Era il 12 ottobre 1946. L’Italia cercava di rialzarsi dalle macerie della guerra e ad Asiago, sull’Altopiano, si gettavano le fondamenta di un ospedale destinato a diventare un punto di riferimento per la comunità.Ottant’anni dopo, le ruspe sono tornate per demolire ciò che resta di quella struttura, ma tra polvere e calcinacci il passato ha deciso di riaffiorare. Nascosta in un muro, una capsula di ferro custodiva una pergamena ingiallita dal tempo: un messaggio che attraversa otto decenni e restituisce intatto il profumo di un’Italia ferita, ma ancora capace di credere nella speranza, nella medicina e nel futuro.

La pergamena fu collocata durante la cerimonia per la posa della prima pietra, nell’ottobre del ’46, quando l’Italia repubblicana muoveva i primi passi e la ricostruzione non era ancora una parola da convegno, ma una necessità quotidiana. A scoprirla, oggi,  sono stati alcuni operai impegnati nella demolizione di ciò che resta del vecchio ospedale. Durante i lavori, una benna ha portato alla luce un cilindro metallico nascosto nella muratura e per qualche istante si è dovuto escludere che si trattasse di un ordigno inesploso: niente bomba, per fortuna. Dentro, però, c’era qualcosa che pesa comunque, almeno sul piano simbolico: la memoria di una comunità che, appena uscita dall’incubo della seconda guerra mondiale, aveva deciso di investire nella salute dei propri cittadini.

Il messaggio di speranza e fiducia
“Nel primo anno della Repubblica Italiana – addì 12 ottobre 1946 – spentasi l’eco di una tragica guerra, nell’auspicio che il mondo si plachi in una visione cristiana della vita, la Città di Asiago – presenti Autorità e Popolo – consacra la pietra fondamentale dell’Ospedale Civile Consorziale dell’Altopiano, intensa aspirazione delle generazioni passate, testimonianza ai posteri dell’affetto onde Asiago e l’Altopiano vibrano, col cuore dei propri infermi che un’alterna sorte minaccia, ma l’arte chirurgica e medica intendono ridonare alla libertà del lavoro e alla dignità di virili competizioni. Iddio benedica quest’Opera!”. Un linguaggio lontano da quello asettico dei comunicati sanitari di oggi, ma con un’ambizione chiarissima: costruire un ospedale non significava soltanto tirare su muri e reparti: significava dare a un territorio ferito una possibilità di futuro.

 

Il direttore generale dell’Ulss 7 Pedemontana, Giovanni Carretta, ha sottolineato il valore storico del ritrovamento e il legame profondo che ancora unisce l’Altopiano al proprio ospedale. Una struttura che, come ricorda l’azienda sanitaria, non esiste più nella sua forma originaria, essendo stata sostituita da una realtà più moderna e accogliente. “Siamo felici di condividere con la comunità dell’Altopiano e i suoi rappresentanti questo ritrovamento – commenta Carretta – che non solo ci riporta con la mente ad un momento storico molto particolare e di grande rilevanza, l’immediato dopoguerra e la nascita della Repubblica, ma soprattutto ci mostra quanto la realizzazione dell’ospedale di Asiago fosse un’opera sentita dalla comunità dell’Altopiano. 80 anni dopo quell’ospedale non esiste più nella sua forma originaria, sostituito da una struttura molto più moderna e accogliente per i pazienti, ma il legame del territorio con il suo ospedale rimane profondo: è qualcosa che è chiaramente percepibile e rappresenta indubbiamente un elemento di forza, ma anche una grande responsabilità per quanti hanno l’onore di lavorarvi e di gestirlo”. I lavori di demolizione del vecchio ospedale, tutt’ora in corso, si concluderanno nella primavera del 2027: l’intervento, del valore di 1,7 milioni di euro, avrà una durata prevista di 240 giorni.Al termine dei lavori, l’area saràriqualificata e trasformata in uno spazio verde.

di Redazione AltovicentinOnline

 

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia