La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio si ripercuote sulla distribuzione delle merci. A Verona gli arrivi dal Sud crollano del 70%, mentre Confcommercio avverte: “Non possiamo resistere a lungo”. A rischio le vendite del periodo più importante dell’anno. Il problema non è più soltanto il prezzo del gasolio. Quando i camion si fermano, le merci non arrivano, gli scaffali si svuotano e le imprese cominciano a fare i conti con una crisi che rischia di propagarsi lungo tutta la filiera. In Veneto gli effetti del blocco degli autotrasportatori sono già visibili: mancano prodotti ortofrutticoli, i negozi faticano a rifornirsi e anche i pastifici devono riorganizzare la produzione.
La protesta, nata nel Sud Italia contro il rincaro dei carburanti, sta scaricando le proprie conseguenze anche su commercianti e consumatori che non hanno alcuna responsabilità nella vertenza. E il calendario rende tutto più delicato: le difficoltà arrivano mentre le attività commerciali si preparano al periodo delle vendite pre-natalizie, decisivo per molti bilanci.
Supermercati con i buchi sugli scaffali
A Castrette di Villorba, nel Trevigiano, al supermercato Panorama sono comparsi vuoti nei banchi della verdura, con pomodori e altri prodotti mancanti. Il gruppo Unicomm ha avvisato i clienti che alcuni fornitori pugliesi non erano riusciti a consegnare regolarmente. Tra i prodotti a rischio figuravano uva, bieta, cicoria e prezzemolo. La situazione è ancora più pesante al mercato ortofrutticolo di Verona, dove gli arrivi dal Sud Italia sono diminuiti del 70%. Anche Despar Nord segnala difficoltà temporanee soprattutto per uva e clementine. Per ora si cerca di tamponare l’emergenza, ma le scorte non sono infinite e la distribuzione non può reggere a lungo se i rifornimenti continuano a rallentare.

Negozianti stretti tra rincari e mancate consegne
A lanciare l’allarme è Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto. I problemi non riguardano soltanto gli alimentari, ma anche erboristerie, negozi di abbigliamento e attività che vendono accessori e altre merci provenienti dal Sud. La difficoltà è doppia: alcuni prodotti arrivano soltanto in parte, altri non si sa quando saranno consegnati. Nel frattempo, alcuni fornitori chiedono aumenti per spedire la merce. Bertin riferisce il caso di un operatore al quale è stato chiesto un supplemento di 50 centesimi a collo per una fornitura di 100 quintali di farina. Diversi commercianti stanno assorbendo temporaneamente questi costi senza trasferirli sui clienti. Una scelta che, però, non può durare all’infinito: personale, bollette e spese di gestione continuano a pesare sui conti.
Pasta, produzione sotto pressione
Le ripercussioni raggiungono anche l’industria alimentare. Furio Bragagnolo, presidente di Pasta Zara, spiega che la mancata consegna della semola biologica proveniente dal Sud ha costretto l’azienda a sostituire quella linea produttiva con altre, alimentate da fornitori del Centro Italia e da un mulino di Trieste. Il rischio è che i problemi logistici si trasformino in difficoltà produttive e, successivamente, in minore disponibilità di prodotti nei negozi. Secondo Bragagnolo, con l’80% delle merci italiane che viaggia su gomma, una crisi prolungata può mettere in difficoltà l’intero sistema.
Natale a rischio e governo chiamato a intervenire
Le vendite pre-natalizie sono il prossimo banco di prova. Se le consegne non torneranno regolari, i commercianti rischiano di perdere vendite proprio nel momento più importante dell’anno. E quando la merce scarseggia o arriva a costi maggiori, la pressione può raggiungere anche i prezzi pagati dai consumatori. Il governo ha annunciato lo sblocco di un miliardo di euro per il settore, di cui 480 milioni già disponibili, mentre un nuovo confronto con gli autotrasportatori è previsto per il 27 ottobre. Le ragioni della protesta sono legate ai costi crescenti del carburante, ma il blocco sta facendo pagare il prezzo anche ad aziende e famiglie estranee alla vertenza. Il tempo per trovare una soluzione si riduce: senza consegne regolari, a rischiare non sono soltanto gli scaffali dei supermercati, ma la tenuta di una parte della filiera commerciale proprio alla vigilia del Natale.
di Redazione AltovicentinOnline
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