di Federico Piazza
Il settore delle costruzioni e dell’impiantistica attende una nuova stagione di rinvigoriti incentivi fiscali per le ristrutturazioni del patrimonio immobiliare residenziale, aziendale e pubblico. Occhi puntati quindi sulla trattativa tra governi nazionali e istituzioni dell’Unione europea per lo scostamento di bilancio da 14 miliardi di euro per l’Italia, che dovrebbero essere impiegati per investimenti nella transizione energetica nel 2027 e 2028. Da lì si potrebbero in effetti trovare le coperture per aumentare le detrazioni fiscali di Bonus Case ed Ecobonus, che oggi per le spese sostenute nel 2026 sono del 50% per l’abitazione principale e del 36% per gli altri immobili, e i contributi a fondo perduto del Conto Termico 3.0 per privati, condomìni, aziende e pubbliche amministrazioni.
Queste misure dovrebbero stimolare gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici secondo gli obiettivi fissati dall’agenda Fit for 55 del Green Deal europeo. A tal proposito, solo a livello di patrimonio immobiliare a uso residenziale Eurostat registra che le famiglie rappresentano ben il 26% dei consumi finali di energia nel totale dei Paesi Ue. Ma intervenire su edifici spesso datati costa, e quindi occorre fare i conti con la disponibilità economica e l’effettiva voglia di mettere mano ai risparmi dei proprietari di case, visto che si tratta di affrontare impegni notevoli per la ristrutturazione di impianti termici, per la sostituzione di caldaie con pompe di calore o sistemi ibridi, per l’integrazione di fonti rinnovabili nella copertura del fabbisogno energetico, per la riduzione delle dispersioni attraverso il miglioramento del grado di isolamento e di schermatura di infissi, muri e tetti.
Le pompe di calore
Quello delle pompe di calore in particolare è un mercato in crescita, anche se in Italia rispetto ad altri Paesi europei sinora tirano di più quelle sopra i 17 kWh per applicazioni non in ambito residenziale. «Oggi tutti gli edifici nuovi nascono dotati di pompe di calore, che stanno diventando sempre più performanti, o di impianti a biomassa, perché queste sono le tecnologie che attualmente da noi permettono di raggiungere i valori richiesti previsti dalla classe energetica A4 a più alte prestazioni», testimonia Nicola Gentilin, presidente della categoria artigiani termoidraulici di CNA Veneto Ovest. «Le caldaie a gas a condensazione continuano comunque ad essere vendute nel mercato della sostituzione e delle ristrutturazioni perché, oltre a richiedere un investimento iniziale minore, la scelta dipende anche dalla zona e dalla tipologia di patrimonio edilizio. Dove possibile, spesso si opta per sistemi ibridi con diverse soluzioni».
Più energie rinnovabili nelle case con la Direttiva Ue Red III
Sulla decarbonizzazione e riduzione dei consumi degli edifici puntano due direttive Ue: la Red III, recepita dall’Italia nel 2026, e la cosiddetta “Case Green”, che invece sinora nessuno Stato membro ha recepito e che sarà sicuramente oggetto di confronto a livello comunitario. Inoltre, sui combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici (oltre che su quelli per il trasporto su strada) nei prossimi anni incombe l’applicazione del sistema ETS 2, la tassa sulle emissioni carboniche che già si applica a diversi settori industriali, che però probabilmente sarà posticipata e diluita nel tempo e nella portata.
E proprio il recepimento della Red III ha portato a una novità rilevante. «Dal 3 agosto 2026 – osserva Gentilin – si applicano nuovi obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili non solo per gli edifici di nuova costruzione, ma anche per il rilascio di titoli edili per le ristrutturazioni importanti di primo e secondo livello e per le ristrutturazioni dell’impianto termico con quote minime di copertura dei consumi differenziate per tipologia di intervento (per gli edifici privati: 60% per nuova costruzione o demolizione e ricostruzione o ampliamenti rilevanti; 40% per ristrutturazioni di primo livello; 15% per ristrutturazioni di secondo livello e ristrutturazioni dell’impianto termico, ndr). Nessun obbligo di quota minima di rinnovabili è invece previsto per gli interventi effettuati in regime di edilizia libera, dove l’importante è non intervenire sull’involucro dell’edificio come tetti o strutture portanti, ma – precisa Gentilin – la richiesta di titoli edilizi può variare da comune e comune a seconda dei regolamenti».
