“L’assistente di quartiere presentato dal presidente Alberto Stefani come una rivoluzione del welfare, è uno specchietto per le allodole: dietro lo slogan si nasconde un servizio privato, pagato dalle famiglie e non dalla Regione”. La pensa così Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra a palazzo Ferro Fini. “Stefani parla di ‘ospedale liquido’, ma ciò che descrive esiste già: si chiama Assistenza domiciliare integrata, che la destra veneta ha progressivamente indebolito. Intanto, le Case di Comunità rischiano di sottrarre personale alla medicina territoriale, mentre nei prossimi dieci anni solo nel vicentino perderemo oltre il 20% degli infermieri. È difficile immaginare cure domiciliari senza chi dovrebbe garantirle”, prosegue Cunegato. Che contesta anche la definizione di “‘parziale non autosufficienza’, che ricorda certe valutazioni scolastiche surreali. L’assistente di quartiere dovrebbe occuparsi di spesa, cucina, pulizie, lettura del giornale. Nulla di sanitario. La Regione formerebbe una figura che ancora non esiste, iscritta a un Albo che ancora non esiste, ma a pagarla sarebbero gruppi di sei-otto famiglie. È qui che il castello crolla; se pagano le famiglie, non è un servizio pubblico ma privato. Un’ora al giorno non è assistenza, è una colf. Anzi, una quasi colf”, conclude Cunegato. “Le critiche si basano su equivoci e omissioni che meritano chiarimenti” e partendo da questo presupposto il capogruppom di Lega-Liga veneta Riccardo Barbisan, non lascia correre: la giunta “non ha indebolito l’assistenza domiciliare, anzi, sta ottimizzando le risorse esistenti e incrementandole, in un contesto di carenza di personale che tutti riconosciamo derivare da una programmazione fallimentare dei governi precedenti”.
Quanto alle Case della comunità, “non saranno contenitori vuoti. Il nostro progetto le rafforza come hub territoriali, dotandole di tecnologie avanzate (telemedicina, piattaforme digitali) a supporto proprio dei sanitari dell’Assistenza domiciliare integrata e della medicina territoriale. Non sottraggono personale: lo integrano e lo potenziano, evitando sprechi e migliorando l’efficacia delle cure a domicilio. Immaginare cure domiciliari senza chi le garantisca è demagogico: le garantiamo riorganizzando il personale attuale e assumendone di nuovo con bandi espletati nel 2025, mentre rafforziamo le scuole per infermieri per il futuro”, argomenta e spiega Barbisan. L’assistente di quartiere, poi, “non è una figura improvvisata- continua- ma una risposta concreta alle esigenze delle famiglie, contenendo la spesa e fidelizzando e qualificando gli operatori anche con la formazione specifica che la Regione sta attivando. La Regione, infatti, investe nella sua formazione a proprio carico, creando una professionalità innovativa, come accadde storicamente per infermieri, ostetriche e fisioterapisti: prima nascono le figure, poi gli albi professionali. È un servizio con un sostegno pubblico attuato pure con contributi pubblici in conformità alla normativa finanziaria statale. L’assistente di quartiere apre prospettive nuove di presa in carico nel territorio, tiene conto dell’evoluzione delle comunità. Apertura a nuove forme che si adeguano all’evoluzione sociale delle nostre comunità, riconoscendo un ruolo alle figure professionali coinvolte”. E in tutto questo l’opposizione !critica senza proporre alternative rischiando di lasciare i cittadini senza soluzioni rapide e realizzabili”.
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