Non chiedevano molto: un paio di pattini, un pallone e un pomeriggio all’aria aperta. È bastato arrivare al campo da calcio e al parco giochi per scoprire che, alle 14.45, quei luoghi erano chiusi. Da qui nasce la domanda di una famiglia, ma anche una questione che riguarda l’intera comunità di Lusiana Conco: gli spazi destinati ai bambini sono realmente fruibili quando i bambini hanno la possibilità di utilizzarli?

Gli orari e quella fascia del pomeriggio
Il cartello affisso al cancello del campetto parla chiaro: da ottobre a maggio, l’apertura dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19, mentre da giugno a settembre l’apertura è dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 21. Significa che, nel primo caso, il cancello resta chiuso per tre ore nel primo pomeriggio e, nel periodo estivo, la pausa arriva fino alle 16. Ed è proprio qui che il problema diventa concreto. Alle 14.45, come riportato sui social da un genitore,  un bambino che vuole semplicemente giocare a pallone, andare con i pattini o trascorrere un po’ di tempo al parco non può farlo in quello spazio. La questione meriterebbe una risposta che vada oltre il singolo episodio, perché un paese non è fatto soltanto di strade, case e servizi essenziali, ma anche di luoghi dove le persone possono incontrarsi. E per i bambini questo significa poter correre, giocare, andare in bicicletta, usare i pattini, tirare un pallone e stare insieme. Nel rispetto di chi abita in zona, chiaramente.

Il dibattito sui social: tra il diritto al riposo e quello al gioco
La vicenda, nel frattempo, è approdata anche sui social e un post su Facebook ha acceso un confronto piuttosto acceso tra i residenti e chi frequenta il territorio. I commenti si sono sostanzialmente divisi in due posizioni: da una parte chi difende la scelta degli orari e richiama il diritto al riposo e alla convivenza civile; dall’altra chi considera eccessive le limitazioni, soprattutto in un paese dove gli spazi per bambini non sembrano essere particolarmente numerosi. “In un paesino di mezza montagna i bambini fanno un meritato riposino”, scrive un utente, sostenendo che anche “i nonni residenti nel circondario e i cuginetti neonati” abbiano diritto a godere del silenzio previsto dai regolamenti comunali. Nel commento si richiama anche il principio della convivenza civile: per giocare all’aperto, si sostiene, ci sono momenti della giornata più adatti, mentre chi pretende di poter fare rumore a qualsiasi ora dovrebbe cercare luoghi disabitati.

C’è chi chiede più libertà per i bambini
Di segno opposto un’altra voce, che contesta invece la necessità di tutelare il silenzio in un paese che, secondo l’autrice del commento, durante gran parte dell’anno sarebbe ormai poco popolato. “Nel parco a Lusiana centro a chi dovrebbe dar fastidio? Ai due villeggianti che ancora vengono a soggiornare in un paese ormai deserto o ai residenti che rompono…”, si legge nel commento, che rivendica anche la possibilità per i bambini di fare qualche rumore senza che questo venga considerato un problema. La stessa utente indica poi un possibile esempio alternativo: “A Vitarolo abbiamo un bel parco, sempre aperto e non c’è nessuno che rompe le balle”.

Due esigenze, una sola domanda
Il confronto, al di là dei toni tipici delle discussioni sui social, mette così sul tavolo due esigenze entrambe legittime: da una parte il diritto dei residenti al riposo e alla tranquillità, dall’altra il diritto dei bambini ad avere spazi nei quali giocare liberamente. È proprio nel punto di equilibrio tra queste due esigenze che si inserisce la questione degli orari. La questione, alla fine, è molto semplice: un bambino vuole giocare, il campo è lì, il parco è lì, ma il cancello è chiuso. E allora, a Lusiana Conco, dove giocano i bambini?

di Redazione AltovicentinOnline

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