Il sottotitolo de “La sciagura” indica l’oggetto del monologo: “Cronaca di un governo di scappati di casa”. Tratto dall’omonimo bestseller edito da Paper First, Scanzi porta in scena al Comunale di Thiene uno spettacolo ribelle e irriverente, un’analisi tagliente del percorso politico di Giorgia Meloni.
Scanzi, dopo La Sciagura, ci ritroviamo alla Sciagura terza stagione, è un’onda che invece di rallentare, s’innalza ancora di più… è un segno che cresce la ribellione oppure che la gente guarda e poi non si muove ormai rassegnata?
Devo dire che io sono fortunato come autore / interprete teatrale visto che da 15 anni il pubblico mi segue con partecipazione ed affetto. Questo tour è andato particolarmente bene. Le persone che ora stanno all’opposizione o non votano hanno bisogno di sentirsi meno sole e che si dia voce alle loro paure. Credo che il mio pubblico sia già convinto, io riempio chi è già abbastanza arrabbiato. A livello personale è un grandissimo successo, in termini nazionali non so che peso dargli. Non arrivo a pensare che questo significa avere voglia di fare la rivoluzione o che stia cambiando il vento.
… nel frattempo in Regione entrano in consiglio pure i no vax. Siamo in mano a tifosi incazzati che s’immergono ognuno nelle proprie figurine di riferimento?
In Veneto sinceramente non conosco le persone, in generale la classe dirigente è di livello di basso, soprattutto nel centrodestra. Quindi ci sta (come in Parlamento) che ci siano molti scappati di casa o incapaci. Ci sono dei personaggi totalmente sprovveduti ed incompetenti al governo, figuriamoci in qualsiasi comune o regione. Soprattutto, anche qui, nel centrodestra.
La guerra che prima era vista come una follia, oggi sembra diventata un’abitudine con cui convivere: è così difficile far emergere una coscienza civile nelle scuole, nelle università, nel volontariato?
Questo è un grande tema, cioè l’abitudine all’orrore, accettare o ritenere normali delle cose che avrebbero generato il nostro disgusto, la nostra preoccupazione, la nostra ribellione. Compresa la guerra o certe depravazioni politiche come la remigrazione, la sostituzione etnica. E’ un contenuto che porto anche nello spettacolo, la stanchezza delle persone. L’incapacità di arrabbiarsi, d’indignarsi, di reagire e quando capitano queste cose agli adulti, anzitutto, ma anche i giovani, è un grande casino. E’ uno dei grandi obiettivi del potere che vuole annacquarti, anestetizzarti, rincoglionirti e con molti, purtropppo, c’è riuscito.
C’è bisogno di una sinistra con una figura carismatica che smuova la pancia degli elettori (soprattutto giovani e astenuti) oppure di una base programmatica fra i partiti del campo largo?
Intanto c’è bisogno di sinistra, e ce n’è poca. C’è bisogno di entrambe le cose, ci vorrebbe un leader democratico convincente, anche se mancano gli Enrico Berlinguer da un bel pezzo. Poi, però, alla base di tutto, ci vuole un programma. Va bene una figura carismatica perché la politica ha bisogno di questo per vincere, ma se il programma è bello, il personaggio forte ce lo puoi mettere sopra, uomo o donna che sia. Ci tengo a precisare, però, che mai e poi mai questa figura può essere Silvia Salis, sarebbe un suicidio in termini elettorali, soprattutto per la sinistra, perché sarebbe un renzismo sotto mentite spoglie e anche un’emerita sconosciuta a livello politico, senza nesun requisito per incardinare la guida nazionale di un’alleanza già di suo particolare come quella del centrosinistra.
Il nostro paese sembra sempre proporre figure con responsabilità politica e amministrativa over 70 che spesso mantengono fermo il nostro paese: è mai possibile che non si possa investire su persone più libere da vincoli di appartenenza e con idee più adatte ad un futuro che cambia a velocità supersonica?
Qui il problema è che il potere tende a scegliere delle persone fidate, non brave. Se sei una figura libera, vieni percepito come testa calda, anarchico, ingestibile. E allora non fai carriera, la puoi fare invece nell’arte, nella musica, nel cinema, nella letteratura. Io mi ritengo come approccio a questo mondo, un fantasista che in questo spazio ce la può fare. La politica non la puoi fare, e se la vuoi fare con queste virtù prima o poi ti segano, ti isolano. I partito hanno bisogno quasi sempre di “Yes man”. Questo riguarda la destra, non appena qualcuno è troppo libero, viene discusso, penso a Buttafuoco per esempio, ma riguarda anche la sinistra, Gaber e Pasolini parlavano di polli da allevamento, nella politica politicamente fanno carriera questi e non certo i talenti o le persone diverse dalle altre con delle doti. E questa diversità fa paura.
Quanto manca all’umanità una figura come Papa Francesco? Sperare che lo Spirito Santo s’illuminasse di nuovo scegliendo il cardinal Zuppi, era troppo?
Papa Francesco è stato una figura straordinaria e come tale è stato compreso in parte dai contemporanei. Zuppi sarebbe stato un grandissimo pontefice, ma aveva le stesse chances che ho io di diventare il segretario di Italia Viva. Con la differenza che io non avrei mai voluto fare questo ruolo politico, Zuppi magari avrebbe voluto fare il Papa. Ma era troppo rivoluzionario, troppo puro. Senza nulla togliere a Papa Leone. Ma dopo un Papa oggettivamente diverso e quasi rivoluzionario come Francesco, era impossibile che eleggessero una persona simile. Il cardinal Zuppi ha tutta la mia stima, è un uomo molto libero, anomalo per la Chiesa. Spero che continuerà a fare quello che fa (e andare pure in tv come qualche giorno fa) perché è un uomo di grande sensibilità, intelligenza e cultura.
