Vent’anni di dibattiti, progetti e cantieri. Oggi la Superstrada Pedemontana Veneta entra nella sua fase decisiva.

L’analisi che segue, è basata sui documenti della concessione e sul Piano Economico Finanziario approvato dalla Regione Veneto.

Il 2025 è il primo vero anno di esercizio completo della nuova infrastruttura. Il traffico cresce e migliaia di mezzi pesanti vengono deviati fuori dai centri abitati della fascia pedemontana, mentre resta aperto il dibattito sul modello economico della concessione.

Il primo vero anno della Pedemontana

Per decenni la mobilità tra Vicenza e Treviso si è appoggiata quasi esclusivamente su una rete di strade provinciali e regionali progettate per traffico locale ma utilizzate anche da flussi di lunga percorrenza.

Camion diretti ai distretti industriali o alle autostrade attraversavano quotidianamente centri abitati, zone industriali e assi urbani della fascia pedemontana.

La Superstrada Pedemontana Veneta nasce per risolvere proprio questo problema strutturale.

Dopo oltre vent’anni tra progettazione, cantieri e polemiche politiche, l’infrastruttura è stata completata nel 2024. Il 2025 rappresenta quindi il primo vero anno di esercizio dell’intero tracciato.

I numeri principali dell’infrastruttura

L’opera si sviluppa per circa 94 chilometri tra Montecchio Maggiore e Spresiano, collegando l’autostrada A4 Milano–Venezia con l’A27 Venezia–Belluno.

Comprende 14 svincoli, circa 30 chilometri di gallerie e oltre 70 tra ponti e viadotti.

L’investimento complessivo è stato di circa 2,26 miliardi di euro con una concessione della durata di 39 anni.

Il traffico del primo anno completo

Nel corso del 2025 il traffico medio giornaliero si è progressivamente stabilizzato attorno a circa 22.000 veicoli al giorno.

La composizione del traffico evidenzia chiaramente la funzione logistica dell’infrastruttura: circa il 70-72% di veicoli leggeri e il 28-30% di mezzi pesanti.

I camion tolti alle strade dei paesi

Con una quota di traffico pesante vicina al 30%, si stima che ogni giorno tra 6.000 e 7.000 camion vengano deviati dalle strade locali alla nuova infrastruttura. Su base annuale significa oltre due milioni di mezzi pesanti sottratti alla viabilità urbana.

Su base annuale significa oltre due milioni di camion sottratti alla viabilità urbana.

Si tratta di flussi che in passato attraversavano direttrici congestionate come la SP248 Schiavonesca-Marosticana, la SR53 Postumia, la SS47 Valsugana e l’asse Schio–Thiene–Bassano.

Il corridoio industriale della pedemontana

La Pedemontana attraversa uno dei sistemi produttivi più dinamici d’Europa.

Nell’area pedemontana operano oltre 200.000 imprese e circa 900.000 lavoratori, generando una quota molto rilevante dell’export veneto.

Lungo questo asse si trovano distretti industriali come Arzignano, Schio, Valdagno, Thiene, Breganze, Bassano del Grappa e Montebelluna.

Il paradosso infrastrutturale

Uno dei territori economicamente più forti d’Europa ha convissuto per decenni con infrastrutture viarie insufficienti rispetto alla forza del suo sistema produttivo.

Per anni milioni di tonnellate di merci hanno viaggiato su strade provinciali progettate per traffico locale.

La Pedemontana nasce anche per colmare questo divario infrastrutturale.

Il nodo del bilancio

Nel 2025 i pedaggi incassati sono stati circa 143 milioni di euro mentre il canone di concessione pagato al concessionario si colloca attorno ai 200 milioni annui.

La differenza – circa 55 milioni di euro – viene coperta dal bilancio regionale.

Il meccanismo deriva dalla revisione della concessione del 2017: la Regione incassa i pedaggi mentre al concessionario viene riconosciuto un canone annuale di disponibilità dell’infrastruttura.

Oltre la polemica sui conti

Il disavanzo registrato nel primo anno di esercizio ha alimentato un acceso dibattito politico.

Il dato è reale e merita attenzione. Ma ridurre il giudizio su un’infrastruttura di questo tipo al saldo annuale tra pedaggi e canone rischia di offrire una lettura parziale.

La Pedemontana Veneta è stata progettata per risolvere un problema strutturale di mobilità e per sostenere uno dei sistemi produttivi più importanti del Paese.

Le infrastrutture si giudicano nel tempo. Le polemiche elettorali, di solito, molto prima.

E, a giudicare dall’esito delle ultime elezioni regionali, una prima sentenza sembra già essere stata scritta.

Mds

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