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Da Sarcedo all’inferno del terremoto . Todeschini: ‘Non scorderò mai il terrore negli occhi’. Foto gallery

Con 12 anni di esperienza nella Protezione Civile di Sarcedo, Cristiano Todeschini ne ha di storie da raccontare della squadra di cui orgogliosamente ne è presidente, impegnata negli ultimi sei mesi nelle zone devastate dal terremoto in Centro Italia.

Questa è una piccola breccia nella vita di Cristiano, 37 anni e architetto nella vita, presidente della Protezione Civile di Sarcedo e membro nel Nucleo Tecnico Nazionale, che alla domanda “Ma perché lo fai?” non esita a rispondere: “Lo faccio perché so di avere delle capacità che posso mettere a disposizione delle persone che vivono un momento di difficoltà e sofferenza”. Dal terremoto del 24 agosto scorso, che ha spezzato le gambe al Centro Italia, i volontari di Sarcedo si sono avvicendati in continuazione, dislocati e coordinati dal Dicomac (direzione comando e controllo della protezione civile) nei vari comuni in cui c’era l’estremo bisogno di loro: da Amatrice, ad Arquata del Tronto, Force, Rotella, Montemonaco.

Negli occhi e nelle parole di Cristiano Todeschini la descrizione della miseria che il terremoto ha lasciato, e continua a lasciare, in quel territorio vasto che è il Centro Italia, disseminato di piccoli comuni che ora non esistono più, riconoscibili unicamente per il nome che le cartine geografiche ancora riportano. Oggi restano  cumuli di macerie, case lesionate, l’angoscia di chi in pochi attimi ha perso tutto: gli affetti, il lavoro, la casa. “Quando sono arrivato ad Arquata di Tronto su tutto percepivo la paura delle persone – ci spiega Todeschini – Davanti ai miei occhi la distruzione totale, la paura negli occhi delle persone”. 
Uno spaccato di storia di chi è in prima linea nell’emergenza, nel dare soccorso, in un lavoro dove le difficoltà, seppur oggettivamente calcolate, li mettono a dura prova ma non li fermano mai. “ Durante la prima settimana di soccorso abbiamo compiuto più di 2000 km sono per arrivare ai vari comuni – spiega Todeschini – I collegamenti non esistevano più, le strade di accesso erano sparite”, l’esercito per far passare i loro mezzi pesanti h
a bypassato le piccole stradine cancellate dal sisma.

Continua a tremare la terra, continuano tenacemente il proprio lavoro i volontari della Protezione Civile di Sarcedo nel campo base di Montemonaco (AP), piccolo comune nelle Marche, adottato fin dall’ottobre scorso dalla Regione Veneto, con l’ultima squadra rientrata da poche ore . “Quello che più mi lascia il segno in queste situazioni è dover comunicare alle persone che devono abbandonare la loro casa – continua Cristiano in questo suo spaccato di storia personale – E’ sempre difficile far capire a chi si trova inerme di fronte alla propria casa, seppur non sia crollata del tutto, che lì non ci potrà tornare perché lesionata in maniera grave”.


Un lavoro di soccorso e di prevenzione quello dei volontari della Protezione Civile di Sarcedo, fatto di mille aspetti: dall’installare un generatore, dal liberare dalla neve le strade e i tetti, portare vestiario e cibo, a mappare gli edifici, a dare supporto informatico e logistico alle altre squadre di soccorso. Un lavoro che non smette mai, che copre la loro divisa con la polvere delle macerie, che li carica a volte della rabbia e della disperazione dei sopravvissuti del terremoto, ma anche delle loro paure: “E’ impensabile di tornare a casa ed essere come prima – ci spiega Cristiano – Ogni emergenza che affrontiamo, grande o piccola che sia, ci lascia qualcosa dentro. Noi le affrontiamo con la giusta preparazione e con grande spirito umano”.

E resta da chiedersi come mai ad ogni catastrofe l’Italia mostri inesorabilmente la propria vulnerabilità, incespicando nella burocrazia e, mentre il dolore e le lacrime delle persone riempiono il vuoto e la desolazione lasciati dal terremoto, si fanno avanti i volontari che compiono un lavoro abnorme e prezioso, ricevendo in cambio un bagaglio di esperienza dal valore inestimabile proprio da quelle persone che inermi attendono di stringere la mano dei soccorsi. “Non potrò mai dimenticare i due vecchietti che attendevano i soccorsi seduti su delle sedie di legno, con alle spalle i detriti e le macerie – conclude Cristiano – Erano gli unici due rimasti su una frazione di cinquanta abitanti, stavano lì privati di tutto ma coriacei nella loro speranza che qualcuno sarebbe arrivato”.
Questa è l’immagine di un’Italia provata e ferita, dal capo piegato e impolverato, inebetita dal dolore ma con la fiammella della speranza che non smette di ardere grazie anche al supporto prezioso dei volontari della Protezione Civile di Sarcedo.

Paola Viero

Foto Gallery (foto di C. Todeschini – Protezione Civile di Sarcedo)