Dopo il suono di una cornamusa dal palco, si è aperta l’edizione del raduno sul “pratone” di Pontida con una clip, proiettata sui maxischermi, dedicata al fondatore Umberto Bossi, scomparso quest’anno, tra gli applausi dei militanti leghisti e il coro “Bossi, Bossi”. Il video si è concluso con la scritta “per sempre con noi, Capo” ed è stato seguito dal Va pensiero, intonato dal tenore Davide Pastorino mentre scorrevano le immagini storiche. Una targa in onore del fondatore è stata inoltre svelata da Matteo Salvini sotto l’albero della vita, accanto all’area del raduno: “Colui che per primo diede voce al suo popolo e orgoglio alla sua terra”, recita l’incisione.
Tra i cori “Matteo, Matteo” e fumogeni verdi fatti alzare dai sostenitori al centro del campo, è salito sul palco con un fazzoletto verde al collo il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo.Il ruolo di Zaia e la questione settentrionale
A margine dell’evento, Luca Zaia ha risposto alle sollecitazioni dei sostenitori. A un militante che gli chiedeva se fosse pronto a diventare il nuovo segretario della Lega Nord prima di scattare un selfie, ha replicato: “C’e’ gia’ un segretario…”. L’esponente veneto ha poi sottolineato il valore simbolico della giornata: “Questa è la festa del popolo della Lega, non è la festa personale di Zaia o di Salvini o di qualcun altro”.
Sul posizionamento e sulla linea politica del movimento, Zaia ha ribadito la centralità dei territori d’origine: “Io resto della mia idea, che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unita’ nazionale, ma questo non si discute neanche”.
“È vero che c’è una questione meridionale, ma c’e’ anche una questione settentrionale — ha rimarcato — trovo da irresponsabile accettare che al Sud ci siano persone che devono farsi le valigie per andarsi a curare fuori regione, o che un bambino in base a dove nasca trovi un futuro diverso. La questione Sud va risolta ma ce n’e’ anche una del Nord che è la locomotiva d’Italia e ha bisogno di risposte altrimenti questo Paese va a finire male”.
Salvini contro i giornalisti: “Servi di un regime destinato a morire, sciacquatevi la bocca”
Un attacco ai giornalisti, “servi di un regime destinato a morire”. Matteo Salvini apre così il suo intervento dal palco di Pontida, attaccando chi “per parlare dei nostri militanti usa la parola mercenari: sciacquatevi la bocca quando parlate di Pontida, di libertà, di un terreno sacro che ci sarà più a lungo delle vostre testate che rispondono al padrone di turno. Non dovete aver paura anche se scrivete delle infamie perchè il popolo di Pontida è pacifico, ma fossi in voi proverei tanta vergogna. Ognuno risponde al suo padrone. Ma la Lega non ha padroni e la Lega non è in vendita”.
“C’è qualche giornalista che non è qui per osservare ma per inventare, diffamare, screditare. O siamo in preda a un’allucinazione collettiva…’Pontida è vuota’, ‘pratone vuoto’, guardate come è vuota e fatevi sentire da questi servi di regime che odiano la libertà. Sciacquatevi la bocca quando parlate di Lega e Pontida, quando parlate di un terreno sacro che ci sarà molto più a lungo delle vostre testate che rispondono al padrone di turno. Dico ai giornalisti che non devono avere paura del popolo di Pontida, ma fossi in voi avrei vergogna”. Così il segretario della Lega, vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenendo a Pontida.
Le magliette pro e contro Salvini, ‘sempre con lui’, ‘si dimetta subito’
Le magliette blu con la scritta bianca ‘Io sto con Matteo’ e quelle bianche con la scritta verde ‘Lega Nord fino alla morte’. A Pontida in attesa che inizi il raduno del partito, tra i gazebo che si affacciano sul pratone, fra cui ne spicca uno per la raccolta fondi in sostegno di Mario Roggero, si confrontano le due anime della Lega, quella che sostiene “sempre e fino in fondo” il segretario Matteo Salvini e quelli che chiedono “le sue dimissioni”. Al gazebo che vende le magliette in sostegno di Salvini, che molti indossano, alle nove del mattino ne hanno “già prenotate trecento – spiega Cristina di Limbiate – e altri trecento le abbiamo qua pronte da vendere. Oggi questa è la maglietta da avere e dovremmo indossarla tutti perché dobbiamo dare al nostro segretario il senso di fiducia. Per noi la Lega è Matteo”.
