Sabato 19 settembre Schio ha celebrato i 40 anni dell’Associazione Contro l’Esclusione, una realtà nata nel 1986 dall’impegno di cittadini, insegnanti, famiglie e volontari che hanno scelto di
battersi per una società capace di accogliere e valorizzare ogni persona.
Quarant’anni sono un traguardo importante, ma per l’Associazione Contro l’Esclusione non rappresentano soltanto una ricorrenza. Sono soprattutto la storia di un percorso fatto di relazioni, diritti, inclusione, volontariato e progetti concreti a fianco delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Alla base di questo lungo cammino c’è una convinzione semplice e profonda: tutte le
persone hanno pari dignità.
È da questa consapevolezza che, negli anni Ottanta, è nato il sogno di un piccolo gruppo di persone, composto soprattutto da maestri di scuola, convinti che una scuola e una società più giuste fossero possibili soltanto attraverso l’accoglienza e la partecipazione di tutti. «Erano maestri consapevoli che la scuola sarebbe migliorata se avesse accolto e non escluso bambini e ragazzi con disabilità – ricorda la presidente Maria Fiaccadori – perché una società più giusta si costruisce con l’attenzione a tutti e cresce solo attraverso il confronto e l’aiuto reciproco».
Tra i fondatori, Fiaccadori ricorda con particolare commozione Gigi Manza, scomparso pochi giorni fa. Una figura che ha accompagnato per decenni le battaglie dell’associazione e che, nelle parole della presidente, ha vissuto la propria vita «illuminata dal faro dell’accoglienza e dei diritti».
Dall’impegno culturale ai progetti per l’autonomia
L’Associazione Contro l’Esclusione è sorta nel 1986 su iniziativa di singoli cittadini, gruppi e comitati impegnati per l’integrazione sociale delle persone con disabilità. Il suo territorio di riferimento è l’Alto Vicentino e la sua attività si fonda sulla volontà di prevenire e rimuovere le cause di emarginazione, promuovendo l’inserimento e l‘integrazione nella scuola, nel lavoro e nella vita sociale. Nel corso degli anni, l’associazione ha accompagnato e contribuito a quel grande cambiamento culturale che, a partire dagli anni Ottanta, ha portato alla nascita di nuove leggi, servizi, cooperative sociali e realtà associative. Dal 2000 il suo impegno si è concretizzato anche attraverso una serie di progetti educativi rivolti allo sviluppo delle competenze sociali e dell’autonomia delle persone con disabilità: imparare a muoversi in città, fare la spesa, utilizzare i mezzi pubblici, incontrare gli amici, gestire una casa e costruire progressivamente la propria vita adulta. È stato anche il momento in cui numerose famiglie hanno trovato nell’associazione un luogo di incontro e opportunità di crescita per i propri figli. Oggi sono diversi i progetti attraverso cui l’associazione porta avanti questo impegno: Il Progetto ludico–sportivo, attivo dal 2002, coinvolge 22 utenti e 17 volontari; Il Club dei Ragazzi, avviato nel 2005, ha accompagnato negli anni 28
giovani tra i 14 e i 19 anni in un percorso di educazione all’autonomia; dal 2009 è attiva l’Agenzia del Tempo Libero, frequentata attualmente da 32 persone, che offre occasioni di incontro e
socializzazione attraverso piccoli gruppi che si ritrovano ogni settimana; dal 2011 il Progetto propedeutico all’autonomia abitativa permette a giovani con disabilità di sperimentare la vita in
appartamento, in piccoli gruppi e con la supervisione di operatori, come percorso verso una maggiore autonomia e una possibile vita adulta indipendente; infine, dal 2017, il progetto Week–
end fuori casa offre a 22 persone la possibilità di trascorrere un fine settimana al mese fuori dall’ambiente familiare, in piccoli gruppi e con la presenza di un operatore.
Sono esperienze che vanno oltre il semplice servizio: rappresentano occasioni concrete per costruire autonomia, relazioni e partecipazione alla vita della comunità.
battersi per una società capace di accogliere e valorizzare ogni persona.
Quarant’anni sono un traguardo importante, ma per l’Associazione Contro l’Esclusione non rappresentano soltanto una ricorrenza. Sono soprattutto la storia di un percorso fatto di relazioni, diritti, inclusione, volontariato e progetti concreti a fianco delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Alla base di questo lungo cammino c’è una convinzione semplice e profonda: tutte le
persone hanno pari dignità.
È da questa consapevolezza che, negli anni Ottanta, è nato il sogno di un piccolo gruppo di persone, composto soprattutto da maestri di scuola, convinti che una scuola e una società più giuste fossero possibili soltanto attraverso l’accoglienza e la partecipazione di tutti. «Erano maestri consapevoli che la scuola sarebbe migliorata se avesse accolto e non escluso bambini e ragazzi con disabilità – ricorda la presidente Maria Fiaccadori – perché una società più giusta si costruisce con l’attenzione a tutti e cresce solo attraverso il confronto e l’aiuto reciproco».
