In un’epoca di messaggi veloci, pranzi davanti a uno schermo e relazioni spesso filtrate dalla tecnologia, parlare di galateo può sembrare un ritorno a un tempo lontano. Eppure, più che mai oggi, l’eleganza nei gesti, la cura nei dettagli e il rispetto per l’altro tornano ad essere fondamentali. Non come formalismo, ma come forma profonda di attenzione.
C’è lo spiega in questa intervista rilasciata alla redazione di AltoVicentinOnline, la professoressa Tiziana Busato, laureata in Archeologia presso la Facoltà di Lettere Classiche di Padova, una laurea in Cerimoniale e Protocollo Diplomatico, con un Master Internazionale in galateo e cerimoniale. Tiene corsi, consulenze e formazioni sul cerimoniale e nel business etiquette.
Ha scritto due libri : Fashion Fork, un vademecum di galateo per gli scettici, e Fork in Paris Il galateo per gli sbadati.
Dottoressa Busato, Lei sui social cerca sempre di regalare uno squarcio sul mondo del bon ton, facendo emergere una personalità estremamente poliedrica e creativa.
Credo che ognuno di noi abbia un dono e una responsabilità e che tutto questo vada condiviso. Una delle possibili ipotesi dell’etimologia della parola comunicazione, ed è anche quella che io amo di più, è che possa derivare dal latino “cum munis”, cioè qualcosa come “metto insieme le munizioni”: mi piace pensare che riusciremo a capirci solo quando metteremo insieme i nostri strumenti per uno scopo comune, che è quello di comprenderci. Nel mio piccolo cerco di far capire alle persone che il galateo non è il regno delle regole muffose e ridicole, ma uno strumento garantito, pratico e moderno per dire tutto quello che si vuole nella forma che non genera polemica ma gratitudine. Ribadisco: qualsiasi contenuto va bene, se le parole e l’atteggiamento sono giusti.Come si deve comportare un uomo al suo primo appuntamento con una donna per non fare gaffe?
Uno dei miei professori di protocollo era solito ripetere: “se sei interessato, sei interessante”. Se vuoi veramente piacerle, tira fuori tutta quella sensibilità affinchè lei capisca davvero che ci tieni. Al netto di ciò, penso che alcuni comportamenti emozionino più di altri, o, quantomeno, non rendano pesanti le ore trascorse assieme. Evitare l’autoreferenzialità, l’autocelebrazione, l’atteggiamento smargiasso può aiutare nella conquista. E, tassativo, anche il riporre il cellulare nella tasca e dimenticarlo là per tutto l’incontro.
Ritiene che sia giusto che un uomo paghi sempre il primo appuntamento, mentre negli altri sia la donna a prendere posizione?
È risaputo che non esista una seconda occasione per fare un’ottima prima impressione: sarà anche una frase troppo utilizzata ma la trovo sempre drammaticamente vera. Il primo appuntamento è sempre quello “da tappeto rosso”, pagare il conto fa parte del gioco. Sbagliatissimo, però, scegliere un locale costosissimo e senza vera identità, solo per impressionare: è il classico caso in cui io me la darei a gambe. Questo non significa, ovviamente, che sia opportuna la stamberga sotto casa.
Dove pecchiamo di più noi italiani con il galateo e il bon ton?
Gestualità eccessiva e volume della voce alle stelle. Spesso gli stranieri ci ritengono aggressivi proprio per questo. Al di là del giudizio degli altri, vale sempre la pena tenere a mente che la delicatezza, anche dei modi, non è un’opzione, soprattutto in contesti comuni, tipo in treno. Anche il tu dato a tutti senza nemmeno farsi due domande, comunque, è un pò una miseria della nostra decadenza. Il tu va accordato, non preteso, soprattutto se chi lo esprime per primo ha metà dei miei anni.
Ci sono delle regole che vede trasgredite costantemente?