La statistica del Trasparency International ci vede in calo con 53 punti totali ed il 52° posto in graduatoria mondiale sul tema della giustizia dovuto soprattutto all’abolizione dell’abuso di ufficio e alla mancanza di una legge su lobby e conflitto d’interesse. Ci sarà un’inversione di tendenza?
Non ci sarà alcun cambiamento di nessun tipo fin quando ci sarà la destra al comando. Perchè la destra vuole quella roba lì. Per merito di tutti quelli che hanno votano no ha perso il referendum, ma ci riproverà con ogni forza partitica che sta in maggioranza. Nordio è Nordio, dunque l’abuso d’ufficio non verrà reintrodotto. La giustizia viene percepita dalla destra come un orpello, un impiastro o per meglio dire un fastidio agli occhi del potere. Devo anche dire che pure il centrosinistra ha fatto i suoi disastri. Gli unici che hanno provato a fare qualcosa di veramente diverso sono stati i cinquestelle con Bonafede ed infatti la prima cosa che ha fatto Draghi è stato disintegrare la spazzacorrotti.. Per cui, anche con la vittoria del centrosinistra non credo cambierebbe troppo la situazione. Il Pd ha fatto sciagure sulla giustizia, pensiamo a Renzi ma anche prima. Pensate pure alla Cartabia che è piaciuta a tutti, a parte M5s e Avs.
Una domanda per alleggerire l’intervista e scherzare un pochino : a cosa non rinuncebbe fra una cena con Pierluigi Bersani, uno sfottò “amichevole” a Bocchino, una chiacchierata a tavola con Francesco Guccini o a un risarcimento a favore di una causa persa dal “Bomba” Renzi?
In ordine di classifica al primo posto sicuramente non rinuncerei a Francesco Guccini, perché con lui sto sempre bene. Poi al secondo posto i risarcimenti, ma non solo di Renzi che per altro non mi ha mai querelato ed io non ho mai querelato lui, ma in generale dai tantissimi che prendo dagli haters, perché la componente economica nella vita per me è importante come credo per tutti gli esseri umani, solo che io lo dico e qualcun altro fa finta di non dirlo. Al 3 posto ci metto Bersani, sta più basso, ma sa quanto gli voglio bene, sono infatti tutti staccati di pochissimo. All’ultimo posto, ben lontano, Bocchino, non me ne può fregar di meno. In un mondo ideale se smettessi di parlare di lui, sarei anche felice. Poi mi diverte farlo, anche a teatro, sono felicissimo di poter collaborare a programmi splendidi come Otto e mezzo, però onestamente se nella mia vita non ci fosse Bocchino non m’interessebbe meno di nulla.
Il suo nuovo libro parla dell’amore per gli animali. Dovremo veramente imparare molto da loro…
Dai cani e dagli animali in generale potremmo imparare tante cose e non le impariamo: il candore, la dolcezza, saper vivere l’attimo, la fedeltà, la generosità, l’amore puro senza chiedere nulla in cambio. Tutti cose che sono lontanissime dall’essere umano.
Una dedica, un messaggio finale ai giovani d’oggi…
Mi sento sempre in imbarazzo, perché i giovani non esistono. Esistono tante tipologie di giovani: l’idealista, il menefreghista, quello che manifesta per la Palestina, quello che ascolta musica di merda, quello che ha votato no al referendum, quello che guarda soltanto le frivolezze, come tutte le generazioni, né più, né meno. Quindi ai giovani che non hanno nessun interesse per il paese, per la cultura, per la politica, per i sogni, per le giustizie e la democrazia, non dico nulla perché non sono miei interlocutori. Che abbiano 20 o 60 anni non me ne frega niente. Ai giovani belli, idealisti, sognatori che proveranno o già provano a cambiare in meglio il nostro paese e in generale il mondo dico “buona fortuna”, dico di godersi la vita, di dare torto a quella massima insopportabile “si nasce incendiari, si muore pompieri”. Intanto nascete incendiari perché è fondamentale, un giovane che non vuole una rivoluzione è scemo. E però cercate di mantenerla quella fiamma che arde e brucia, perché non c’è nulla di peggio di rinsecchirsi, sbiadire e appassire prima di morire. E’ la cosa peggiore di tutte.
Un ritorno a Thiene quello del 29 maggio, si è affezionato alla nostra città?
La data di Thiene è molto importante per me. Intanto perché quando sono venuto 2 anni fa è stata una delle più belle date della prima stagione, sold-out in pochissimi giorni, ma un affetto, una gioia, una bellezza (avevo passato anche la giornata con Nevio Scala nella sua azienda enologica che poi è venuto con suo figlio a vedere lo spettacolo) che mi restano dentro. Sono dunque molto legato a quella data. E’ una di quelle serate che porto più nel cuore di un tour bellissimo. E la data del 29 maggio è altrettanto importante perché è la chiusura del tour, quindi è l’ultima data di un viaggio che mi ha dato tante soddisfazioni ed è durato 3 stagioni con più di 70 repliche. Da novembre partirò con uno spettacolo nuovo di satira politica (oltre a quelli musicali che continuo a fare) che porterà gli spettatori verso le prossime elezioni del 2027. Quindi, Thiene città e luogo per me importantissimi e teatro splendido.
Alberto Parisotto
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