La popolazione del Veneto invecchia e la Sanità risponde con un provvedimento immediato: diminuiscono i posti letto nelle aree materno-infantili e chirurgica e aumentano i letti in area medica.

“Una   scelta   dettata dall’evoluzione della realtà sociale e delle tecnologie interventistiche” ha precisato Manuela Lanzarin, assessore regionale a Sociale e Sanità – Da un lato negli anni abbiamo assistito a una progressiva diminuzione delle nascite, aspetto che andrà rivisto nel nuovo Patto Nazionale per la Salute in relazione ai   tetti   minimi   di   attività   dei   centri   nascita,  dall’altro   le   elevate   tecnologie chirurgiche, delle quali il Veneto è molto ben dotato, hanno ampiamente ridotto la necessità di ricovero per tutta una serie di interventi che possono essere effettuati con le tecniche mininvasive e in day surgery”.

L’assessore ha spiegato alla Quinta Commissione del Consiglio Regionale le schede ospedaliere, che sono in pratica la ‘fotografia’ degli ospedali del territorio, sono state definite a fine marzo e ora si è aperto l’iter per l’approvazione finale.

Nessun punto nascite sarà chiuso, nonostante il calo dei parti e nelle schede è segnalato l’inserimento di un reparto di neuropsichiatria infantile con posti letto e primario in ognuno degli ospedali hub.

Cambiamenti anche per quanto riguarda l’accesso ai reparti di psichiatria, pediatria, ostetricia e oculistica, a cui si arriverà dal Pronto Soccorso. Eliminate le lungodegenze “che determinavano ricoveri lunghi e spesso inappropriati – ha continuato Manuela Lanzarin – che sono sostituite dal rafforzamento delle Strutture Intermedie e degli ospedali di Comunità che, rispetto al passato, assumono una natura più sanitaria”.

Da un punto di vista economico, la Sanità veneta dovrebbe trarre un notevole vantaggio dall’inserimento di un centro di riabilitazione in ognuna delle 9 Ulss regionali. Come ha spiegato Domenico Mantoan, direttore della Sanità veneta, “pur in presenza, in generale, di un   cospicuo   saldo   attivo   a   favore   del   Veneto   per   quanto   riguarda   la   mobilità extraregionale, era importante riportare all’interno del sistema veneto molti pazienti che scelgono di riabilitarsi altrove, ad esempio in Trentino, Lombardia ed Emilia Romagna”.

“Rispetto alla delibera regionale ricognitiva sui posti letto non attivi del 2016, i posti letto complessivi sono diminuiti in tutto di sole nove unità, rispettando il parametro nazionale del 3 per mille per acuti, dello 0,5 per mille riabilitativi e dello 0,2 per mille per la mobilità extraregionale, con un ulteriore più 0,2 per mille per le aree disagiate della montagna – ha concluso Manuela Lanzarin – Sempre il DM 70 – ha aggiunto – ha determinato la classificazione degli ospedali, che la normativa nazionale indica “di base” con un bacino d’utenza tra 80 e 150 mila abitanti; “spoke” tra 150 e 300 mila abitanti, ‘hub’ da 600 mila abitanti in su”.

Tra le novità, l’assessore ha indicato il potenziamento delle reti cliniche e dei centri di riferimento regionali, che favoriscono la massima diffusione della qualità e lo sviluppo della centralizzazione di servizi di supporto alle terapie, come il laboratorio di analisi e l’anatomia patologica.

A.B.

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