Limitare l’accesso o educare all’uso?

«I ragazzi tornino nel “reale”»: con questa espressione, ripresa da un’intervista rilasciata al Corriere del Veneto, il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha rilanciato la sua proposta più controversa sul fronte delle politiche giovanili. Stefani chiede di vietare l’uso delle piattaforme social ai minori di 14 anni, invocando per i più giovani regole simili a quelle già esistenti per guidare, offrire testimonianza o esercitare altri diritti civici.

Il governatore, 33 anni e alla guida della giunta regionale, ha detto di aver vissuto in prima persona la trasformazione della società con l’avvento dei telefoni intelligenti: «Io con il Nokia 3310 a 15 anni mandavo solo sms; oggi i ragazzi stanno nei parchi chinati sul cellulare, senza interagire tra loro nel mondo reale». Per Stefani, questa evoluzione ha portato a una “totale riduzione delle relazioni sociali”, con effetti negativi su sviluppo emotivo e socialità dei giovani.

Una proposta che si scontra con la realtà digitale

La misura avanzata da Stefani non è isolata: il progetto di legge, che il presidente ha depositato anche in Consiglio regionale con l’obiettivo di portarlo poi in Parlamento come legge nazionale, prevede l’uso di sistemi di identificazione digitale per verificare l’età e bloccare l’accesso alle piattaforme ai minorenni al di sotto dei 14 anni.

In Veneto è già attivo un percorso di finanziamenti per attività alternative alla rete, come campus estivi senza smartphone per ragazzi, con uno stanziamento di 100 mila euro volto a promuovere socialità “reale” attraverso sport, cultura e volontariato.

Secondo alcuni medici, l’idea di limitare l’età di accesso è supportata da evidenze che associano uso precoce dei social a problemi di salute mentale nei giovani, quali ansia o depressione, aumentando la pressione su policy di tutela.

Ma l’iniziativa non manca di critici. Esperti di prevenzione digitale osservano che un semplice divieto non risolve il problema di fondo: i social, con i loro design pensati per massimizzare l’attenzione, restano accessibili tramite altri mezzi e il divieto potrebbe semplicemente spostare il comportamento senza intervenire sui contenuti o sulle dinamiche di dipendenza. Inoltre, il dibattito politico nazionale su nuove regole per l’uso delle piattaforme da parte dei minori è già attivo, con proposte anche di altri partiti che prevedono consenso dei genitori, v Stefani associa alla battaglia contro l’uso precoce dei social anche iniziative più ampie per il benessere psicologico dei giovani, come la proposta di istituire lo psicologo territoriale nelle Case della Comunità,  un servizio pensato per intercettare forme di disagio nei giovani e non solo.

Il progetto del governatore veneto segna dunque un punto di svolta nel dibattito pubblico italiano sul rapporto tra minori e mondo digitale, scontrandosi con posizioni diverse tra sostenitori della protezione per fasce vulnerabili e chi invita a concentrarsi su educazione digitale, regolazione dei contenuti e responsabilità familiari. In sintesi,  Stefani porta sotto i riflettori una proposta radicale sulla tutela dei giovanissimi nell’era dei social, in un momento storico in cui l’uso degli strumenti digitali è parte integrante della vita quotidiana, ma che,  secondo il governatore,  rischia di soffocare la socialità reale. Il dibattito, lontano dall’essere concluso, mette al centro la domanda: limitare l’accesso o educare all’uso?

di Redazione AltovicentinOnline

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