L’esempio parte dalla Direzione. In occasione dell’avvio della campagna regionale antinfluenzale, i vertici dell’Ulss7 Pedemontana si sono sottoposti alla vaccinazione, rinnovando così un gesto che, per chi lavora quotidianamente nel mondo della sanità, rappresenta prima di tutto un messaggio di prevenzione rivolto alla popolazione.
A vaccinarsi sono stati il direttore generale Giovanni Carretta, il direttore sanitario Antonio Di Caprio e il direttore amministrativo Laura Esposito. Con loro anche il direttore del Dipartimento di Prevenzione Lorenzo Bulegato, la direttrice delle Professioni Sanitarie Manola Milan e il Risk Manager dell’Azienda Pierfrancesco Tricarico.
«In quanto professionisti della salute – commenta il direttore generale Giovanni Carretta – è importante che i sanitari siano i primi testimonial delle vaccinazioni e in generale dell’importanza di aderire alle campagne di prevenzione e ad uno stile di vita sano».
Una scelta che, sottolinea Carretta, non nasce soltanto dall’occasione pubblica della campagna vaccinale: «Per questo motivo abbiamo voluto dare il buon esempio come Direzione, facendo di fronte all’obiettivo fotografico ciò che da molti anni abbiamo sempre fatto privatamente per tutelarci dal contagio dell’influenza».
Il gesto dei vertici dell’Ulss7 7 arriva in un momento in cui gli esperti invitano a non sottovalutare la prossima stagione influenzale. I virus influenzali, secondo quanto osservato negli ultimi anni, sembrano infatti arrivare con un certo anticipo. Una tendenza che rende ancora più importante una partenza tempestiva della campagna vaccinale e, soprattutto, un’adesione ampia da parte delle persone maggiormente esposte alle complicanze.
A sottolinearlo è l’infettivologo Massimo Andreoni, professore emerito dell’Università di Roma Tor Vergata e membro del Consiglio Superiore di Sanità, intervenuto a Roma a margine dell’Health Innovation Show 2026.
«È sempre difficile fare previsioni – ha spiegato Andreoni – ma ormai da qualche anno, e anche quest’anno, sembrerebbe essere così: i virus influenzali arrivano un po’ prima». Per questo, secondo l’esperto, ci si può attendere «una stagione leggermente anticipata», circostanza che dovrebbe spingere a rendere ancora più efficace l’avvio della campagna vaccinale.
L’obiettivo, secondo Andreoni, dovrebbe essere quello di raggiungere rapidamente tassi di copertura molto elevati, soprattutto tra le categorie più fragili. Un traguardo che, tuttavia, rimane difficile da raggiungere.
L’influenza non è una malattia banale
Il richiamo alla vaccinazione nasce anche dall’impatto che l’influenza continua ad avere sulla salute pubblica. «Ci sono anni in cui provoca più ospedalizzazioni e più vittime e altri in cui l’impatto è minore», ha osservato Andreoni. Ma anche nelle stagioni considerate meno pesanti il virus può avere conseguenze importanti.
Secondo l’infettivologo, ogni stagione influenzale determina infatti un eccesso di mortalità legato ai virus respiratori e, in particolare, a quello influenzale, stimato tra i 5.000 e i 15.000 decessi.
Da qui l’appello rivolto soprattutto alle persone fragili e a quelle a rischio: «La risposta è sempre la stessa: tutte le persone fragili e quelle a rischio devono vaccinarsi contro l’influenza». L’invito dell’esperto è quindi a non considerare l’influenza come una patologia di poco conto: «Non è una malattia banale, come spesso si sente dire, ma una patologia molto temibile».
Il nodo del Covid e delle vaccinazioni
Accanto all’influenza rimane inoltre il tema del Covid. Anche se i numeri sono oggi molto lontani da quelli degli anni più drammatici della pandemia, il virus continua a provocare ospedalizzazioni e decessi, soprattutto tra le persone più fragili. Ed è proprio sul fronte della vaccinazione anti-Covid che, secondo Andreoni, l’Italia mostra ancora un forte ritardo. Lo scorso anno, ha spiegato l’esperto, la copertura vaccinale tra le persone a rischio sarebbe arrivata appena al 5%, mentre in alcuni Paesi europei, tra cui quelli scandinavi e la Gran Bretagna, avrebbe raggiunto percentuali molto più elevate, fino al 70% dei soggetti fragili.
Un divario definito da Andreoni «inaccettabile», anche alla luce dei decessi provocati dalla malattia. «Sempre lo scorso anno, ci sono stati più di 900 decessi per Covid: non “con il Covid”, ma “per Covid”», ha sottolineato. E già ai primi di settembre di quest’anno, secondo quanto riferito dall’esperto, si erano registrati 135 morti per Covid. Numeri che, nella lettura di Andreoni, confermano come il virus non possa essere considerato un capitolo ormai chiuso. «Oggi il Covid appartiene alla normale presenza dei virus respiratori con cui dobbiamo confrontarci», ha spiegato, pur riconoscendo che il suo impatto è decisamente inferiore rispetto agli anni della pandemia.
Il problema è anche quello della percezione. Le infezioni respiratorie possono contribuire a determinare eventi cardiovascolari o peggioramenti di patologie croniche e, in alcuni casi, il decesso viene attribuito alla complicanza o alla malattia preesistente anziché all’infezione che l’ha innescata. Per questo, secondo l’esperto, l’impatto complessivo dei virus respiratori sulla sanità pubblica potrebbe essere significativamente superiore a quello che emerge dalle sole statistiche direttamente attribuite alle infezioni.
In questo scenario, il gesto della Direzione dell’ULSS 7 assume quindi un significato che va oltre la semplice vaccinazione. Con l’avvio della campagna antinfluenzale, i professionisti della sanità scelgono di mettersi in prima fila e di trasformare la prevenzione in un esempio concreto: vaccinarsi e invitare le persone più a rischio a fare altrettanto, per affrontare con maggiore consapevolezza la nuova stagione dei virus respiratori.
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