C’è chi costruisce edifici e chi costruisce comunità. Don Lino Cecchetto, che oggi taglia il traguardo dei 90 anni, ha fatto entrambe le cose. Ma soprattutto ha edificato legami, senso di appartenenza e fede viva, diventando nel tempo uno dei volti più significativi di Thiene. Era il 1966 quando un giovane sacerdote, ordinato appena sei anni prima, arrivò in una zona allora periferica e in pieno sviluppo: Ca’ Pajella. La Diocesi gli affidò un compito ambizioso: fondare una nuova comunità parrocchiale e costruire una chiesa. Una sfida che don Lino accolse con entusiasmo e determinazione.

All’inizio non c’era una chiesa, ma un salone dell’asilo locale dove celebrare la Messa. Eppure, fin dai primi giorni, fu chiaro che il suo progetto andava oltre i muri.  Quando arrivò capì subito subito che non si trattava solo di costruire una chiesa, ma di dare vita a un’intera comunità. Una comunità fatta di persone, di legami, di valori condivisi.

Un pastore tra la gente e per la gente

Don Lino si rivelò presto un autentico pastore, capace di prendersi cura della sua gente, con un’attenzione particolare ai giovani. Comprese che per creare una comunità solida servivano spazi di aggregazione, occasioni di incontro, luoghi dove crescere insieme. Nacque così un piccolo patronato con bar, non solo punto di ristoro ma vero focolare di socializzazione. Un ambiente sano e protetto dove ragazzi e famiglie potevano incontrarsi, stringere amicizie, condividere valori cristiani.

Intuendo il potere formativo della cultura, don Lino diede vita anche a una sala cinema, offrendo ai giovani “finestre sul mondo” e spunti di riflessione. E con uno sguardo lungimirante comprese il valore educativo dello sport: fondò l’Audace, società calcistica che diventò presto una fucina di talenti e un laboratorio di lealtà, disciplina e spirito di squadra. Sotto la sua guida, Ca’ Pajella si trasformò: da zona in espansione a comunità dinamica e coesa, punto di riferimento non solo religioso ma anche sociale per l’intera città.

Nel 1992 un’altra intuizione segnò profondamente il cammino parrocchiale: l’Adorazione Perpetua. Giorno e notte, i fedeli si alternavano davanti al Santissimo Sacramento in una catena ininterrotta di preghiera che sarebbe proseguita fino alla pandemia di Covid-19. Oggi continua, seppur con modalità diverse, a testimonianza di una fede radicata e condivisa.

Nel 2012, dopo aver lasciato la guida della parrocchia, don Lino ha continuato il suo servizio come Penitenziere al Duomo di Thiene, rimanendo presenza discreta ma costante nella vita spirituale cittadina.

Una vita intrecciata con quella di Thiene

Oggi, con ben 90 anni sul groppone, don Lino guarda al passato con gratitudine e al futuro con lo stesso entusiasmo di sempre. La sua partecipazione alla mostra “Facce X Bene Facce X Thiene” è il segno di un legame indissolubile con la città che considera la sua casa adottiva. Ha  visto il suo  quartiere trasformarsi: da pochi campi e qualche casa dispersa è diventato un centro vivo, ricco di iniziative, un luogo in cui la gente si sente a casa. Non è stato un cammino solitario: ha incontrato persone straordinarie che hanno condiviso con me questo percorso.

Il grazie della città

Nel giorno del suo novantesimo compleanno, anche il sindaco ha voluto rendere omaggio a una figura che ha segnato generazioni: “Novant’anni che non sono solo un numero, ma una storia ricca di volti, di incontri, di parole donate, di silenzi condivisi, di mani tese. Sei stato per tanti non solo un sacerdote, ma una guida, un punto di riferimento, una presenza discreta ma sicura”. Le parole del primo cittadino sono state condivise da chi oggi, domenica 15 febbraio 2026, ha partecipato alla festa organizzata dalla parrocchia di San Sebastiano. Una funzione religiosa ed un pranzo comunitario molto sentiti.

Un grazie per la fedeltà alla vocazione, per la dedizione quotidiana, per quella semplicità capace di rassicurare e far sentire accolti. «Oggi non celebriamo solo il tempo trascorso – ha aggiunto il sindaco Michelusi – ma il bene seminato. Un bene che continua a portare frutto».

Novant’anni, dunque, non come traguardo ma come testimonianza viva di una missione che continua. Perché la storia di don Lino Cecchetto non è soltanto la storia di un sacerdote, ma quella di una comunità che, grazie a lui, ha imparato a camminare insieme.

di Redazione AltovicentinOnline

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