Un edificio può cadere, ma un luogo resta. Nel 1966, all’incrocio tra Corso Garibaldi e via Roma, Thiene ha cambiato pelle: non solo muri, ma abitudini, incontri, identità.

Tutti i thienesi ricordano, in quell’angolo strategico del centro, una casa merlata indicata come antica dimora dei Pajello e, nella memoria cittadina, come “già casa del Podestà”. La definizione, al di là dei dettagli documentali, racconta un fatto sociale: per i thienesi quel punto non era neutro. Era un riferimento civico, un nodo della città “che conta”, un luogo che dava nome e direzione al camminare.

Il tempo di Busin: quando il centro era un salotto

Nel Novecento l’identità quotidiana dell’edificio si lega soprattutto alla Pasticceria, Bar e Birreria Busin. Fu anche – nella memoria locale – la prima sede del calcio Thiene: una saletta al primo piano ospitò i primi ritrovi e riunioni societarie. In una città di provincia, un locale così collocato non è solo un esercizio: è una piccola istituzione. Ci si passa per caso e ci si ferma per scelta; ci si vede “prima di” e “dopo”; si fanno conoscenze e alleanze. È una socialità di prossimità: il barista riconosce, il bancone ascolta, la vetrina illumina la passeggiata. Non si consumano soltanto caffè e dolci: si costruiscono appartenenze, si consolidano amicizie, si sedimentano ricordi.

1966: la demolizione come frattura di memoria

Il 1966 segna l’abbattimento della casa merlata d’angolo. La città perde un segno fisico che aiutava a orientarsi e, soprattutto, a raccontarsi. Quando sparisce un edificio riconoscibile, non cambia solo la facciata: cambia il modo di dire “ci vediamo lì”. E cambia anche la trama dei riti: la sosta, la conversazione, l’appuntamento diventano più mobili, meno stabili. È una frattura silenziosa, ma profonda: non si abbattono soltanto pietre, si interrompono consuetudini.

La Standa: la modernità popolare in tre piani

Dopo la ricostruzione seguita alla demolizione del 1966, in quegli spazi aprirono i Magazzini Rialto: un segnale di modernità commerciale che portava nel cuore di Thiene un’idea nuova di assortimento e convenienza. Quando, nel 1970, la Standa rilevò la catena veneziana Rialto, quel passaggio divenne anche qui un cambio di insegna e di scala, con l’ingresso del punto vendita nell’orbita dei grandi magazzini Standa “in centro”, distribuiti su tre piani. È un passaggio di scala: dal luogo della relazione (la bottega, il bar) al luogo del flusso (il grande magazzino). La Standa porta un’idea diversa di centro: assortimento, convenienza, scelta, vetrine che parlano a tutti. Diventa la tappa del sabato, la spesa “in città” senza uscire dalla città, l’acquisto familiare e insieme impersonale. E crea nuove biografie: lavoro di reparto, magazzino, turni, responsabilità; un pezzo di quotidiano spesso invisibile, ma decisivo.

Il centro che resta, anche quando cambiano le insegne

Con il tempo, le insegne cambiano e le abitudini si aggiornano, ma l’angolo conserva la sua funzione primaria: attrarre passaggio, catalizzare sguardi, organizzare la passeggiata. Oggi lì c’è un negozio di abbigliamento, ma la continuità è evidente: la centralità commerciale ha sostituito la centralità simbolica, senza cancellare del tutto la memoria. È qui che si vede come le città vivono davvero: non solo per i monumenti, ma per i luoghi dove si intrecciano relazioni e routine, lavoro e tempo libero, desideri e necessità.

A distanza di anni, ciò che resta non è soltanto la nostalgia per un prospetto scomparso, ma il modo in cui quel punto ha continuato a “produrre centro”: prima come riferimento civico, poi come ritrovo, quindi come grande magazzino. Le generazioni cambiano, ma la funzione sociale dell’angolo – incontrarsi, guardare, scegliere, riconoscersi – resiste, e si aggiorna. È in questa continuità, più che nelle insegne, che si misura la vera storia urbana.

“La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano.”
Italo Calvino, Le città invisibili

mds

 

 

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