L’ipotesi che Luca Zaia, per anni dominus della politica veneta e uno dei governatori più votati d’Italia, possa approdare ai vertici dell’Eni non è più solo un retroscena sussurrato nei palazzi romani. È una suggestione che prende corpo nel cuore della “primavera delle nomine” che il governo si prepara ad affrontare nel 2026, quando scadranno i vertici di gran parte delle grandi partecipate pubbliche. Ufficialmente, Zaia non si è candidato a nulla. «Leggo di tutto, dal sindaco di Venezia al presidente dell’Eni», ha detto di recente, lasciando intendere però di non voler restare spettatore nella partita del dopo-Veneto. Una frase che, nel linguaggio della politica, equivale a un messaggio chiaro: l’ex governatore leghista è disponibile a un ruolo nazionale di alto profilo, possibilmente istituzionale, prestigioso e capace di proiettarlo oltre il perimetro regionale.
Nel disegno che filtra da Palazzo Chigi, l’Eni resta uno dei dossier più delicati. La continuità dell’amministratore delegato Claudio Descalzi, alla guida del gruppo dal 2014, appare solida: il contesto geopolitico, la centralità dell’energia e i risultati industriali conseguiti spingono verso un ulteriore rinnovo. Proprio questa continuità apre però uno spazio sulla presidenza, incarico meno operativo ma di enorme peso simbolico e politico. È qui che si inserisce il nome di Zaia. Non come manager industriale – profilo che oggi il governo tende a blindare – ma come figura istituzionale capace di rappresentare il gruppo, dialogare con la politica e presidiare i rapporti internazionali. Una scelta che ricalcherebbe uno schema già visto in passato nelle grandi partecipate, dove alla guida esecutiva siedono tecnici di lungo corso e alla presidenza personalità di forte legittimazione politica.
Zaia porta in dote un consenso personale rarissimo nel panorama italiano e una lunga esperienza amministrativa. Da ministro dell’Agricoltura a presidente di Regione per tre mandati, ha costruito una reputazione di amministratore pragmatico, attento ai dossier economici e capace di dialogare con mondi diversi, dall’impresa al terzo settore. Non è un dettaglio, in un gruppo come l’Eni che intreccia industria, diplomazia energetica e interesse nazionale.
Inoltre, la sua collocazione politica potrebbe rappresentare un punto di equilibrio nella maggioranza: un leghista di peso in una stagione in cui Fratelli d’Italia, forza egemone del governo Meloni, tende ad accentrare le scelte strategiche. Una presidenza Eni affidata a Zaia consentirebbe di riequilibrare i rapporti interni senza mettere in discussione l’assetto manageriale. Ma la strada non è priva di ostacoli. C’è chi, dentro e fuori il governo, guarda con scetticismo all’idea di affidare la presidenza del principale gruppo energetico italiano a un politico puro, seppur molto popolare. Nelle stesse settimane circolano infatti nomi di alto profilo istituzionale e tecnico, dall’ex capo del Dis Elisabetta Belloni a figure provenienti dalle forze dell’ordine e dalla finanza pubblica, considerate più neutre e più spendibili sul piano internazionale. Inoltre, una scelta così esplicita rischierebbe di riaccendere il dibattito sul grado di politicizzazione delle partecipate, tema sensibile anche nei rapporti con i mercati e con gli investitori esteri, che guardano all’Eni come a una blue chip globale più che come a un braccio dello Stato. Se mai dovesse concretizzarsi, la designazione di Zaia non sarebbe solo una nomina. Sarebbe un segnale politico preciso: la volontà del governo di usare le grandi partecipate come leva di continuità del proprio potere e come luogo di ricollocazione delle leadership regionali più forti in vista del dopo-2027.
Per ora, tutto resta nel campo delle ipotesi. Ma in una stagione in cui le poltrone che contano sono molte e i nomi ancora di più, anche una frase detta “per caso” può diventare l’anticamera di una scelta destinata a pesare sugli equilibri tra politica, industria ed energia. E Luca Zaia, ancora una volta, sembra intenzionato a non restare ai margini della partita.
di Redazione AltovicentinOnline
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