Tra i fondatori, Fiaccadori ricorda con particolare commozione Gigi Manza, scomparso pochi giorni fa. Una figura che ha accompagnato per decenni le battaglie dell’associazione e che, nelle parole della presidente, ha vissuto la propria vita «illuminata dal faro dell’accoglienza e dei diritti».
Dall’impegno culturale ai progetti per l’autonomia
L’Associazione Contro l’Esclusione è sorta nel 1986 su iniziativa di singoli cittadini, gruppi e comitati impegnati per l’integrazione sociale delle persone con disabilità. Il suo territorio di riferimento è l’Alto Vicentino e la sua attività si fonda sulla volontà di prevenire e rimuovere le cause di emarginazione, promuovendo l’inserimento e l‘integrazione nella scuola, nel lavoro e nella vita sociale. Nel corso degli anni, l’associazione ha accompagnato e contribuito a quel grande cambiamento culturale che, a partire dagli anni Ottanta, ha portato alla nascita di nuove leggi, servizi, cooperative sociali e realtà associative. Dal 2000 il suo impegno si è concretizzato anche attraverso una serie di progetti educativi rivolti allo sviluppo delle competenze sociali e dell’autonomia delle persone con disabilità: imparare a muoversi in città, fare la spesa, utilizzare i mezzi pubblici, incontrare gli amici, gestire una casa e costruire progressivamente la propria vita adulta. È stato anche il momento in cui numerose famiglie hanno trovato nell’associazione un luogo di incontro e opportunità di crescita per i propri figli. Oggi sono diversi i progetti attraverso cui l’associazione porta avanti questo impegno: Il Progetto ludico–sportivo, attivo dal 2002, coinvolge 22 utenti e 17 volontari; Il Club dei Ragazzi, avviato nel 2005, ha accompagnato negli anni 28
giovani tra i 14 e i 19 anni in un percorso di educazione all’autonomia; dal 2009 è attiva l’Agenzia del Tempo Libero, frequentata attualmente da 32 persone, che offre occasioni di incontro e
socializzazione attraverso piccoli gruppi che si ritrovano ogni settimana; dal 2011 il Progetto propedeutico all’autonomia abitativa permette a giovani con disabilità di sperimentare la vita in
appartamento, in piccoli gruppi e con la supervisione di operatori, come percorso verso una maggiore autonomia e una possibile vita adulta indipendente; infine, dal 2017, il progetto Week–
end fuori casa offre a 22 persone la possibilità di trascorrere un fine settimana al mese fuori dall’ambiente familiare, in piccoli gruppi e con la presenza di un operatore.
Sono esperienze che vanno oltre il semplice servizio: rappresentano occasioni concrete per costruire autonomia, relazioni e partecipazione alla vita della comunità.
«L’handicap è un problema sociale, non privato»
È proprio questo uno dei messaggi che l’associazione vuole rilanciare nel giorno del suo quarantesimo anniversario. «Il nostro obiettivo non è solo dare risposte ai nostri figli attraverso progetti e servizi – sottolinea Maria Fiaccadori – ma anche aiutare tutta la comunità alla consapevolezza che una società attenta ai più deboli è una società migliore. Perché tutti abbiamo delle fragilità e abbiamo bisogno della solidarietà reciproca». Da qui il richiamo a uno slogan nato negli anni Settanta, coniato da Anna Chiodini, allora presidente dell’Anffas di Bologna:
«L’handicap è un problema sociale, non privato!» Un principio che, per l’Associazione Contro l’Esclusione, conserva ancora oggi tutta la sua attualità:
i bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie non possono essere considerati una questione esclusivamente privata, ma riguardano l’intera comunità. L’associazione, infatti, opera anche attraverso una rete di collaborazioni con altre realtà del territorio e nazionali. Fa parte del Gruppo Abitazioni che gestisce nell’Alto Vicentino il progetto Le Chiavi di Casa, dell’associazione VI–ABITA per l’abitare autonomo e protetto delle persone con fragilità e del Coordinamento Nazionale delle associazioni che si occupano di sindrome di Down. Collabora inoltre con il Distretto dell’Ulss 7 Alto Vicentino, con il CSV di Vicenza e con altre realtà impegnate nel campo dell’inclusione.
Una quercia per guardare al futuro
La festa dei 40 anni è stata anche un’occasione simbolica per guardare avanti. Nel parco è stata infatti piantata una quercia, scelta non casualmente come simbolo
dell’anniversario.
«Abbiamo scelto questo albero perché la quercia è simbolo di forza, coraggio, dignità e perseveranza – spiega la presidente – qualità che hanno contraddistinto questi 40 anni di impegno e
che dovremo continuare a coltivare anche in futuro». Ma la scelta della quercia ha per l’associazione anche un significato profondamente legato alla città.
