Nel 2020 sono stati 1.454 i giocatori patologici in cura in Veneto, di cui 322 nuovi pazienti; nel 2021 1.345 pazienti, di cui 275 di nuovo ingresso. 408 sale da gioco attive in Veneto, con la concentrazione maggiore in provincia di Verona (95) e in quella di Padova (87). 4.358 esercenti che offrono slot machine, Vlt, giochi elettronici, gratta e vinci, scommesse, lotto e superenalotto e simili, attivi nel territorio regionale. Sono i numeri della relazione sull’applicazione nel biennio 2020-21 della legge regionale per la prevenzione e la cura delle ludopatie, sottoposti alle valutazioni dei consiglieri della commissione Sanità di palazzo Ferro Fini, guidata da Sonia Brescacin (Lega-Lv). Numeri che -avverte lo stesso report- fotografano solo in parte un fenomeno che, grazie alle tecnologie elettroniche, all’online e alla diffusione delle cosiddette ‘macchinette’ negli esercizi pubblici, fa molte più vittime di quante il sistema regionale per le dipendenze riesce ad intercettare e a prendere in carico.
Le contromisure in campo. Tra le risposte attivate dai servizi del sistema sanitario regionale spiccano l’App “Chiama&Vinci” realizzata dall’Ulss 3 Serenissima che, insieme al sito https://gap.aulss3.Veneto.it/, promuove percorsi di supporto e di cura. Sul piano terapeutico il Serd di Verona e l’Ulss 6 Euganea hanno avviato la sperimentazione della stimolazione magnetica transcranica. A Verona l’unità complessa per le dipendenze ha creato anche un gruppo terapeutico ‘Mindfulness’ con video e pratiche meditative per contrastare il gioco patologico. Il Servizio di medicina delle dipendenze dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha attivato inoltre, in via sperimentale, forme di residenzialità in comunità terapeutiche, ad integrazione dei trattamenti psicologici e medici offerti in regime ambulatoriale.
E ancora. L’Ulss 7 Pedemontana investe soprattutto nell’accompagnamento dei pazienti con equipe multiprofessionali e percorsi laboratoriali. L’Ulss 8 Berica ha creato una stretta alleanza con le comunità terapeutiche del territorio per una presa in carico residenziale. L’Ulss 2 Marca Trevigiana dedica alle problematiche del gioco d’azzardo un’apposita piattaforma web (https://indipendo.it/) e ha organizzato campagne di prevenzione nelle scuole e nel territorio. Tra le nuove frontiere d’intervento si fa ricorso anche all’intelligenza artificiale: l’Ulss 6 Euganea sta realizzando uno studio sperimentale per uno screening che identifichi con strumenti tecnologici (visore per la realtà virtuale, cardiofrequenzimetro e smartphone) la vulnerabilità neurobiologica individuale nella dipendenza da gioco d’azzardo.
Il report fotografa anche alcune caratteristiche della popolazione veneta dei giocatori compulsivi: le fasce di età più coinvolte sono gli ultrasessantacinquenni (15,8 del totale) e i 45enni-49enni (15% del totale). Dal punto di vista normativo, oltre alla legge 38 del 2019 che promuove interventi in campo sanitario di prevenzione e cura, Regione Veneto è intervenuta anche con un successivo provvedimento che ha normato lo stop a macchinette e sale gioco per complessive sei ore al giorno, imponendo fasce di chiusura omogenee in tutto il territorio regionale. Ammonta a 4 milioni e 155mila euro la quota annuale finalizzata in Veneto a prevenzione e cura delle ludopatie che si aggiunge al riparto dei 44 milioni del Fondo nazionale per la prevenzione dei disturbi da gioco patologico: la disponibilità complessiva per il sistema Veneto è quindi di circa 8 milioni di euro l’anno.

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