“I dati emersi dall’analisi del Sistema sanitario regionale delineano un quadro allarmante: il Veneto si avvia verso un’emergenza senza precedenti, con la prospettiva di perdere dai 3.000 ai 9.000 infermieri su un totale di 25.000 entro il 2030”. La vicepresidente della commissione Sanità del Consiglio regionale del Veneto, Chiara Luisetto, assieme alle colleghe dem Anna Maria Bigon e Monica Sambo, commentano con queste parole i dati emersi dall’ultima seduta di commissione. “In Italia e in Veneto ci troviamo di fronte a un numero di infermieri al di sotto della media europea, mentre ad esempio paesi come la Spagna offrono stipendi superiori del 30% e una valorizzazione della professione che spinge i nostri giovani a fuggire all’estero”, evidenziano. “In Veneto- proseguono- nonostante l’aumento dei posti messi a bando per gli infermieri, passati negli anni da 1.200 a 1.900, il numero di chi partecipa rimane bassissimo e in costante diminuzione. Non basta aumentare sulla carta le disponibilità accademiche se non si rende attrattiva la professione, con stipendi adeguati e valorizzandone le competenze”. Per il Pd un'”altra grande criticità” sono gli operatori socio sanitari” pagati “troppo poco e costretti a sostenere i 2.000 euro di costo del corso di formazione, con un contributo regionale di 700 euro che però è riservato solo a disoccupati e inoccupati, escludendo chi pur avendo un lavoro precario vorrebbe qualificarsi”. Sul fronte medico, l’aumento è legato “in gran parte ai contratti a termine e quindi principalmente si tratta di medici specializzandi e non di medici a tempo indeterminato. Ricordiamo che queste figure necessitano di tutor e possono garantire al massimo 32 ore settimanali. Inoltre, aumenta il ricorso sistematico ai ‘gettonisti’ e al personale medico di cooperativa”.
LANZARIN:”LE CONTROMISURE CI SONO”
L’invecchiamento della forza lavoro, il disagio mentale diffuso e il burn out del personale post-pandemia, le grandi dimissioni, i fenomeni migratori, la numerosità e la ridotta attrattività delle professioni sanitarie, con la polarizzazione verso alcune specializzazioni mediche, un contesto formativo e contrattuale frammentato, la crescente complessità della domanda di salute. Ecco da cosa deriva la carenza dei professionisti della sanità in Veneto: “La grande sfida è legata al reclutamento del personale e a trattenerlo all’interno delle aziende sanitarie. Il Piano di contrasto, varato nel 2024, sta portando risultati, ma bisogna continuare a investire. Sicuramente c’è una componente retributiva su cui vanno fatte le giuste pressioni anche a livello nazionale: i nostri medici, infermieri e OSS vanno pagati di più. Ma bisogna investire anche sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro e sul welfare”, ha detto l’ex assessore e presidente della commissione Manuela Lanzarin.
“Si è investito, tramite Sportelli all’interno delle strutture sanitarie, per garantire il supporto psicologico, nonché su una serie di iniziative legate al welfare- ha aggiunto Lanzarin- disogna sicuramente continuare su questa strada. In molti ospedali e territori sono state create foresterie per andare incontro alle esigenze del personale che desiderava venire a lavorare in quei posti”. Al momento, le figure professionali che stanno soffrendo in modo particolare sono gli infermieri e gli operatori sociosanitari e per loro servono “interventi di supporto, come voucher per infermieri, per chi fa i corsi per Oss, o altre facility, ma è necessario anche offrire a queste professionalità la possibilità di crescere”, ha indicato l’ex assessore.
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