Il nome Schio, infatti, trae origine da scledum, termine legato al significato di querceto. La quercia diventa così anche un auspicio: quello di un coinvolgimento sempre più ampio dell’intera comunità, perché l’inclusione non sia soltanto il compito di chi opera nel sociale, ma un
patrimonio condiviso.
Durante la cerimonia la sindaca di Schio, Cristina Marigo, ha portato il proprio saluto e scoperto la targa commemorativa dedicata ai 40 anni dell’associazione. Targa inizialmente coperta dalla
bandiera della pace, elemento presente anche nel logo dell’Associazione Contro l’Esclusione. Un gesto che racchiude in sé un gioco di significati: la parola «PACE», attraverso le sue lettere, diventa idealmente A.C.E., Associazione Contro l’Esclusione.
La celebrazione di sabato scorso non vuole quindi essere soltanto una festa per ricordare il passato. È soprattutto un momento per rinnovare un impegno. Quello di una realtà nata quarant’anni
fa dal sogno di un piccolo gruppo di persone e cresciuta insieme a tante famiglie, volontari, operatori e cittadini.
Un’associazione che continua a credere che l’inclusione non significhi semplicemente «fare qualcosa per» le persone con disabilità, ma costruire insieme una comunità nella quale ciascuno
possa trovare il proprio spazio, esprimere le proprie capacità, avere relazioni e partecipare alla vita sociale. La quercia piantata a Schio sarà così il simbolo di una storia che affonda le proprie
radici nel passato, ma che vuole continuare a crescere nel futuro.
Letteria Cavallaro
È proprio questo uno dei messaggi che l’associazione vuole rilanciare nel giorno del suo quarantesimo anniversario. «Il nostro obiettivo non è solo dare risposte ai nostri figli attraverso progetti e servizi – sottolinea Maria Fiaccadori – ma anche aiutare tutta la comunità alla consapevolezza che una società attenta ai più deboli è una società migliore. Perché tutti abbiamo delle fragilità e abbiamo bisogno della solidarietà reciproca». Da qui il richiamo a uno slogan nato negli anni Settanta, coniato da Anna Chiodini, allora presidente dell’Anffas di Bologna:«L’handicap è un problema sociale, non privato!» Un principio che, per l’Associazione Contro l’Esclusione, conserva ancora oggi tutta la sua attualità:
i bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie non possono essere considerati una questione esclusivamente privata, ma riguardano l’intera comunità. L’associazione, infatti, opera anche attraverso una rete di collaborazioni con altre realtà del territorio e nazionali. Fa parte del Gruppo Abitazioni che gestisce nell’Alto Vicentino il progetto Le Chiavi di Casa, dell’associazione VI–ABITA per l’abitare autonomo e protetto delle persone con fragilità e del Coordinamento Nazionale delle associazioni che si occupano di sindrome di Down. Collabora inoltre con il Distretto dell’Ulss 7 Alto Vicentino, con il CSV di Vicenza e con altre realtà impegnate nel campo dell’inclusione.
Una quercia per guardare al futuro
La festa dei 40 anni è stata anche un’occasione simbolica per guardare avanti. Nel parco è stata infatti piantata una quercia, scelta non casualmente come simbolo
dell’anniversario.
«Abbiamo scelto questo albero perché la quercia è simbolo di forza, coraggio, dignità e perseveranza – spiega la presidente – qualità che hanno contraddistinto questi 40 anni di impegno e
che dovremo continuare a coltivare anche in futuro». Ma la scelta della quercia ha per l’associazione anche un significato profondamente legato alla città.
Il nome Schio, infatti, trae origine da scledum, termine legato al significato di querceto. La quercia diventa così anche un auspicio: quello di un coinvolgimento sempre più ampio dell’intera comunità, perché l’inclusione non sia soltanto il compito di chi opera nel sociale, ma un
patrimonio condiviso.
Durante la cerimonia la sindaca di Schio, Cristina Marigo, ha portato il proprio saluto e scoperto la targa commemorativa dedicata ai 40 anni dell’associazione. Targa inizialmente coperta dalla
bandiera della pace, elemento presente anche nel logo dell’Associazione Contro l’Esclusione. Un gesto che racchiude in sé un gioco di significati: la parola «PACE», attraverso le sue lettere, diventa idealmente A.C.E., Associazione Contro l’Esclusione.
La celebrazione di sabato scorso non vuole quindi essere soltanto una festa per ricordare il passato. È soprattutto un momento per rinnovare un impegno. Quello di una realtà nata quarant’anni
fa dal sogno di un piccolo gruppo di persone e cresciuta insieme a tante famiglie, volontari, operatori e cittadini.
Un’associazione che continua a credere che l’inclusione non significhi semplicemente «fare qualcosa per» le persone con disabilità, ma costruire insieme una comunità nella quale ciascuno
possa trovare il proprio spazio, esprimere le proprie capacità, avere relazioni e partecipare alla vita sociale. La quercia piantata a Schio sarà così il simbolo di una storia che affonda le proprie
radici nel passato, ma che vuole continuare a crescere nel futuro.
Letteria Cavallaro
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