Luca Zaia invita alla prudenza. Nelle sue parole, pronunciate mentre i sondaggi registrano un avanzamento del generale Roberto Vannacci attestato attorno al 4,1%, non c’è alcuna preoccupazione per la Lega ma piuttosto una lettura politica più ampia: «Non bisogna dare troppa attenzione a queste cose – ha dichiarato al Corriere della Sera – . Io ho partecipato a competizioni che avrei dovuto evitare secondo i sondaggi. Le ultime Regionali in Veneto lo dimostrano: la Lega era data perdente, poi abbiamo stravinto. Bisogna avere le idee chiare, puntare dritto ai programmi e non fermarsi mai».

Zaia cita il proprio caso come esempio della distanza che spesso separa le rilevazioni demoscopiche dal voto reale. Eppure l’ascesa di Vannacci è un dato che negli ultimi mesi ha attirato analisi e commenti: la sua esposizione mediatica, le posizioni identitarie e una comunicazione molto diretta hanno intercettato una porzione di elettorato in movimento, in parte proveniente dall’area del centrodestra tradizionale. Come notano diversi osservatori politici, l’uscita del generale dalla Lega e il successivo lancio della sua iniziativa politica hanno catalizzato attenzione e curiosità, soprattutto fra gli elettori più critici verso i partiti storici.

Zaia, però, non vede nella crescita di Vannacci una minaccia diretta: «Sicuramente due anni con la Lega gli hanno dato notorietà e visibilità, altrimenti sarebbe stata tutta un’altra storia. Ha una ragione sociale molto diversa dalla nostra. Vedremo cosa farà nelle urne, non nei sondaggi».

Una valutazione che distingue con nettezza i percorsi politici: da una parte il radicamento territoriale della Lega e dei suoi amministratori, dall’altra una candidatura personale che sta trovando spazio in un clima di forte frammentazione dell’offerta politica. Le rilevazioni elettorali fotografano un momento, ma la partita — ricorda Zaia — si misura solo nel voto reale.

di Redazione AltovicentinOnline

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