Sedie bianche di plastica, tavolate di legno apparecchiate con tovagliette di carta, zanzare combattute a colpi di citronella, e nell’aria l’odore inconfondibile di frittura. Chi è cresciuto in un piccolo centro abitato sa bene cosa significhi partecipare a una sagra di paese. Per decenni ritenute eventi marginali, destinati per lo più a un pubblico anziano e nostalgico, le sagre stanno vivendo una vera e propria rinascita, trascinando con sé anche le generazioni più giovani.

Secondo i dati dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo, il turismo legato alle tradizioni locali e alle sagre è cresciuto del +63,8% rispetto al 2023. Un dato sorprendente che riflette un cambiamento profondo: le nuove generazioni stanno riscoprendo il valore dell’autenticità, delle tradizioni e della socialità.

In parallelo, il fatto che alcune aree dell’Italia  stanno vivendo un “percorso di spopolamento irreversibile”, e l’obiettivo, in questi casi, dovrebbe essere quello di accompagnare questo declino in modo socialmente dignitoso. In questo contesto, le sagre rappresentano molto più di semplici feste. Sono uno strumento concreto per mantenere vive le comunità locali, valorizzare il patrimonio culturale e creare occasioni di aggregazione. Lungi dall’essere meri residui del passato, questi eventi si stanno trasformando in laboratori sociali, capaci di attrarre giovani e turisti in cerca di esperienze autentiche.

I giovani riscoprono la comunità

 Per molti ragazzi, le sagre sono diventate il nuovo luogo del ritrovo: un’alternativa più genuina alle serate in discoteca o alle vacanze costose all’estero. La Gen Z, in particolare, sembra aver trovato in questi eventi qualcosa che la vita iperconnessa fatica a offrire: connessioni reali. Dopo anni di social, pandemia e isolamento, il bisogno di tornare a “stare insieme per davvero” si è fatto sentire.

La rinascita delle sagre affonda anche le sue radici in una verità più profonda: mangiare insieme ci fa stare meglio.  Come spiega Georgia Middleton, ricercatrice australiana, non importa se il pasto è disordinato, se si suda sotto il tendone, se si è punti dalle zanzare: il valore è tutto nel tempo trascorso insieme agli altri. Anche questo spiega perché le sagre, in fondo, parlino a ogni generazione.

Forse è proprio questo il segreto delle sagre: ci riportano all’essenziale. Al gusto delle cose semplici, al valore delle tradizioni, alla bellezza di un incontro non filtrato da uno schermo. In un’epoca di iperconnessione e consumismo esasperato, sedersi a una tavolata di legno sotto le stelle, condividere un piatto di gnocchi o una porzione di frittelle, può essere un gesto rivoluzionario. Un piccolo atto di resistenza contro la fretta, la solitudine e l’ansia da prestazione.

In definitiva, le sagre sono molto più di folklore. Sono presidi culturali, sociali ed economici, capaci di raccontare un’Italia che resiste, che cambia, che ritrova sé stessa. E, oggi più che mai, sono anche il luogo dove le nuove generazioni scelgono di ritrovarsi. Non per guardare al passato con nostalgia, ma per riscoprire un presente più autentico e condiviso.

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