Si è riunito questa mattina nella sala del Consiglio di Palazzo Nievo, sede della Provincia di Vicenza, il tavolo di lavoro dedicato alla gestione dei procedimenti legati alla presenza di PFBA, sostanze perfluoroalchiliche rilevate in alcuni siti dove sono state depositate terre e rocce provenienti dai cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta, in particolare dalle gallerie di Malo e Sant’Urbano.
L’incontro è stato convocato dal presidente della Provincia Andrea Nardin e ha visto la partecipazione dei rappresentanti dei 16 Comuni vicentini interessati, delle Ulss 7 Pedemontana e 8 Berica, di Arpav e dell’Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali. Per la Provincia erano presenti anche il vicepresidente Moreno Marsetti, il consigliere delegato all’Ambiente Filippo Negro, oltre ai tecnici dell’ufficio Ambiente e dell’Avvocatura provinciale.
Il primo messaggio emerso dal tavolo è stato di rassicurazione per i cittadini. «L’acqua potabile è sicura – ha spiegato Nardin –. Lo confermano sia le Ulss sia i dati di Arpav, che ha effettuato analisi su 28 siti. I depositi individuati, per lo più in cave e discariche, non risultano in contatto con le falde acquifere». Nonostante questo, l’attenzione resta alta e il monitoraggio continuerà anche nei prossimi mesi.
Il problema principale, emerso durante l’incontro, riguarda la mancanza di una normativa chiara. Oggi esistono limiti per la presenza di PFBA nell’acqua potabile, ma non per i materiali inerti o per le acque di dilavamento. Questa lacuna rende difficile per i sindaci intervenire con ordinanze o provvedimenti di rimozione, perché mancano parametri ufficiali per definire quei materiali come inquinati.
Per questo la Provincia ha chiesto all’Istituto Superiore di Sanità e al Ministero di definire al più presto limiti e criteri precisi.
Fondamentale sarà anche il coinvolgimento della Regione Veneto, che è la committente della Superstrada Pedemontana e ha competenze dirette in materia ambientale. Provincia e Comuni chiedono una collaborazione stretta per affrontare la situazione in modo coordinato.
Tra le proposte emerse, anche quella di rafforzare il sistema di monitoraggio ambientale. «Vorremmo garantire controlli costanti – ha spiegato il consigliere Negro – ma servono risorse economiche. Per questo abbiamo contattato Ministero e Regione. L’idea è replicare il progetto Giada, che già coinvolge diversi Comuni dell’Ovest Vicentino nel monitoraggio delle matrici ambientali».
Al termine dell’incontro sono state individuate tre azioni considerate urgenti: invitare i sindaci a censire la situazione nei propri territori insieme ai proprietari dei siti, avviare un tavolo tecnico-politico con la Regione Veneto nei prossimi giorni e sollecitare l’Istituto Superiore di Sanità a definire parametri chiari per il PFBA anche nei materiali inerti.
«In questo momento i sindaci hanno le mani legate – ha concluso il vicepresidente Marsetti –. Senza una base normativa non possiamo intervenire con ordinanze. Il tavolo provinciale ci permette però di fare squadra e di confrontarci con Regione e Ministero per mantenere alta l’attenzione e garantire controlli costanti».
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