Con il via libera della Giunta regionale all’avviso pubblico per i nuovi direttori generali della sanità, in Veneto si apre ufficialmente la stagione delle nomine che ridisegnerà i vertici di dodici Ulss. Una partita delicata, attesa e osservata con attenzione dai territori, soprattutto dove le tensioni tra dirigenza sanitaria, sindaci e cittadini hanno lasciato il segno. In gioco non ci sono solo poltrone apicali, ma il futuro di una sanità che i veneti chiedono più vicina alle persone, meno autoreferenziale e finalmente capace di ascoltare. Il complesso gioco delle nomine che interesserà dodici incarichi di vertice, tra cui quelli della Ulss 7 Pedemontana guidata da Carlo Bramezza, un giorno si e l’altro pure sui giornali per svariati fatti di cronaca, tra aggressioni, polemiche con i sindaci con cui non riesce a dialogare se non a lui “vicini” e giornalisti, che se lo criticano vengono esclusi pure dalle conferenze stampa.

Al momento, le certezze sono limitate e il quadro resta aperto. L’unico nome considerato davvero solido, al momento, è quello di Giovanni Pavesi, veronese, attuale direttore dell’Aifa a Roma, indicato come possibile successore di Massimo Annicchiarico alla guida dell’Area Sanità e Sociale della Regione, in vista del suo prossimo pensionamento. La selezione attingerà all’elenco nazionale degli idonei alla nomina di direttore generale delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del Servizio sanitario nazionale. Le domande dovranno essere presentate entro il 30 gennaio, mentre le nuove nomine dovrebbero arrivare entro il 28 febbraio, data di scadenza degli attuali incarichi. I direttori generali in carica erano stati nominati nel 2021 per un mandato triennale, con la possibilità di una proroga biennale secondo il meccanismo del cosiddetto “3+2”. Proprio nel 2024 l’allora governatore Luca Zaia aveva confermato tutti i manager per altri due anni, introducendo però alcuni avvicendamenti territoriali.

La scelta dei direttori generali rientra nelle prerogative della maggioranza di governo, un metodo da tempo contestato dalle opposizioni. Proprio su questo punto è intervenuta una nota firmata da dieci consiglieri regionali, che definiscono “inaccettabile” l’esclusione del Consiglio regionale e delle minoranze da qualsiasi confronto preliminare.

«Le decisioni che verranno prese avranno un peso determinante sulla qualità della sanità veneta nei prossimi anni», sottolineano i firmatari, che criticano anche l’impostazione annunciata dal presidente Alberto Stefani. «Aveva promesso maggiore dialogo e coinvolgimento dell’Aula, ma alla prima prova concreta accade l’esatto contrario», accusano. Da qui la richiesta di un passaggio in Commissione Sanità per discutere criteri di selezione, funzioni e priorità delle singole aziende, con particolare attenzione ai nodi delle liste d’attesa, della carenza di personale e della tenuta dei conti.

I veneti, tuttavia, sentono aria di cambiamento e ripongono molte speranze in Alberto Stefani, che è stato sindaco e quindi sa perfettamente cosa significhi avere un sano rapporto tra dirigenza sanitaria e primi cittadini, che sono i veri portavoce dei bisogni della gente comune. C’è inoltre, un assessore addetto ai lavori e con un pedigree non indifferente come Gino Gerosa, che sebbene non sia un amministratore, sa cosa significhi stare in trincea ed avere a che fare con il malato.

Nota di Redazione

Quello che la gente che paga profumatamente le tasse si auspica è di avere manager umani, che sono mancati ultimamente nel nostro territorio. Direttori generali e direttori che non devono tagliare nastri (abbiamo contato oltre 150 foto nel nostro archivio fotografico), ma che devono saper ascoltare la gente. L’appello al neo presidente Stefani e alla sua nuova giunta è quello di mettere manager, che non impongano, ma che risolvano i problemi. Che sappiano dialogare con tutti i sindaci e non solo quelli “amici”. Il problema delle liste d’attesa c’è ed è un problema italiano dovuto alla carenza del personale, ma se a questo si aggiunge l’atteggiamento arrogante di chi alla richiesta risponde con la supponenza di chi deve fare apparire le cose eccellenti quando non lo sono si innesca un corto circuito che fa insorgere il popolo. I veneti sono persone buone, pazienti e rispettose dei ruoli, questo non vuol dire doverle prendere in giro solo perchè s’indossa un vestito e una cravatta. Sanità eccellente è la risposta che sai dare al pubblico, i numeri veri, non i comunicati stampa confezionati per autoelogiarsi.

N.B.

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