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Autonomia, quanto costa? FI-FDI aprono a ‘indagine’ in Senato

Quanto costa l’autonomia differenziatadelle Regioni? Su questo potrebbe aprirsi in Senato a Roma una ‘indagine’ parallela al ciclo di audizioni avviato in questi giorni in commissione Affari istituzionali sempre a Palazzo Madama. A chiedere (trovando aperture in Fi ed Fdi) “un’indagine conoscitiva sui profili finanziari dell’autonomia differenziata, con particolare riferimento alla garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni” è stata l’altro ieri, in commissione Bilancio, la senatrice dei 5 stelle Maria Domenica Castellone, citando le “rilevanti criticità in termini di garanzia dei servizi essenziali, come emerso anche dall’analisi contenuta nel dossier del Servizio del bilancio” di Palazzo Madama. E anche alla luce di quanto sta emergendo dalle audizioni in commissione affari costituzionali. Senza tralasciare “le osservazioni di recente svolte dalla Commissione europea, che hanno ribadito taluni profili di rischio insiti in questo progetto di ridefinizione del quadro delle autonomie, soprattutto in relazione alla possibilità per le Regioni di trattenere il proprio gettito fiscale, con potenziali conseguenze negative per le finanze dello Stato”. Insomma, un’indagine parlamentare non basta: se ne faccia una anche in commissione Bilancio.
L’ipotesi resta per ora ‘sospesa’. Nicola Calandrini (Fdi), presidente della commissione Bilancio in Senato, ha rinviato la decisione all’esito di una discussione in Ufficio di presidenza, ricordando “come ogni indagine conoscitiva, ai sensi del Regolamento, è sottoposta all’autorizzazione del presidente del Senato”. Calandrini ha anche ricordato il percorso in commissione Affari istituzionali. Ma, insomma, si vedrà. E per ora la ‘Bilancio’, a conclusione del dibattito sul punto, ha preso atto. Vero è che una spinta a un’indagine bis c’è.

Claudio Borghi (Lega) si è espresso contro la richiesta di Castellone perchè è la materia è affare della commissione Affari costituzionali e va evitato “il rischio di sovrapposizione con l’esame di merito, peraltro già avviato”. il dem Daniele Manca ha però tenuto il punto appoggiando la proposta M5s ricordando che non sono ancora costituite le commissioni bicamerali per gli affari regionali e al federalismo fiscale, “elemento problematico poiché comporta la mancanza ad oggi delle sedi per il compiuto esame di tutti i profili coinvolti dal progetto di riforma”. Quindi va fatta una analisi finanziaria nella commissione Bilancio. E qui si è inserta Lavinia Mennuni (Fdi) dicendo che la ‘Bilancio’ è “una sede utile dove svolgere un’istruttoria e ogni ulteriore approfondimento sulla delicata questione degli effetti finanziari dell’autonomia differenziata”.

Ok da Tino Magni (Avs)al surplus di approfondimento mentre Claudio Lotito (Fi) ha evidenziato come “l’assegnazione del disegno di legge alla sola commissione Affari costituzionali non consenta, in sede di merito, un’istruttoria completa degli effetti sui conti pubblici”, quindi “una valutazione adeguata dei profili finanziari risulterebbe utile in via generale, al di là delle decisioni politiche”. Al che Calandrini, sentiti tutti, ha deciso di spostar il tema in un apposito Ufficio di presidenza