Timido, umile e con Zico come idolo. A Vicenza si cominciava già a intuire che quel giovane di Caldogno aveva qualcosa di speciale. Ma nessuno poteva immaginare che sarebbe diventato il Divin Codino, uno dei calciatori più amati di sempre.Ci sono leggende che cominciano senza fare rumore. Quella di Roberto Baggio aveva il volto di un ragazzo di appena 17 anni, lo sguardo timido e un pallone tra i piedi. A Vicenza il suo talento cominciava già a farsi notare, lasciando intravedere qualcosa di diverso, qualcosa che andava oltre le semplici promesse.Nella sua prima intervista, Baggio era ancora lontano dai riflettori internazionali e dalla fama che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera. Si mostrava per quello che era: riservato, genuino, quasi imbarazzato davanti alle domande del giornalista.
“In discoteca? Ci sono stato una volta”
Tra le curiosità rivolte al giovane calciatore, una riguardava la vita fuori dal campo: era mai andato in discoteca? La risposta fu semplice, quasi disarmante: una volta sola. Nessuna posa da campione in erba, nessuna voglia di apparire diverso da ciò che era. Soltanto un ragazzo concentrato sul calcio, con la naturalezza di chi non immagina ancora quanto lontano lo porterà il proprio talento. Poi arrivò la domanda sui suoi modelli. E Baggio non ebbe dubbi: “Zico”, il fuoriclasse brasiliano che rappresentava il suo riferimento assoluto. Un nome che raccontava già molto del suo modo di vivere il pallone: fantasia, tecnica, eleganza e quella capacità di trasformare una giocata in pura bellezza.
Da Caldogno al cuore degli italiani
Quel diciassettenne non poteva sapere che un giorno avrebbe conquistato milioni di tifosi, superando i confini delle squadre e delle rivalità. Non poteva immaginare che il suo nome sarebbe diventato sinonimo di talento, poesia calcistica e umanità. La sua carriera sarebbe stata un viaggio straordinario, segnato da gol indimenticabili, successi, infortuni dolorosi e momenti difficili. E proprio quella fragilità, mai nascosta del tutto, avrebbe contribuito a renderlo così vicino alla gente. Baggio non è stato soltanto un campione capace di incantare con il pallone. È diventato un simbolo, un calciatore nel quale generazioni di tifosi hanno riconosciuto la bellezza del talento e il coraggio di rialzarsi dopo le cadute.
Eppure, all’inizio, c’era soltanto Roberto: un ragazzo di Caldogno che ammirava Zico, rispondeva con timidezza alle domande e inseguiva il suo sogno. Prima del Divin Codino, prima della leggenda, c’era un ragazzo di 17 anni e già il popolo calcistico aveva cominciato a innamorarsi di lui.
di Redazione AltovicentinOnline
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