Da collegamento tra autostrade a dorsale dei distretti produttivi: la nuova geografia economica della fascia pedemontana.

Vista dall’alto, la fascia pedemontana veneta appare come una lunga striscia produttiva che corre ai piedi delle Prealpi.

Capannoni industriali, aree artigianali, distretti manifatturieri e piccole città si susseguono quasi senza interruzione da Vicenza fino alla provincia di Treviso.

È uno dei sistemi produttivi più intensi d’Europa.

Per decenni ha generato ricchezza muovendo merci e persone su strade pensate per una mobilità locale.

 

La dorsale industriale della fascia pedemontana: da Arzignano a Castelfranco si sviluppa uno dei sistemi manifatturieri più intensi d’Europa.

La Pedemontana non è soltanto una strada. È una infrastruttura destinata a cambiare la geografia economica della fascia pedemontana veneta.

La dorsale industriale della fascia pedemontana: da Arzignano a Castelfranco si sviluppa uno dei sistemi manifatturieri più dinamici d’Europa.

Nei primi due articoli di questo dossier abbiamo analizzato la Superstrada Pedemontana Veneta sotto due profili che hanno dominato per anni il dibattito pubblico: l’utilità dell’infrastruttura e l’equilibrio economico della concessione.

Ma le grandi opere non cambiano soltanto i bilanci. Cambiano soprattutto la geografia dei territori che attraversano.

Ed è proprio su questo piano – quello dello sviluppo economico e dell’organizzazione dei flussi produttivi – che la Pedemontana potrebbe rivelare la sua funzione più importante.

Per decenni le merci della fascia pedemontana veneta hanno viaggiato tra semafori, rotatorie e attraversamenti urbani. Camion carichi di componenti meccanici uscivano all’alba dai capannoni industriali. Furgoni diretti alle zone artigianali attraversavano piazze, scuole, bar di paese. Tir carichi di tessuti, materie plastiche e macchinari percorrevano strade provinciali progettate per una mobilità locale. La logistica dei distretti industriali si muoveva dentro i centri abitati. Una rete produttiva straordinariamente dinamica, ma costretta a funzionare con una infrastruttura viaria spesso inadeguata.

La Pedemontana Veneta nasce per cambiare proprio questa geografia.

Il paradosso dell’Alto Vicentino

Guardando la mappa della nuova superstrada si potrebbe pensare che alcune città dell’Alto Vicentino restino ai margini del tracciato principale. In realtà potrebbe accadere esattamente il contrario. Paradossalmente uno dei territori che potrebbe beneficiare maggiormente della nuova infrastruttura è proprio quello che la Pedemontana non attraversa direttamente: l’area Schio–Thiene.

Il sistema produttivo formato da Thiene, Zanè, Sarcedo e Breganze rappresenta uno dei poli manifatturieri più densi dell’intera provincia di Vicenza. In pochi chilometri si concentra una rete di imprese che ogni giorno genera flussi logistici intensi verso Bassano del Grappa, Montebelluna e le principali direttrici autostradali del Nordest.

La Pedemontana può rappresentare oggi ciò che per decenni è mancato: un’infrastruttura capace di mettere finalmente in rete questo sistema industriale diffuso.

Tra industria e territorio

La storia industriale della fascia pedemontana vicentina è fatta di imprenditori che hanno costruito sviluppo molto prima che arrivassero le grandi infrastrutture.

Per generazioni il tessuto produttivo di questo territorio è cresciuto grazie alla capacità imprenditoriale delle comunità locali più che alla presenza di grandi assi viari.

In altre parole, in questa parte di Veneto le fabbriche sono spesso arrivate prima delle strade veloci. Tra i nomi che hanno segnato questa storia spicca anche quello di Giovanni Rossi, l’industriale tessile scledense che contribuì a consolidare l’identità manifatturiera dell’Alto Vicentino.

Oggi la Pedemontana può rappresentare ciò che a lungo è mancato: una infrastruttura capace di collegare tra loro queste energie produttive.

I flussi logistici dell’Alto Vicentino

L’Alto Vicentino rappresenta uno dei principali poli manifatturieri della provincia e concentra una rete molto estesa di piccole e medie imprese attive nei settori della meccanica, della plastica, del tessile e della componentistica.

Ogni giorno da questo territorio partono e arrivano migliaia di mezzi commerciali diretti verso la pedemontana trevigiana, verso il sistema logistico di Bassano del Grappa e Montebelluna e verso le principali direttrici autostradali. Per decenni questi flussi hanno utilizzato soprattutto la viabilità ordinaria: SP248 Schiavonesca-Marosticana, SP349 del Costo e la rete di strade provinciali dell’Alto Vicentino. Strade nate per collegamenti locali ma progressivamente trasformate in corridoi logistici. Per decenni i distretti industriali veneti hanno prodotto ricchezza con una logistica da strada provinciale.

Con l’apertura della Pedemontana cambia la struttura dei percorsi. Le imprese dell’area Thiene-Schio possono ora raggiungere rapidamente gli svincoli della nuova infrastruttura. Questo significa tempi di percorrenza più prevedibili, trasporti più efficienti e meno pressione sulla viabilità locale.

Un’infrastruttura destinata a crescere

Nel primo anno completo di esercizio il traffico medio sulla Pedemontana si colloca attorno a circa 22.000 veicoli al giorno. È un dato significativo ma ancora lontano dalla capacità potenziale dell’infrastruttura. Questo significa che il suo ruolo economico e logistico è probabilmente solo all’inizio. Come accade per tutte le grandi opere di mobilità, l’adattamento dei flussi richiede tempo.

La tangenziale industriale del Veneto centrale

Se il corridoio logistico pedemontano continuerà a consolidarsi nel tempo, la Pedemontana Veneta potrà diventare la grande tangenziale industriale del Veneto centrale. Un asse infrastrutturale capace di collegare tra loro i principali distretti manifatturieri tra Vicenza e Treviso.

La Pedemontana non collega soltanto due autostrade. Collega tra loro i distretti industriali del Veneto centrale. Le grandi infrastrutture non si giudicano sul bilancio di un singolo anno. Si giudicano soprattutto sulla loro capacità di preparare il futuro.

Come ricordava Adriano Olivetti: «Il futuro non si prevede: si prepara.»

 

mds

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