di Federico Piazza

Secondo Igor Sartori, titolare di una ditta di autotrasporti di Schio e presidente della sezione Mestiere Trasporto Merci di Confartigianato Vicenza, il rischio che i blocchi stradali dei camionisti per il caro gasolio si espanda dal Sud al Nord Italia è praticamente nullo. Sartori, che siede anche nel Comitato di presidenza nazionale dell’associazione Trasporti Confartigianato, segue da vicino i vari tavoli delle vertenze di settore, dal costo del carburante alla contrattualistica con la committenza.

Possiamo sintetizzare cosa è stato ottenuto sui carburanti nell’incontro di ieri con il governo?

«Sono stati sbloccati i 434 milioni di euro di credito d’imposta stanziati per il compensare fino al 70% i forti aumenti del prezzo del gasolio nel periodo marzo-agosto 2026, che per chi ha presentato correttamente le domande saranno erogati dal 21 ottobre fino a entro novembre. A ciò sono stati aggiunti 60 milioni di euro per settembre e ottobre, per i quali si dovrà fare domanda con la stessa procedura».

Perché le proteste con i blocchi stradali sono scoppiate solo al sud?

«Anche al nord gli operatori sono in difficoltà con il caro gasolio, che si somma al fatto che non è sempre facile applicare ai clienti la fuel surcharge, cioè la possibilità di chiedere un adeguamento delle tariffe di servizio a fronte in base all’andamento dei costi dei carburanti. Ma mediamente al sud le aziende di autotrasporto merci lavorano in un mercato dove i clienti pagano meno, perché l’economia chiaramente non è quella del nord, e di conseguenza soffrono di più l’erosione dei margini. Ci tengo però a precisare che, come riferito da colleghi meridionali, non tutti gli autotrasportatori fermi nei blocchi stradali lo hanno fatto per loro decisione. Molti sono stati costretti a fermarsi perché ci si sono trovati dentro. In ogni caso, non si possono fare richieste irrealizzabili: il gasolio a 1,50 euro al litro non lo possiamo ottenere».

Quindi tutto ok adesso almeno al nord e le tratte lunghe le fanno tutti nonostante i costi?

«Di problemi il nostro settore ne ha tanti anche da noi. Restando sul carburante, il problema più grosso è quello del costo dell’extra rete, cioè per chi si rifornisce facendosi portare in sede il carburante. In questo canale le grandi compagnie petrolifere non applicano il tetto al prezzo del gasolio come nei loro distributori, e quindi è diventato meno conveniente. Inoltre molti colleghi lamentano che nell’extra rete non si trova il biocarburante HVO che era stato lanciato a un prezzo più basso e che inquina meno, perché le compagnie lo riservano per la rete. Per quanto riguarda le tratte lunghe, le criticità maggiori riguardano la Germania dove è aumentato di molto il costo di transito autostradale per i camion che non vengono recepiti nei contratti stipulati precedentemente. Ma il problema strutturale maggiore è che gli autotrasportatori devono imparare a fare gli imprenditori, acquisendo potere contrattuale con i committenti. Oggi un’azienda che si fa fare cinque o dieci preventivi per il servizio di autotrasporto merci riceverà cinque o dieci offerte con prezzi diversi, e tra quelle offerte ci sono anche quelle di troppe aziende del nostro settore che tendono a lavorare con pochissimo o zero margine pur di portare a casa lavoro».

Ma voi come associazione di rappresentanza cosa state facendo per promuove il potere contrattuale dell’autotrasporto merci?

«Questo è un problema che sperimentiamo da decenni. Ma oggi lo si sente ancora di più anche perché sono aumentati i costi per la sicurezza. Lavoriamo molto su queste questioni, come pure quella dei pagamenti fatture che dovrebbero essere fatti in massimo 30 giorni come termine ordinario, ma i committenti hanno spostato a 60 giorni + 10 effettivi con il mese di franchigia. Probabilmente però non comunichiamo abbastanza ai nostri associati quello che facciamo. La questione di fondo in ogni caso è che noi autotrasportatori dobbiamo imparare a fare gli imprenditori».

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia