la racconta come la prossima frontiera del Veneto: autostrade gestite dai veneti, pedaggi incassati dai veneti e, naturalmente, investimenti restituiti ai territori. Una formula politicamente efficace, ma c’è un dettaglio che rischia di pesare più di tutti gli altri: la Valdastico Nord.
La partita della concessione
Dal ‘palco’ di Cadoneghe, finito sotto i riflettori nazionali per la vicenda della cittadinanza negata dal sindaco a una donna marocchina, Salvini ha messo in fila i tasselli della partita. Da una parte la scadenza della concessione della Brescia-Padova e l’ipotesi della gestione ‘in house’ attraverso la holding regionale. Dall’altra il confronto con Alberto Stefani, che dal Veneto arriva con un dossier infrastrutturale pesante. Il governo dice di essere assolutamente fiducioso e la Regione conferma che vuole portare a termine il percorso già avviato. Ma tra la fiducia e il casello di fine lavori c’è ancora parecchia strada. La prima partita è quella della concessione. Il Ministero deve superare il passaggio davanti all’Autorità di regolazione dei trasporti e poi quello europeo, dove dovrà essere verificato anche il rapporto tra affidamento ‘in house’ e gara. È qui che la costruzione politica del progetto dovrà trasformarsi in numeri, regole e convenienza per gli utenti. “Sto lavorando perché l’autostrada Brescia-Padova sia il primo evidente caso di autonomia infrastrutturale- ha dichiarato Matteo Salvini a Il Sole 24 Ore Radiocor-Nel senso una strada percorsa dai veneti che verra’ gestita dai veneti, i cui pedaggi verranno incassati dai veneti per fare interventi sulle strade dei veneti”.
La vera sfida: la A31
La seconda partita, però, è quella che interessa maggiormente il territorio: cosa succederà alla A31? Perché il completamento della Valdastico Nord è da anni uno dei grandi incompiuti del sistema infrastrutturale veneto. un’opera continuamente evocata, politicamente difesa, inserita nelle strategie di collegamento verso il Trentino e altrettanto continuamente frenata da autorizzazioni, opposizioni e dal confronto con la Provincia autonoma di Trento. Adesso il tema torna inevitabilmente sul tavolo insieme alla nuova governance delle autostrade. E’ proprio qui che la parola ‘autonomia’ rischia di diventare una prova del nove. Se il Veneto punta a governare direttamente la propria rete autostradale, dovrà anche spiegare quale sarà la strategia per le opere che da decenni aspettano una soluzione, perché gestire una concessione è una cosa, completare una grande infrastruttura è un’altra. E la Valdastico Nord è il punto in cui le due cose si incontrano.
La domanda che resta sul tavolo
Salvini promette tempi brevi sulla nuova concessione dell’autostrada A4 Brescia Padova, Stefani conferma la volontà di proseguire. La macchina politica, dunque, sembra muoversi. Ma sul tavolo resta una domanda molto più concreta: con quale cronoprogramma, con quali risorse e con quale soluzione verrà finalmente chiuso il capitolo del collegamento verso nord? È questa la domanda che il Veneto dovrà rivolgere alla propria nuova stagione autostradale. Perché i pedaggi possono anche essere “dei veneti”, come dice Salvini, ma se l’autonomia si ferma alla gestione della società e non arriva ai cantieri, il rischio è di avere semplicemente cambiato chi tiene il volante senza aver ancora deciso dove portare l’auto.
di Redazione AltovicentinOnline
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