Io, io, io: il galateo è scienza per comunicare rispetto agli altri, per dire loro che li stimiamo, che siamo loro vicini, il tutto senza l’uso delle parole. La nostra società, invece, conosce l’unica regola che è mettersi in mostra, sempre, a tutti i costi, anche nei contesti in cui non siamo i protagonisti. Mi spiego: a un matrimonio non ci si veste di bianco, perchè solo la sposa deve splendere con questo colore; il funerale è una cerimonia a tutti gli effetti, si deve tenerlo a mente quando siamo tentati di indossare jeans e maglione per l’estremo saluto; uscire a cena in ciabatte, anche se firmate, significa solo che la comodità è più importante del decoro (senza contare le centinaia di ciabatte che osservo sfilate sotto al tavolo, con il piede nudo appoggiato sopra: vi vedo!). Si discute molto se sia adatto lo stile formale o quello informale: vorrei sottolineare che molti impersonano la terza opzione, lo stile sformato, che di per sè è un ossimoro. Lagerfeld diceva che uscire in tuta, se non per andare a correre, è come dichiarare al mondo la nostra sconfitta.
Lei spesso viene invitata dalle scuole e dai comuni. Quali sono le domande che le vengono poste maggiormente?
L’argomento che piace di più è la tavola: ricevere, cucinare, mangiare insieme e conoscere curiosità e aneddoti, comportamenti corretti o, forse, errori clamorosi, fa sicuramente parte della nostra tradizione culturale e rimane, a mio avviso, il vero spirito della convivialità italiana. Quali sono gli orrori che vede in giro, come ad esempio l’uomo in infradito con il calzino bianco, oppure la donna con il gambaletto?
Di orrori ce ne sono tanti, a partire dal più devastante, le unghie delle signore: chiilometriche, incompatibili con qualsiasi attività, spesso sberluccicanti e declinate nei colori più improbabili, natalizie o pasquali, panterate o fluorescenti. Tutto questo, per citare Carlo Rossella, fa “burina sfaccendata” e, aggiungo, poco colta e ancora meno elegante.
Nell’era dei social network trova che vecchi valori legati alla tradizione come il garbo e la ricerca della bellezza, strettamente connessi alla dimensione del bon ton, stiano decadendo?
Social e Whatsapp non sono solo la tomba del galateo, rappresentano purtroppo lo specchio di una civiltà che, come diceva Baumann, usa troppo i punti esclamativi perché ha perso la capacità di farsi le domande. Ne deriva tutto ciò che vediamo: offese e polemiche, messaggi a qualsiasi ora, utilizzo delle emoji per esprimere concetti che non sappiamo più spiegare con le parole giuste. Illuminante quanto scrive Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone, il 22 aprile del 1821: “Arriverà il momento in cui le persone scriveranno con disegni, come facevano gli Egizi e i Cinesi, perchè non conosceranno più i significati delle parole”. I geni sono anche questo.
Quali sono gli insegnamenti che se potesse, vorrebbe trasmettere ai giovani di oggi?
Cultura e consapevolezza prima di tutto. Fare l’influencer postando curiosità per suscitare il “wow” è facile, passare le giornate in archivio cavandosi gli occhi su documenti quasi illeggibili e spesso in latino, no. Approfondire, non abboccare, è il mio mantra.
Racconta un episodio – se esiste – in cui non hai utilizzato l’arma del galateo?
Ogni volta che pubblico un reel su Intagram: la necessità di divulgare è, per me, inversamente proporzionale alla mia natura riservata. Avrei preferito vivere al tempo di Jane Austen.
C’è un ricordo che custodisce gelosamente?
Certo che c’è, è legato alla mia famiglia e…continuerò a custodirlo gelosamente!
Una costante nella sua vita?
Nella mia vita professionale, molte persone seguono i miei corsi e poi “si mettono in proprio”, spesso utilizzando le mie stesse slide e copiando anche gli interventi sui social. A queste persone vorrei dire di continuare pure su questa strada, lavoro ce n’è per tutti e sapere che io ho seminato bene e vi ho dato delle idee è una soddisfazione. Aggiungerei che, vedendo questo, provo ancora più gioia nel creare ex novo: rimango sempre stupita per le risorse che abbiamo dentro di noi e che, se non fossimo incentivati a cercare, non scopriremmo mai. Profondo grazie a chi mi copia.
Infine, qual è la qualità che la contraddistingue maggiormente?
Credo l’insoddisfazione nei confronti di me stessa. Scrivo un libro e, quando lo rileggo, mi dico che avrebbe potuto essere più completo, tengo una serata e, alla fine, penso che alcuni argomenti non sono stati trattati. Non so se sia perfezionismo, di sicuro è voglia di fare sempre meglio.
F.C.
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