Oltre cinquemila cittadini scendono in campo per difendere la sanità di prossimità. Sono 5.304 le firme raccolte dal Comitato Sanità Pubblica Alto Vicentino con la petizione lanciata per chiedere il mantenimento e il potenziamento dei servizi sanitari territoriali. Una mobilitazione che ha attraversato numerosi Comuni e che ora arriva direttamente sui tavoli delle istituzioni regionali e dell’Ulss 7 Pedemontana. La raccolta si è svolta dal 14 al 28 ottobre, coinvolgendo centinaia di persone che hanno raggiunto i gazebo allestiti nei mercati e i punti di sottoscrizione organizzati dai volontari nei diversi paesi.
A spingere tanti cittadini a firmare è soprattutto la preoccupazione per le trasformazioni annunciate dalla Regione nell’organizzazione dell’assistenza sanitaria primaria. Particolare attenzione è rivolta alle Medicine di gruppo, che secondo quanto riferito dal Comitato dovrebbero lasciare spazio, da gennaio, a una nuova forma organizzativa. La partecipazione, come racconta il Comitato, è stata particolarmente significativa proprio nei Comuni dove sono presenti queste strutture. Tra i firmatari numerose persone anziane, per le quali la possibilità di raggiungere facilmente il medico rappresenta una necessità fondamentale.
“Le persone non si sono limitate a firmare: hanno raccontato le proprie esperienze, condiviso timori e bisogni e manifestato la volontà di far arrivare la propria voce alle istituzioni prima che le decisioni siano definitivamente assunte”, sottolinea il Comitato. Le richieste sono chiare: mantenere gli attuali presidi territoriali di assistenza medica e infermieristica e realizzarne di nuovi nelle zone periferiche, affinché nessuno venga penalizzato dalla distanza dai servizi. Un altro punto centrale riguarda il rapporto tra paziente e medico. “Ogni persona deve poter contare su un medico che sia un vero riferimento per la propria salute, capace di garantire continuità, accuratezza e umanità dell’assistenza”, è la richiesta contenuta nella petizione.
Il documento, corredato dalle 5.304 firme, è stato trasmesso il 4 novembre al presidente della Regione Veneto, all’assessore regionale alla Sanità e al direttore generale dell’Azienda Ulss 7 Pedemontana. La mobilitazione, però, non considera conclusa la partita. “Poiché la programmazione è ancora in corso, c’è ancora tempo affinché queste voci vengano ascoltate e la volontà espressa da migliaia di cittadini trovi riscontro nelle scelte delle istituzioni”, conclude il Comitato.
Ora la parola passa agli enti competenti. Sul tavolo c’è una richiesta sostenuta da oltre cinquemila persone: difendere una sanità territoriale accessibile, presente nei paesi e vicina soprattutto a chi ha più difficoltà a spostarsi.
di Redazione AltovicentinOnline
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