AGI – C’era una volta Beppe Grillo, all’epoca Garante del M5s, per il quale l’estrazione a sorte, tout court, dei parlamentari, tornata oggi alla ribalta con clamore per un’iniziativa in una certa misura analoga dei vannacciani – ma per altro verso, solo relativamente all’assegnazione dell’ordine in lista dei candidati – non era affatto un tabù.
Correva il 2018, quando il comico e fondatore del Movimento, veniva inseguito dai cronisti in ogni suo blitz nella Capitale. “Selezioniamo le persone a sorte e le mettiamo in Parlamento. Sembra assurdo, ma pensateci un attimo. La selezione dovrebbe essere equa e rappresentativa del Paese”, teorizzava Grillo lanciando l’idea di un ramo del Parlamento ‘dei cittadini’.
Il modello degli antichi ateniesi
“Gli antichi ateniesi selezionavano a caso i cittadini per occupare la maggior parte dei loro posti politici”, era il ragionamento a supporto della ‘pazza idea’ che tale, nella sua provocazione sosteneva non essere. Estrazione a sorte? “È bellissimo. Lo fanno anche in Bulgaria”, rispondeva ai giornalisti che assediavano il ‘suo’ hotel Forum a Roma.
Un’idea non nuova
Non è dunque proprio solo di oggi la proposta di fare scegliere, almeno in parte, alla dea bendata gli eletti. Per Grillo suggestiva era l’idea di selezionare a caso i cittadini e sulla base di specifici requisiti assegnare loro incarichi a tempo determinato per gestire le istituzioni sulla base di requisiti specifici.
La democrazia diretta
Si sarebbe così realizzata la vera democrazia diretta abbandonando la pratica delle parlamentarie. Si sarebbe ricreato un meccanismo come quello delle giurie popolari che funziona di volta in volta nei tribunali eliminando il rischio di carrierismi, lobby e quant’altro l’ormai ex Garante del M5s vedeva come fumo negli occhi, in un Parlamento che voleva “aprire come una scatoletta di tonno”.
Il giudizio sulla democrazia
Da allora è passata tanta acqua sotto i ponti, Grillo non è più il Garante del Movimento, ma all’epoca indicava la strada: “Dobbiamo capire che la democrazia è superata. Che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare. Se prendi il 30% del 50%, hai preso il 15% – affermava in un’intervista a Ian Bremmer – Oggi sono le minoranze che gestiscono i Paesi”.
L’ipotesi del sorteggio parlamentare
“Probabilmente la democrazia deve essere sostituita con qualcos’altro, magari con un’estrazione casuale. Io penso che potremmo scegliere una delle due Camere del Parlamento così. Casualmente. In maniera proporzionata per età, sesso, reddito, del Sud, del Nord, cosicché queste persone rappresentino veramente il Paese”.
Il sostegno nel M5s
Posizione poi sposata in Italia dal grillino Gianluca Vacca, all’epoca sottosegretario ai Beni Culturali, secondo il quale “l’astensionismo in costante crescita” era “sintomo di una stanchezza democratica” e della “crisi della rappresentanza” che però “non sembra coincidere con una riduzione della volontà dei cittadini di partecipare alla vita istituzionale di un Paese e in generale di una comunità”.
Partecipazione e trasparenza
I cittadini, insomma, sono stanchi di eleggere, diceva, ma non di partecipare. Il sorteggio, potrebbe “garantire trasparenza e imparzialità nella nomina di componenti di organi collegiali particolarmente delicati e condizionati da logiche clientelari e consociative”.
Agi
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