Da inizio anno in Veneto si contano 7.200 posti di lavoro dipendente in più. Ma il dato è inferiore a quello del 2025 (+10.900). Il rallentamento della crescita occupazionale è determinato da un incremento delle cessazioni (+7%) superiore a quello delle assunzioni (+3%), una dinamica che è particolarmente evidente nei rapporti a tempo determinato. I contratti a tempo indeterminato mantengono un saldo positivo ma meno favorevole di quello dello scorso anno per effetto di un calo delle assunzioni (-2%), mentre l’apprendistato registra un saldo lievemente negativo (-80 posizioni lavorative). I primi dati disponibili sui contratti in somministrazione mostrano andamenti in linea l’anno precedente (+600 posti di lavoro e quasi 11.000 assunzioni). La domanda di lavoro si dimostra in crescita per entrambi i generi, i lavoratori italiani e tutte le classi di età, mentre calano le assunzioni di lavoratori stranieri (-2%) e quelle ad orario ridotto (-2%). L’incidenza del part-time sul totale delle assunzioni rimane tuttavia elevata (24,8%), soprattutto per le donne (45%). E’ la fotografia che emerge dalla Bussola di Veneto lavoro in cui si legge anche che il bilancio occupazionale dei primi due mesi del 2026 è positivo ma in ridimensionamento in tutte le province venete, ad esclusione del bellunese (+290 posizioni e +17% delle assunzioni) che risente positivamente dei picchi dovuti all’assunzione di addetti per i Giochi olimpici invernali e di alcuni processi di riorganizzazione nell’occhialeria. L’unico altro territorio a registrare un aumento delle assunzioni nel bimestre è quello veneziano (+16%), dove a incidere è il picco di attivazioni di contratti di breve durata in ambito cinematografico. I saldi occupazionali più favorevoli si registrano a Verona (+1.960) e Venezia (+1.890), seguite da Padova (+920), Treviso (+880), Vicenza (+830) e Rovigo (+440).
Anche a livello settoriale i bilanci sono positivi in tutti e tre i macro-settori ma meno favorevoli rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente: +900 posti di lavoro dipendente in agricoltura (+1.700 nel 2025), +4.400 nell’industria (+6.200 nel 2025) e +1.900 nei servizi (+3.000 nel 2025). In particolare, frenano le assunzioni sia nel settore primario (-5%) che nell’industria (-2%), soprattutto nell’ambito delle costruzioni (-11%) che registrano anche un saldo largamente inferiore al quello dell’anno precedente (+1.300 posti di lavoro contro i +3.000 del 2025). Cresce invece la domanda di lavoro nel metalmeccanico e in alcuni comparti del made in Italy, su tutti l’occhialeria. Assunzioni in aumento nel terziario (+7%), grazie all’andamento registrato nel turismo e nel comparto dell’editoria e cultura, che però non compensano il maggior volume di cessazioni (+10%), in buona parte legate alle scadenze dei contratti a termine nei medesimi ambiti settoriali. Bene i servizi di pulizia, dove crescono assunzioni e posti di lavoro.
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