Non la pensa così Livio Ghidelli, militante di lungo corso che chiede le dimissioni del segretario. E infatti indossa la maglietta ‘Lega Nord fino alla morte’. “Questa maglietta manda un messaggio che Salvini se ne deve andare – spiega -, perché ha snaturato la Lega, altrimenti la gente non capisce che differenza che c’è nel votare Vannacci e la Meloni. Se arriva Zaia in una notte recuperiamo migliaia di voti”.
CALDEROLI RICORDA BOSSI: “CON LUI 40 ANNI DELLA MIA VITA”
“Ho passato 40 anni della mia vita con lui”. Roberto Calderoli ricorda Umberto Bossi dal palco di Pontida e racconta il rapporto con il fondatore della Lega: “Ultimamente non veniva più a questa manifestazione per questioni fisiche, ma tutte le volte che c’era Pontida ti chiamava il sabato, durante la manifestazione, alla fine e il giorno dopo”. Calderoli ricorda quando andava a Gemonio “a raccontare tutto quello che era successo” e sottolinea: “Ogni incontro che ho avuto con lui è stato un approfondimento, un arricchimento, perché rispetto ai politici di oggi lui non ragionava sull’oggi, sui sondaggi, sui like, ma a cinque-dieci anni di distanza o una generazione. Questo vuol dire volare alto”. Il ministro ricorda poi il passo indietro di Bossi nel 2012 e, rivolgendosi alla platea, dice: “Quando dite Bossi, poi venite anche a ricordarlo, non solo a fare l’applauso”.
CALDEROLI: “ESAME DI COSCIENZA DEI DIRIGENTI, DA ME A SALVINI”
“Credo che oggi, come dirigenti, perché credo che il problema sia più dei dirigenti che dei militanti, un esame di coscienza sia necessario farlo, a partire da me stesso, dal nostro segretario Salvini, dai governatori e dai segretari regionali”. Lo dice il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, dal palco di Pontida.
“Siamo disposti a dire, e poi a farlo nei fatti, che prima viene la Lega e poi vengono gli uomini, le donne e le nomine? Io sono convinto di sì”, aggiunge. Calderoli richiama quindi il suo ingresso nel Carroccio: “Quando sono entrato nella Lega non ho aderito a un partito politico, a un movimento. Sono entrato in una famiglia, in una fede, in un credo”. E chiude richiamando l’insegnamento di Gianfranco Miglio e mostrando un ramoscello d’ulivo con tre olive: “Per me simboleggiano una Lega unica, unitaria e tre macroregioni sotto la guida del nostro segretario”.
“La base spinge per portare avanti delle idee di rinnovamento. Io penso che il modo migliore sia che ci sia qualche dirigente che incarni questa volontà di portare le istanze al nostro segretario”. Lo dice il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, a margine della festa della Lega a Pontida. “L’auspicio e l’augurio- prosegue- è che strada facendo si riesca ad arrivare a una soluzione che veda tutti insieme”.
ROMEO: “A PONTIDA UN CONFRONTO APERTO, NESSUNA FRONDA”
“C’è in ballo una discussione, un confronto, un dibattito che penso sia utile per far crescere il movimento e far sì che la Lega possa ritornare ai suoi livelli”. Lo dice il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, a margine della festa della Lega a Pontida. “Nessun litigio, nessuna contestazione, nessuna fronda, ma semplicemente un confronto aperto”, aggiunge.
ROMEO: “RECUPERARE L’IDENTITÀ SENZA DISCUTERE LO SCENARIO NAZIONALE”
“Dobbiamo recuperare l’identità senza mettere in discussione la Lega nazionale”. Lo ha detto il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, dal palco di Pontida. Per Romeo si può “conciliare la Lega nazionale con la Lega sindacato del territorio, in un’unica Lega confederata”, portando avanti “un messaggio federalista”. Questo, ha precisato, “non significa che bisogna abbandonare certe tematiche che stiamo portando avanti con forza”, come immigrazione e sicurezza. Romeo ha poi ribadito la necessità di superare “la logica del leader contro leader” e puntare sul concetto di gruppo: “Tutti facciamo parte della stessa squadra”. La strada, ha concluso, è essere “uniti a livello nazionale e rafforzati a livello territoriale”.
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