La Valdastico torna al centro del dibattito sul futuro dei collegamenti tra il Nordest e l’Europa. Un’opera discussa da decenni e che ruota attorno al corridoio del Brennero. Per Confindustria Veneto e Trentino completare il collegamento verso Trento significherebbe alleggerire la pressione sui principali assi viari, migliorare l’accessibilità delle aree produttive e rafforzare la competitività del sistema economico del Nordest.
“Finora i valichi alpini sono stati gestiti con logiche nazionali e questo è il problema strutturale”, commenta in chiosa convegno su ‘Infrastrutture a sostegno dei territori’ ad Ansa Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria con delega a trasporti, logistica e industria del turismo. Una frammentazione che, tradotta nella vita quotidiana delle aziende, significa costi più alti, ritardi e incertezza. Per Destro, garantire collegamenti efficienti e affidabili non è soltanto una questione infrastrutturale: significa rafforzare la competitività delle imprese, sostenere la crescita del sistema produttivo europeo e dare nuova forza al mercato unico dell’Unione.
Sul tavolo ci sono opere miliardarie e scelte destinate a segnare il futuro dei trasporti tra Nord e Sud Europa. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, punta l’attenzione sulla sostenibilità e sul trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia. “Sono strategici gli investimenti in innovazione e sicurezza sull’Autobrennero e nel passaggio delle merci dalla gomma alla rotaia grazie al Tunnel di Base del Brennero e alle sue tratte di accesso”, sottolinea. Ma non solo. Per Fugatti servono anche nuove infrastrutture viarie, come la Valdastico appunto, considerate essenziali per sostenere l’economia dei territori.

Dello stesso avviso Daniel Alfreider, vicepresidente della Provincia autonoma di Bolzano, che individua nelle infrastrutture moderne e sicure una priorità assoluta. Il progetto simbolo è il Tunnel di Base del Brennero, destinato, nelle intenzioni degli amministratori, a rivoluzionare il trasporto di merci e passeggeri lungo uno dei corridoi più importanti del continente. Ma la strada, avverte Alfreider, continuerà a svolgere un ruolo decisivo. Per questo occorre accelerare sui processi di decarbonizzazione e sulla digitalizzazione della mobilità. Il Brennero, però, non è soltanto un’opera ingegneristica. È anche una sfida politica. Alberto Baban, presidente della Fondazione Nord Est, lo descrive come una vera infrastruttura condivisa tra Italia, Austria e Germania, al servizio non solo delle merci ma anche dell’energia, dell’industria e della transizione ecologica. “È qui che la cooperazione tra Stati diventa politica industriale europea”, afferma.
Una visione che trova eco nelle parole di Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto, sempre riportate da Ansa. Per lui la partita si gioca su tre fronti decisivi: migliorare i rapporti tra i Paesi confinanti, sviluppare concretamente l’intermodalità e completare le grandi opere considerate strategiche dal tessuto produttivo del Nordest. Tra queste, la Valdastico Nord, sulla quale, osserva, cresce la richiesta dei territori interessati, mentre resta aperto il nodo della scelta del collegamento con Trento. E poi la galleria di base del Brennero, indicata come un passaggio obbligato per garantire competitività e sviluppo.
di Redazione AltovicentinOnline
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