Nel prossimo bilancio regionale del Veneto “ci sarà una particolare attenzione per la montagna, come del resto ci eravamo impegnati a fare durante la campagna elettorale. Sotto questo aspetto, il presidente della giunta, Alberto Stefani, si è dimostrato molto sensibile, come pure l’assessore regionale al bilancio, Filippo Giacinti. Il Consiglio regionale vuole accompagnare questo processo”. Lo ha anticipato oggi, a palazzo Ferro Fini, il capogruppo di Lega- Liga veneta, Riccardo Barbisan, alla presentazione del libro ‘Fuga dalla montagna. Elogio funebre o nuovo futuro?’ dialogando con l’autore, Andrea De Bernardin, già sindaco di Rocca Pietore, in prima linea nell’affrontare la Tempesta Vaia del 2018, nato e vissuto in Marmolada. Il libro si apre con un flashback dell’autore bambino, per spiegare come si svolgeva la vita in montagna quarant’anni fa.”Con la natura incontaminata attorno a noi: boschi, laghi e torrenti. Eravamo impegnati in una sorta di gioco naturale, tramandato di generazione in generazione. Affrontavamo pericoli ma eravamo preparati a farlo. Oggi tutto è cambiato”. De Bernardin ha poi “particolarmente a cuore il dramma demografico che sta affliggendo il territorio: ho cercato di tradurre per iscritto le sensazioni che provo. Ho analizzato i problemi dei territori di montagna, cercando di trovare soluzioni, spunti per invertire quella che sembra un’inerzia già tracciata. E la principale soluzione è rappresentata dall’autonomia che deve arrivare assolutamente al Veneto. Subito dopo, servirà assegnare ai territori montani, non solo della provincia di Belluno, ma anche all’Alto Vicentino e al Veronese, una specificità forte che avvicini il centro politico- amministrativo al territorio. Solo così potremmo affrontare i problemi e risolverli”.

De Bernardin “incarna perfettamente il carattere montano, ovvero l’attaccamento a un certo modo di vivere, non solo a una terra; la volontà di trasmettere alle future generazioni cosa vuol dire vivere in montagna e quel forte senso di appartenenza necessario per convincere i giovani a restare nei territori montani, superando difficoltà e scomodità, senza farsi attrarre dagli agi di pianura”, ha detto Barbisan secondo il quale ci sarà “un futuro per la montagna, solo se esisteranno persone, come Andrea De Bernardin, disposte a combattere per essa, ispirate da un forte attaccamento alla propria terra, alla terra dei padri. Abbiamo infatti scoperto, proprio leggendo il libro, che non è tanto la mancanza di denaro a far allontanare le persone dalla montagna, anche perché il turismo rappresenta una preziosa risorsa. Tuttavia, è indispensabile sviluppare attaccamento e senso di appartenenza per scongiurare un futuro che sembra già scritto e che vedrebbe la provincia di Belluno ridotta a un ‘parco giochi per turisti'”. Nel libro l’autore ha analizzato una serie dati per fotografare la situazione demografica in 10 Comuni bellunesi, e in altrettanti della provincia di Bolzano e di Trento, di Udine e di Pordenone. “E ho dimostrato che, mentre tutte le altre province sono afflitte dall”inverno demografico’, quelle di Trento e Bolzano, a statuto speciale, sono le uniche in Italia in grado di andare in controtendenza e di far registrare un sia pur lieve incremento demografico. Sottolineo che il calo demografico colpisce, non solo la montagna, ma in generale le province italiane, come appare evidente anche nelle nostre Treviso, Padova e Verona”.

De Bernardin ha anche sottolineato una contraddizione: “Da un lato stiamo registrando un progressivo abbandono dei territori montani da parte dei residenti, in particolare dei giovani, i quali non sono più disposti a sopportare i disagi e le scomodità in quanto hanno perso, negli anni, la storicità dell”essere montanaro’, che è una vera e propria professione da apprendere fin da bambini. D’altro canto, gente di pianura decide di lasciare la vita di città per iniziare una nuova esistenza in montagna. E questa tendenza verrà favorita, nei prossimi anni, dai cambiamenti climatici. Allora, la sfida che dobbiamo porci è questa: far nascere in montagna figli di genitori ‘cittadini’: solo in questo modo, formeremo nuove generazioni che sentiranno forte il legame con la montagna, superando ogni difficoltà. Perché, per ripopolare i territori montani, non sono sufficienti solo gli investimenti, ma servono persone, idee…”.

 

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