“Nel sangue dei nostri figli concentrazioni estremamente elevate di PFAS, livelli mai registrati prima in nessuna parte del mondo”. È la denuncia di Giovanna e Michela, portavoce del movimento Mamme No Pfas del Veneto, della Rete Zero PFAS Italia e delle Mamme da Nord a Sud, raccolta dalla Dire oggi a Roma davanti al Centro Congressi ‘La Nuvola’, dove era in corso il Forum Euromediterraneo dell’Acqua, l’evento promosso dal Comitato Italiano One Water, in collaborazione con l’Unione per il Mediterraneo e l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia. Le due donne, incontrate all’uscita dell’iniziativa, che si è chiusa oggi nella Capitale, hanno organizzato il loro ‘Controforum Mediterraneo sull’acqua’ e stavano distribuendo volantini per far conoscere la loro storia e sensibilizzare sul tema della contaminazione da PFAS. La loro storia comincia nel 2017, quando il monitoraggio della Regione Veneto porta alla luce la presenza di PFAS nel sangue dei loro figli. “Non avevamo mai sentito prima questa parola: PFAS. Ma ci è stato subito chiaro che nel sangue dei nostri ragazzi non doveva esserci”.
Le PFAS, sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono una vasta famiglia di composti chimici caratterizzati da legami carbonio-fluoro particolarmente resistenti. Persistono a lungo nell’ambiente e per questo sono conosciuti come ‘sostanze chimiche eterne’. Sono utilizzate in numerosi prodotti e processi industriali per le loro proprietà di resistenza all’acqua, ai grassi e alle alte temperature. “I governi (quello italiano e non solo) ci presentano i PFAS come sostanze irrinunciabili per giustificare la corsa agli armamenti- hanno detto Giovanna e Michela- Ma di irrinunciabile per noi c’è solo il diritto alla salute”. Il caso Veneto è legato alla Miteni di Trissino, nel Vicentino, azienda che produceva sostanze fluorurate e che è stata individuata come fonte della contaminazione della falda.
L’inquinamento ha interessato territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, con 30 Comuni ricompresi nella cosiddetta ‘Zona Rossa PFAS’ e centinaia di migliaia di persone coinvolte.
Il 26 giugno 2025 si è concluso il processo Miteni con 11 condanne e quattro assoluzioni. Per le Mamme No Pfas la sentenza è un passaggio storico, ma la battaglia prosegue: “In primis, la bonifica del sito di Miteni, e poi l’ottenimento di una legge sia nazionale che europea, che ne vieti la produzione e l’uso”. Il tema, hanno sottolineato, riguarda anche la salute dei bambini.
“La cosa più terribile è che siamo state noi stesse, noi mamme, senza saperlo, a trasmettere queste sostanze ai nostri figli, durante la gravidanza, attraverso la placenta, e poi attraverso l’allattamento al seno. Questo spiega perché i livelli di PFAS nel sangue dei nostri figli sono più alti dei nostri. E scoprire tutto questo ha fatto nascere in noi un senso di colpa indescrivibilmente profondo”. La contaminazione, hanno aggiunto le Mamme No PFAS, non riguarda soltanto l’acqua potabile: “Si uccide attraverso l’acqua, l’acqua che beviamo dal nostro rubinetto, che attingiamo dai nostri fiumi per irrigare i campi e gli orti; attraverso il cibo che mangiamo e l’aria che respiriamo. Uno studio scientifico ha dichiarato 4.000 morti in Veneto a causa della contaminazione da Pfas in poco più di 20 anni”. Il riferimento è allo studio epidemiologico sulla popolazione dell’area contaminata che ha evidenziato un eccesso di mortalità nel periodo considerato. L’Associazione chiede quindi “bonifica dei territori, una normativa nazionale ed europea che vieti produzione e uso dei PFAS, controlli sugli alimenti, sostegno ad agricoltori e allevatori, prevenzione e applicazione del principio di precauzione”. Tra le richieste anche la possibilità di sottoporre liberamente la popolazione ai test per la presenza di PFAS nel sangue. “Noi società civile e noi madri in particolare abbiamo un grande compito e una grande responsabilità- hanno sottolineato- non solo pensare e riflettere su quanto sta accadendo, ma anche agire. E dobbiamo agire ora, non possiamo dire che lo faremo domani. Adesso è il momento di agire, perché non c’è più tempo. Per i nostri figli siamo noi le garanti delle istituzioni e non li possiamo tradire”, hanno concluso.
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