Gli sportelli “Diritto alle cure” (gestiti da 16 Comitati con 158 volontari) supportano i cittadini fino all’ottenimento delle prestazioni sanitarie pubbliche richieste, mediante ricorsi alle Ulss incalzate con specifici moduli e Pec. Da maggio 2025 ad aprile 2026 ci sono stati 3.207 ricorsi (Covesap e Comitati veronesi) rispetto ai 2.146 dell’anno precedente, cioè un 49,4% in più. I ricorsi relativi ai controlli-follow-up sono i più numerosi. Seguono quelli per prestazione sospesa, in attesa di appuntamento. I ricorsi per mancata presa in carico della richiesta di prenotazione riguardano prevalentemente i Comitati Veronesi e “segnalano una criticità importante nella fase iniziale di prenotazione”. L’efficacia dei ricorsi di primo accesso si attesta al 75,6%, per i controlli è del 73,1%. I ricorsi per i primi accessi sono più concentrati nelle priorità D (30 giorni), seguite da quelle a 90 giorni. Questi ricorsi rappresentano circa il 50% del totale. Per quanto riguarda le priorità U e B, ovvero più brevi, il numero è limitato “ma i tempi di evasione risultano comunque lunghi”. I ricorsi vengono normalmente presentati quando il tempo entro cui ricevere la prestazione è già stato superato e “nonostante il miglioramento registrato nell’ultimo anno, permangono attese importanti”, specie per Primi Accessi-Prime Visite e “di più per i controlli”, tira le somme il Covesap che ha presentato il report di attività oggi a palazzo Ferro Fini. Si è evidenziato anche che i tempi di attesa per i primi accessi “superano ampiamente le priorità assegnate”, in particolare per le classi D e P-60 giorni, con ritardi superiori al 100%. Dal ricorso all’erogazione della prestazione passano mediamente 30-40 giorni. Anche per i controlli, le attese eccedono i termini, soprattutto nelle fasce 30-60 giorni.
È stato anche segnalato “il problema della mancata accettazione dell’impegnativa da parte di alcuni Cup del territorio”. Di qui la sollecitazione per “maggiore trasparenza e maggiore omogeneità tra le Ulss nelle modalità adottate, insieme a un’applicazione puntuale della normativa”. Le prenotazioni tramite Cup telefonico comportano tempi di attesa di 15-30 minuti per ottenere una risposta. La mancata accettazione delle impegnative genera poi ulteriori ritardi nell’erogazione delle prestazioni, soprattutto nel veronese. Capitolo organizzazione Cup: “Risulta carente. Le modalità di prenotazione variano da territorio a territorio, con più centri di prenotazione anche all’interno della stessa Ulss, in contrasto con quanto previsto dalla normativa sul Cup Unico Regionale. E gli applicativi utilizzati per Agende, Prenotazioni e Pre-appuntamenti sono molteplici e generano disomogeneità nelle procedure di prenotazione”. E “rimane il problema legato alla mancanza di percorsi codificati per accedere alle prestazioni di accesso successivo e per i controlli”. Il Covesap lamenta anche l’assenza di “dati complessivi e veritieri sulle prestazioni in lista di attesa”. Il personale dei Cup è invece “insufficiente e manca una strategia strutturata per semplificare e migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie”. Segnalati, infine, ritardi sulle prestazioni diagnostiche: nonostante i fondi stanziati dal Pnrr per il potenziamento della diagnostica, i ricorsi in quest’area rappresentano il 34% del totale. I tempi di erogazione superano sistematicamente i termini previsti, con il rischio concreto di ritardare diagnosi tempestive. Per Maria Pina Rizzo (Covesap) esiste “uno scollamento tra aspettative di cura dei cittadini e tempistiche con cui queste istanze vengono soddisfatte. I risultati sono deludenti”.
Per le liste di attesa il “sistema che andrebbe totalmente riorganizzato”, aggiunge Rizzo mentre Salvatore Lihard denuncia che “il sistema complesso e arcaico dei Cup sta creando disuguaglianze: anziché facilitare l’acceso ai servizi di cura, lo sta mettendo in crisi. Noi seguiamo il ricorrente fino all’ottenimento della prestazione richiesta, altrimenti ci rivolgiamo ai Carabinieri del Nas, preposti al monitoraggio delle liste di attesa”. I dati attestano, secondo la dem Anna Maria Bigon, “una carenza molto importante nell’accesso alle cure”, per primi accessi e visite di controllo legate a malattie croniche o oncologiche. Ben venga quindi l’attività degli Sportelli ‘Diritto alle Cure’ ma “serve investire molto di più nella sanità pubblica”. Anche per Elena Ostanel (Avs) il report conferma “criticità e mancanze presenti nel sistema sanitario pubblico” ma “in un’ottica collaborativa per calibrare l’impegno della politica con l’intento di migliorare il sistema” dato che ora i veneti “restano troppo tempo in lista d’attesa per ottenere una prestazione nel servizio pubblico. Ed è una situazione che deve essere affrontata e risolta subito”. Di qui la richiesta di un migliore monitoraggio altrimenti anche i dati forniti dalla Regione, secondo cui i tempi d’attesa starebbero diminuendo, rischiano di non rappresentare la realtà vissuta dai cittadini. “Basta parlare con qualsiasi persona, per capire che i tempi di attesa sono ancora troppo lunghi e che sempre più cittadini fanno fatica ad accedere alle cure nei tempi necessari”. E se Flavio Baldan (M5s) teme uno scivolamento verso la sanità privata, Rossella Cendron (Civiche venete) chiede alle Istituzioni “di far tesoro dei dati presentati per approntare politiche efficaci”.
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