Sempre più giovani e sempre più spregiudicati. Da far paura. Sempre più spesso minorenni che diventano protagonisti di violenza brutale. Episodi che scuotono l’opinione pubblica, che interroga tutti: dalle famiglie alle istituzioni. Un’escalation che pone una domanda: cosa sta cambiando nel mondo degli adolescenti? E ancora: cosa fare?  L’ultimo episodio che ha riacceso il dibattito è il drammatico accoltellamento di un’insegnante a Bergamo da parte di un suo studente di soli 13 anni. Un fatto che ha scosso l’intero Paese. Un segnale, secondo molti, di un disagio sempre più diffuso e difficile da intercettare.

La proposta di Stefani: stop ai social per i minori
In questo contesto si inserisce la presa di posizione del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che torna a rilanciare una proposta destinata a far discutere: vietare l’accesso ai social network ai minori di 14 anni.

“Occorre cambiare prospettiva e rimettere al centro la salute dei giovani e il loro benessere psicologico. Ne va della sicurezza delle famiglie e del futuro della nostra comunità” commenta Stefani, che ricorda come l’ultimo disegno di legge da lui firmato, quando sedeva alla Camera dei deputati, andasse proprio in questa direzione: uno stop all’utilizzo dei social per i più giovani. “A quell’età i giovani hanno bisogno di esperienze vere e incontri reali, non di finzione. E, soprattutto, devono essere tutelati dal rischio di emulazioni e dall’esposizione a contenuti violenti che possono influenzarli e spingerli a commettere reati nel mondo reale”.

Tra sfide online, modelli distorti e contenuti estremi, il confine tra realtà e rappresentazione sembra farsi sempre più sottile. E i più coinvolti sono proprio i giovanissimi.

Prevenzione e psicologia territoriale
Ma il presidente veneto insiste anche su un altro fronte. Quello della prevenzione. “La Regione del Veneto sta facendo la sua parte per promuovere il benessere psicologico e prevenire forme di disagio. Il testo che ho depositato nei giorni scorsi, per l’istituzione dello psicologo territoriale, ne è un esempio. Ma, di fronte a quanto succede nel nostro Paese, e sulla scorta delle parole pronunciate dai genitori del tredicenne di Bergamo, non possiamo più aspettare”.

di Redazione AltovicentinOnline

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