Complicazioni e opportunità condominiali
Sull’esigenza di incentivi fiscali più generosi e stabili e di regole certe di ampio respiro si esprime l’avvocato Francesca Pozzi, referente per la provincia di Vicenza dell’associazione dei proprietari Confedilizia: «Per efficientare un patrimonio immobiliare diffuso come quello italiano dobbiamo ragionare nell’ottica di tempi lunghi, al fine di evitare che il mercato porti a dinamiche di innalzamento dei prezzi delle materie prime come abbiamo già sperimentato. A pagare sono le famiglie che vorrebbero risparmiare in bolletta ma che non ce la fanno perché i costi di ristrutturazione sono elevatissimi. Il problema è sentito specialmente nei condomìni, dove in genere l’assemblea deliberante è molto lenta ad arrivare a una decisione visto che ogni famiglia ha la sua capacità reddituale e la sua capacità di spesa. Inoltre, le pompe di calore su cui si dovrebbe puntare non possono spesso essere installate perché non c’è spazio e perché pongono problemi di vibrazioni e rumori, tant’è che nei centri storici ci sono già casi di contenziosi per lamentele».
Una soluzione interessante per gestire gli investimenti in ristrutturazioni energetiche dei condomìni attraverso gli incentivi del Conto Termico può essere affidarsi a una Esco, cioè società di servizi energetici specializzate nella realizzazione di interventi che migliorano l’efficienza energetica dell’edificio e l’autoproduzione con impianti fotovoltaici. «Queste formule prevedono anche una sorta di rendita per il condominio – spiega l’avvocato – ma le condizioni contrattuali e fiscali vanno valutate con molta attenzione, informando in maniera chiara e semplificata i condòmini su tutti gli aspetti e affidandosi a professionisti del settore».
La fotografia APE delle performance energetiche degli immobili
Nel frattempo, le ristrutturazioni edilizie importanti e le riqualificazioni non sono sicuramente le motivazioni principali per l’emissione degli Attestati di Prestazione Energetica (APE) delle unità immobiliari né in provincia di Vicenza, né in Veneto, né a livello nazionale italiano.
A guardare infatti i dati del registro Siape Enea, nel Vicentino su un totale di poco più di 197mila APE tra destinazioni d’uso residenziale e non residenziale emessi dal 2015 sino a metà ottobre 2026 le motivazioni per ristrutturazioni importanti sono all’incirca 7500 e quelle per riqualificazione energetica sono quasi 12.900. Complessivamente, quindi, poco più del 10% del totale. Gli Attestati prestazionali per gli edifici di nuova costruzione sfiorano le 11.500 unità, meno del 6%. A fare la parte del leone sono invece le motivazioni riguardante i passaggi di proprietà (108.000, pari al 54,7%) e le locazioni (oltre 42.200, il 21,4%), per i quali gli APE sono pure obbligatori. Il risultato è che quasi la metà delle unità immobiliari vicentine oggetto di attestazione (il 46%) rientra nelle classi energetiche meno virtuose, la F e la G. Mentre solo il 10% si situa nelle più performanti A4, A3 e A2.
La situazione regionale veneta non è molto diversa. Ristrutturazioni importanti (41.100) e riqualificazioni energetiche (71.400) sfiorano il 10% sul totale di circa 1.150.000 Ape, le nuove costruzioni (quasi 79.900) si aggirano intorno al 7%, mentre passaggi di proprietà (oltre 615.500) e locazioni (255.500) rappresentano rispettivamente il 63,6% e il 22,2%. Risulta promosso nelle tre migliori classi energetiche l’11% delle unità immobiliari venete verificate, mentre il 44% è in maglia nera nelle classi F e G.
Il dato complessivo italiano, rispetto a un totale di 8,8 milioni di Attestati di Prestazione Energetica, registra infine un’incidenza del 9,4% delle motivazioni legate a ristrutturazioni importanti e riqualificazioni energetiche, del 4,1% delle nuove costruzioni, del 56,6% dei passaggi di proprietà e del 23,4% delle locazioni. Nelle classi virtuose A4, A3 e A2 sta l’8,3% delle unità immobiliari attestate a livello nazionale, in quelle meno virtuose F e G il 49,3%.
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