La notizia dei 37 licenziamenti annunciati dalla filiale italiana di InvestCloud a Marghera (Venezia) ha acceso un acceso dibattito sul futuro del lavoro nel Veneto e sulle ripercussioni della cosiddetta “transizione tecnologica”. La società statunitense attiva nel settore dei servizi fintech ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per tutti i dipendenti della sua unica sede italiana, tra tecnici, informatici e personale di supporto, comunicando la decisione ai sindacati e a Federmeccanica e Confindustria Veneto Est.
Secondo l’azienda, la scelta rientra in una riorganizzazione globale: un nuovo modello gestionale basato su sistemi tecnologici integrati – tra cui intelligenza artificiale e piattaforme centralizzate – renderebbe “non sostenibile” il mantenimento di strutture autonome locali come quella di Marghera. La trasformazione è stata giustificata con la volontà di puntare su pochi centri di eccellenza internazionale, rinunciando a team distribuiti in diverse giurisdizioni.
Regione Veneto: l’IA non è la vera causa
In risposta alle preoccupazioni e alle critiche crescenti nei confronti del piano di licenziamenti, l’assessore regionale allo Sviluppo economico del Veneto, Massimo Bitonci, ha voluto precisare la posizione della Regione. In una nota ufficiale, Bitonci ha definito “improprio” usare l’intelligenza artificiale come motivo principale per i licenziamenti, ribadendo che dalla documentazione acquisita emerge un quadro diverso rispetto a quanto spesso raccontato dai media.
“È vero che nella documentazione si parla di modelli tecnologici, ma ciò che risulta prioritario per l’azienda è la delocalizzazione delle attività, non la sostituzione meccanica dei lavoratori con sistemi di IA”: è quanto ha affermato l’assessore, spiegando che InvestCloud sta contemporaneamente avviando assunzioni in Bangalore, in India, dove il costo del lavoro nel settore ICT è significativamente più basso e dove l’azienda prevede di assumere una novantina di giovani professionisti informatici.
“Non si tratta di un’azienda in crisi – ha aggiunto Bitonci –, ma di una realtà che lo scorso anno ha registrato utili. Per questo riteniamo improprio utilizzare il tema dell’intelligenza artificiale come una sorta di copertura mediatica per decisioni che riguardano invece strategie di riduzione dei costi”.
Regione e sindacati: confronto aperto
La Regione Veneto ha annunciato che convocherà nei prossimi giorni l’azienda per approfondire la situazione e avviare un confronto con le organizzazioni sindacali. Bitonci ha sottolineato la necessità di tutelare i lavoratori coinvolti, ricordando al contempo che il territorio regionale registra un tasso di disoccupazione molto basso – intorno al 2,9% – e un’elevata domanda di lavoratori qualificati nei settori tecnologici.
“Il rispetto per il lavoro delle persone è fondamentale e faremo tutto il possibile per tutelare i lavoratori coinvolti”, ha dichiarato l’assessore, ricordando gli investimenti che la Regione sta conducendo nei settori del cloud computing e dell’intelligenza artificiale insieme alle università e al sistema camerale veneto. Bitonci ha evidenziato come questi progetti – sviluppati in partnership con enti come l’Università di Padova e Unioncamere Veneto – mirino a rafforzare competenze che resteranno strategiche e sempre richieste nel mercato del lavoro.
“La Regione seguirà con attenzione la vicenda con l’obiettivo di garantire tutele ai lavoratori e di valorizzare le competenze industriali e le professionalità presenti nel Veneto”, ha concluso.
Un tema nazionale: tecnologia, lavoro e politiche industriali
Il caso di InvestCloud Italy a Marghera è solo l’ultimo di una serie di episodi che mettono in evidenza il delicato equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dell’occupazione. Se da un lato l’introduzione di strumenti avanzati può portare efficienza, dall’altro solleva questioni di politica del lavoro, regole di mercato e responsabilità sociale delle imprese.
Per le istituzioni regionali e sindacali italiane, casi come questo segnano la necessità di un dialogo più ampio sui limiti e sugli strumenti di una transizione digitale sostenibile, che non lasci indietro i lavoratori e rafforzi contemporaneamente il tessuto produttivo locale.
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