RICEVIAMO E£ PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE
Ho letto con grande attenzione le dichiarazioni dell’europarlamentare Elena Donazzan sul Tribunale della Pedemontana. Parole inequivocabili: accordo politico raggiunto, via libera al provvedimento ed emendamento dell’onorevole Erik Pretto destinato, di fatto, a essere accantonato.
Prendo atto di queste dichiarazioni, considerandole per quello che sono: l’annuncio pubblico di una decisione politica già assunta.
A questo punto, però, credo sia necessario fare chiarezza.
Negli articoli di stampa vedo esprimersi con grande soddisfazione gli esponenti di Fratelli d’Italia. Non vedo altrettanta chiarezza da parte della Lega e di Forza Italia. E allora una domanda sorge spontanea: questo accordo è condiviso da tutta la maggioranza di Governo oppure è una decisione che qualcuno ha preso anche per conto degli altri?
Perché delle due l’una: o l’accordo esiste davvero, e allora tutte le forze politiche che lo sostengono devono assumersene pubblicamente la responsabilità, oppure siamo di fronte all’ennesimo annuncio che alimenta confusione e sfiducia.
E se, come dichiarato, l’emendamento Pretto verrà definitivamente superato, sarebbe uno schiaffo politico a quei Comuni dell’Alto Vicentino che hanno creduto nella possibilità di essere ascoltati.
Non si può chiedere fiducia alle istituzioni locali e poi considerarle irrilevanti quando si prendono le decisioni che le riguardano.
La nostra contrarietà all’inserimento dell’Alto Vicentino nel Tribunale della Pedemontana rimane totale e convinta.
Ma oggi la questione va ben oltre i confini giudiziari.
È diventata una questione di rispetto istituzionale e di credibilità della politica.
Trovo francamente inaccettabile che un Governo possa decidere il futuro giudiziario di un territorio senza aver mai trovato il tempo, o forse la volontà, di ascoltare direttamente i Sindaci che ne rappresentano le comunità.
Si parla tanto di autonomia, di territori, di amministratori vicini ai cittadini. Belle parole, che però rischiano di diventare vuota retorica quando vengono smentite dai fatti.
Non contesto il diritto di Bassano di sostenere il proprio Tribunale. Contesto fermamente la pretesa che, per realizzare quel progetto, si possa imporre una scelta a un territorio che ha espresso una posizione diversa.
L’Alto Vicentino non è terra di conquista politica. E i suoi Sindaci non sono comparse da convocare soltanto quando servono una fotografia o un consenso.
Se davvero l’accordo annunciato dall’onorevole Donazzan è definitivo, allora ciascuno abbia almeno il coraggio di metterci la faccia e di spiegare ai nostri cittadini perché le ragioni dell’Alto Vicentino siano state sacrificate.
Noi non arretreremo.
Siamo pronti a promuovere, insieme agli altri amministratori, iniziative pubbliche, pacifiche e democratiche, anche di forte impatto mediatico, per far sentire una voce che qualcuno sembra intenzionato a ignorare.
Non cerchiamo lo scontro, ma non accetteremo il silenzio come risposta.
Dopo sedici anni di esperienza amministrativa, faccio sempre più fatica a riconoscermi in una politica che predica l’ascolto e pratica l’imposizione, che invoca il rispetto dei territori e poi decide sopra le loro teste.
E voglio concludere con una considerazione.
Si può vincere una battaglia parlamentare grazie ai numeri di una maggioranza. Si può approvare una legge anche senza il consenso dei territori interessati.
Ma non si può pretendere di conquistare il rispetto dei cittadini ignorando la loro voce.
Perché le maggioranze passano, i Governi cambiano, gli accordi politici si dimenticano.
Il rispetto dovuto alle comunità, invece, dovrebbe rimanere. Sempre.
Gianantonio Michelusi
Sindaco di Thiene
Nota della redazione
C’è un dato che emerge con forza da questa vicenda: il futuro giudiziario dell’Alto Vicentino sembra essere stato deciso senza che ai suoi amministratori sia stata concessa nemmeno la possibilità di un confronto. Una scelta politica che rischia di trasformarsi in uno schiaffo a un intero territorio.
Il ripristino del Tribunale di Bassano può essere una legittima aspirazione, ma non può diventare il pretesto per imporre all’Alto Vicentino un assetto giudiziario che non condivide. E soprattutto non può essere il risultato di accordi di palazzo, definiti altrove e comunicati a decisioni ormai prese.
A chi ha condotto questa partita va posta una domanda semplice: quale valore hanno le autonomie locali, se poi i territori vengono ignorati proprio quando si decide del loro futuro?
La maggioranza può avere i numeri per approvare un provvedimento, ma non può scambiare i numeri per consenso. Perché governare non significa soltanto decidere: significa anche ascoltare. E questa volta, nei confronti dell’Alto Vicentino, è mancato proprio questo.
Abbiate il pudore di non venire a chiedere di votarvi, dato che ancora una volta, non solo ci avete ignorati, ma avete deciso per noi. Abbiate la decenza di non venire qui da noi a prenderci in giro ancora una volta. A voi cittadini, la preghiera di mostrare un pochino di dignità e se li avete votati, non fatelo mai più.
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