di Federico Piazza
Niente da fare, di italiani che vogliono imparare a fare i saldatori non se ne trovano praticamente quasi più. Pure tra gli stranieri sono pochi, e spesso non hanno una formazione adeguata, lamentano diverse imprese. Le aziende metalmeccaniche si rubano quindi i pochi saldatori specializzati che hanno, anche perché questi sono oggi più propensi che in passato a cambiare datore di lavoro facendo leva sul maggior potere contrattuale che le loro competenze gli danno. A volte a fare la differenza sono 100 euro in più al mese, raccontano fonti da ambo le parti, imprese e dipendenti, che preferiscono restare anonime.
Il quadro della situazione emerge parlando nell’Alto Vicentino con aziende di vari settori, con centri di formazione specialistica in tecniche di saldatura e con agenzie private di lavoro. Tutti dicono la stessa cosa: le competenze di saldatura più ricercate e difficili da trovare sono quelle ad arco e a tig ad alta precisione, quest’ultima soprattutto per l’acciaio inox, assieme alla capacità di saper leggere un disegno tecnico. Abilità manuali e competenze teoriche che però non si improvvisano: il percorso per diventare saldatore non è semplice. Inoltre, l’appeal presso i giovani di questo mestiere, anzi di questa “arte” come molti la definiscono, è scarsissimo.
Come raccontato in diversi articoli di Alto Vicentino Online (https://www.altovicentinonline.it/economia-2/stipendio-netto-di-2000-euro-per-i-saldatori-ma-la-metalmeccanica-dellalto-vicentino-non-li-trova/ https://www.altovicentinonline.it/alto-astico/saldatori-le-industrie-metalmeccaniche-dicono-di-pagare-bene-ma-quanto-non-lo-dicono/ https://www.altovicentinonline.it/economia-2/mancanza-di-operai-ecor-di-schio-fonda-laccademia-per-saldatori-va-cambiato-lapproccio/ https://www.altovicentinonline.it/rubriche/la-mela-di-biancaneve/manodopera-introvabile-e-fuga-dei-talenti-la-doppia-sfida-di-chi-prova-a-formare-saldatori-e-muratori-allestero/) , a seconda dell’esperienza e del grado di specializzazione gli stipendi per un saldatore vanno oggi mediamente dai 1300 euro per i neoassunti ai 2500/3000 euro netti al mese. E alcune grandi realtà hanno programmi interni di formazione e di inserimento nei propri reparti produttivi di nuovi saldatori, le cosiddette “academy aziendali”. Ma la maggior parte delle piccole e media imprese, dai produttori di macchinari ai tubisti alle lavorazioni meccaniche conto terzi, si rivolge ai canali degli enti di formazione professionale e delle agenzie di lavoro interinale. Le richieste sono continue. Il numero di candidati langue, però. La Scuola Superiore di Saldatura e Controllo di Caldogno testimonia che le domande da parte di disoccupati per corsi di formazione base, in parte finanziati con contributi pubblici regionali, sono in calo. Mentre crescono quelli pagati dalle aziende per i propri dipendenti. C’è poi un problema – sottolinea la Scuola di Caldogno – di qualità della formazione base erogata da alcuni enti, spesso poco pratica (solo il 30% delle ore in certi corsi) per un mestiere in cui la manualità è essenziale. Così non è raro sentire casi in cui artigiani o responsabili di reparti produttivi di aziende industriali sono stati costretti, dopo pochi giorni o addirittura dopo poche ore di prova, a non confermare il personale proposto a causa di capacità inadeguate a eseguire le attività previste. Alcuni imprenditori, che non vogliono essere citati, non fanno mistero che il problema con i saldatori di origine stranierà è spesso anche di tipo linguistico. In sintesi: non ci si capisce, non si riesce a insegnare, e quasi sempre questi saldatori non hanno le basi per eseguire in autonomia quanto previsto da un disegno tecnico. Ciò non toglie, precisano alcune agenzie di lavoro interinale di Schio e Thiene, che i lavoratori di origine straniera sono proprio il bacino che permette alle aziende di trovare almeno il personale temporaneo che gli serve per far fronte a picchi di lavoro per determinate commesse.
In definitiva, manca il ricambio generazionale. Molti saldatori che andranno in pensione nei prossimi anni non saranno sostituiti. È vero che l’automazione avanza e che le linee di saldatura industriale sono aumentate, ma di saldatori specializzati ne servono ancora. Solo che la strada per rendere questa figura attrattiva per i giovani e per le famiglie con figli in età scolare è molto stretta. In tal senso l’Istituto Nazionale di Saldatura, ente di formazione specialistica con sede a Genova molto attivo anche nel Nord Est, è impegnato con un programma di sensibilizzazione ed orientamento ad hoc: Progetto Saldatore. Un focus particolare dell’iniziativa è rivolto alle ragazze: le esperienze positive di donne saldatrici molto preparate e motivate e con un’elevata abilità manuale, seppure ancora minoritarie, sono infatti in crescita sia a livello nazionale sia in alcune aziende dell’Alto Vicentino. Che il saldatore sia destinato a non essere più un mestiere solo da uomini?
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