E poi c’è chi dà voti massimi e lo dichiara pubblicamente in un comunicato stampa, senza il minimo rossore per la reazione di chi, con un bambino piccolissimo, con sospetto ritardo mentale o qualche altra malattia genetica e psichiatrica, deve andare fuori Vicenza a supplicare una domanda da cui dipende la qualità di vita del futuro disabile. Una volta alla neuropsichiatria arrivavano casi da fuori per quanto era rinomata in tutta Italia, adesso, non c’è più l’ombra di niente.

Nella neuropsichiatria infantile dell’Alto Vicentino, un territorio di 190mila abitanti, a breve non ci sarà più nemmeno un medico. Dal 20 agosto, rimarranno esattamente zero neuropsichiatri infantili in servizio. Sono anni che denunciamo il progressivo smantellamento della sanità pubblica, ma non avremmo mai creduto di trovarci di fronte a uno scenario così tragico: una cosa da terzo mondo.” Così Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in consiglio regionale.

“Esattamente un anno fa, il 3 luglio 2025, eravamo scesi in piazza a Schio insieme ai genitori dei bambini e dei ragazzi con disabilità e alle maestre. Le stesse dipendenti del servizio con una lettera avevano segnalato lo scadimento della situazione. Avevamo denunciato che tra la segnalazione di una maestra e la certificazione diagnostica potevano passare anche due anni, due anni e mezzo: uno scandalo, perché viene meno la diagnosi precoce necessaria per una presa in carico efficace. In questo modo, le classi restano scoperte senza insegnante di sostegno,” prosegue.

“Avevamo denunciato che negli anni il servizio era passato da sei medici a due. Da allora la situazione è precipitata: mesi fa l’unica neuropsichiatra rimasta a tempo pieno si è dimessa, forse anche per il carico di lavoro insostenibile. Una delibera dell’Ulss del 2 luglio ci dice che anche l’ultima dottoressa, part-time per 27 ore, dal 20 agosto non presterà più servizio: tra poche settimane il distretto resterà senza alcun medico. In febbraio, avevamo già presentato un’interrogazione quando la dottoressa Stefanutti, psicologa e storica professionista della neuropsichiatria del territorio, era stata nominata responsabile dei consultori familiari, lasciando un vuoto enorme: ebbene, non solo non è mai stata sostituita, ma nel frattempo è andata in pensione anche un’altra psicologa del servizio. Il quadro è quello di un servizio ormai praticamente smantellato,” aggiunge Cunegato.

“E allora ci chiediamo come sia possibile che, di fronte a un tracollo di questa portata e a una domanda di cura in costante crescita, ci sia perfino chi ha paura di dare un voto basso a questa gestione dell’ULSS 7,” aggiunge. “Abbiamo presentato pochi mesi fa un’interrogazione regionale sulla crisi del servizio, ora ne presenteremo un’altra, perché non è accettabile lasciare sole le persone più fragili. La Regione deve mobilitarsi subito, prima che l’Alto Vicentino resti senza un servizio fondamentale per i nostri bambini e ragazzi e le loro famiglie che hanno bisogno del sostegno della nostra comunità,” conclude.

La replica dell’Azienda Sanitaria che eredita un problema di chi non l’ha voluto risolvere e che non convince gli addetti ai lavori

La situazione descritta è già nota alla Direzione, che fin dal suo insediamento si era attivata per affrontare le difficoltà di organico della Neuropsichiatria Infantile dell’Alto Vicentino.  Lo stato di carenza attuale è dovuto alla coincidenza temporalmente ravvicinata di alcune cessazioni, dovute tutte a motivazioni personali differenti, a fronte delle quali sono state attivate da alcune settimane iniziative ed un gruppo di lavoro dedicato proprio con l’obiettivo di garantire una risposta alle necessità di presa in carico dei pazienti e delle famiglie nel territorio dell’Alto Vicentino.

Con questo obiettivo, l’Azienda si è attivata su più fronti, ricorrendo alle graduatorie e agli altri possibili canali di reperimento di specialisti. Un primo risultato di questa azione si è già concretizzato con l’individuazione di una nuova specialista che prenderà servizio alla fine di settembre. Parallelamente l’Azienda sta procedendo anche ad una revisione dei processi organizzativi interni al fine di uniformare i percorsi di accesso e i criteri di gestione delle priorità tra i due Distretti, e sta attivando sinergie interne affinché venga comunque garantita la presa in carico nel territorio dell’Alto Vicentino, temporaneamente anche tramite gli specialisti aziendali già in servizio nel Distretto di Bassano o in servizio presso altre Aziende socio-sanitarie, questi ultimi a seguito di convenzioni che si sta cercando di implementare. Un’ulteriore risorsa è rappresentata da specifici fondi messi a disposizione dalla Regione del Veneto per il potenziamento di alcune tipologie di prestazioni, sempre nell’ambito della Neuropsichiatria Infantile. Grazie a queste misure coordinate e sinergiche l’Azienda puntata a garantire la piena capacità di presa in carico, confermando comunque l’obiettivo principale rappresentato dal pieno ripristino della pianta organica della Neuropsichiatria Infantile nell’Alto Vicentino.

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