Obiettivo: le elezioni del 2027 con o senza il centrodestra. Anzi, Roberto Vannacci rilancia: “Corro anche da solo, non c’è nessun problema”. L’ex vicesegretario leghista, e da dieci giorni leader di Futuro Nazionale, si prepara alla prima sfida elettorale che conta, le Politiche fra un anno. Forte delle nuove adesioni in arrivo e, a breve, del sostegno – anche economico – del Mondo al contrario. L’associazione, nata sulla scia del suo libro-scandalo e che vanta circa 5000 soci, è pronta a seguirlo. Resterà un’associazione culturale ma almeno fino al 2027 offrirà fondi e personale alla nuova creatura dell’ex generale, per contribuire a consolidare il partito in Italia. Lo metterà per iscritto lunedì sera: l’assemblea voterà una modifica al proprio statuto per aggiungere la postilla transitoria (riferita all’impegno fino al 2027) e il paletto sull’uso del simbolo di FnV, esclusiva dell’eurodeputato e del partito. Mentre continua il suo tour in Italia (stasera è in un paesino nel Bresciano ma ripiegando in una pizzeria, perché la sala risulta già prenotata) Vannacci si porta avanti. Promette un pacchetto di misure sulla sicurezza che potrebbe presentare a marzo (forse in una conferenza stampa alla Camera) insieme ai “futuristi”.
In un’intervista a Sky Tg24 ammette che preferisce nettamente quella definizione, piuttosto che ‘vannacciani’, e ribadisce il suo campo d’azione e le probabili alleanze. Per l’ex vicesegretario leghista, la coalizione di centrodestra resta “la collocazione del mio partito”. Ma con il distinguo del supporto al governo e il dissenso sull’invio di armi a Kiev. Uno sdoppiamento cristallizzato dal voto splittato in Aula dai tre deputati di FnV (sì alla fiducia al governo, no al decreto Ucraina). E comunque su una possibile liaison, taglia corto: “Lo vedremo all’approssimarsi delle politiche del 2027. Dovranno essere fatte scelte e dovranno essere fatte a più teste”. Apre le porte a Mario Adinolfi, presidente del Popolo della famiglia (“rappresenta principi e valori che condividiamo ma non ho mai parlato con lui”) e le chiude a Fabrizio Corona e ai partiti di Sud chiama Nord, Italexit. Si concretizzano invece le adesioni a FnV e soprattutto crescono gli emuli tra i leghisti. L’ultimo è il segretario del Carroccio di Modena, Guglielmo Golinelli, ex deputato con 18 anni di militanza alle spalle. O Gian Carlo Locarni, vicesegretario provinciale a Vercelli e nel Carroccio da più di 20 anni. “In FnV trovo più coerenza e più coraggio”, sintetizza la scelta. Finora per Vannacci il bottino più ricco di arruolati è nella sua Toscana dove se ne contano almeno 8, escluso il consigliere regionale Massimiliano Simoni. Mentre al sud Francesco Battista si è dimesso dal ruolo di segretario della Lega a Taranto.
Il partito di Matteo Salvini però guarda avanti. Ha convocato il consiglio federale a Milano – l’ultimo fu in contemporanea con l’addio di Vannacci – e in cima alle priorità c’è la manifestazione del 18 aprile con i Patrioti di tutta Europa a Milano, in difesa dei valori dell’occidente. E’ sparita la parola ‘remigrazione’, forse per evitare sovrapposizioni e confusione con il cavallo di battaglia di Vannacci. Ai piani alti del partito negano che la riunione possa discutere anche del successore di Vannacci come vicesegretario. Al di là dei tempi, il super favorito è al momento Luca Zaia. Il “Doge” tace. Ma si fa largo l’idea che potrebbe accettare a certe condizioni, ossia se potrà dare un contributo fattivo al partito e con una certa libertà di manovra. No insomma a una nomina pro forma.
Ansa
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