Oltre al caldo record, l’estate in montagna è stata segnata anche da tanti segnali di ‘fragilità’ e crolli. Ma “l’alpinismo certamente non sparirà: non tutta la montagna è instabile o resa problematica dal cambiamento climatico. Se la crisi climatica porterà a ridisegnare o abbandonare alcuni percorsi alle quote più alte, dove ghiaccio e permafrost stanno scomparendo, allo stesso tempo potrebbe rendere più accessibili durante l’anno altre mete a quote inferiori”. La pensa così Giacomo Poletti, ingegnere ambientale e docente di meteorologia per il Collegio Guide alpine del Trentino, nella conversazione con le Guide alpine italiane sui dati e l’affidabilità delle previsioni per il prossimo inverno dopo una estate che “è stata la più calda mai misurata sulle Alpi, con 78 giorni di zero termico oltre i 4.000 metri, 18 dei quali oltre i 4.500”.
GLI EFFETTI DEL RITIRO DEI GHIACCIAI
Un caldo eccezionale che appunto ha inciso direttamente sulle condizioni dell’alta montagna, rendendo in alcuni periodi problematiche anche grandi vie classiche, dal Cervino al Monte Bianco. Il ritiro di ghiacciai e nevai e la scomparsa sempre più precoce della neve in quota possono infatti “rendere alcuni percorsi difficili o addirittura impraticabili. Ma dobbiamo prestare attenzione al permafrost, cioè il terreno e la roccia che in alta quota rimangono congelati per lunghi periodi: con l’aumento delle temperature perde stabilità e possono verificarsi cedimenti anche su pareti e versanti che consideravamo stabili. Gli effetti di fusione del permafrost sono solo nella fase iniziale, teniamone conto per i prossimi mesi e anni. La foto del Cervino completamente spoglio di neve e ghiaccio a settembre rende molto bene l’idea della velocità con cui stanno cambiando le condizioni dell’alta montagna”, segnala l’esperto.
IL TIMORE DELL’OVERTOURISM PER LE ONDATE DI CALDO IN CITTÀ
“C’è poi un altro aspetto. Come stiamo già osservando, ad esempio, in Trentino, estati sempre più calde e difficili da sopportare nelle città possono portare più persone a cercare refrigerio in montagna. Questo potrebbe tradursi in un aumento del turismo montano e, di riflesso, anche della richiesta di attività alpinistiche”, avvisa Poletti.
(photo credit: alpenweermann/x)
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