“Riteniamo che questa sentenza- dichiara il presidente del Consorzio tutela formaggio Asiago, Fiorenzo Rigoni- possa rappresentare un importante precedente giuridico per chi si impegna ogni giorno a promuovere il Made in Italy e a contrastare l’Italian Sounding. Proseguiremo a rafforzare la riconoscibilità delle caratteristiche distintive del prodotto d’origine, ben diverso dai prodotti denominati ‘comuni’, vale a dire generici, nel primo mercato d’esportazione del formaggio Asiago e in tutti i Paesi nei quali è apprezzato da milioni di consumatori”. La sentenza, inoltre, “dimostra il ruolo centrale dei Consorzi di Tutela per dare valore ai prodotti di qualità tutelati”, aggiuge Deserti. L’Asiago è oggi il quarto formaggio Dop di latte vaccino italiano per dimensioni produttive e una delle specialità caserie italiane più diffuse al mondo, con una produzione annuale di circa due milioni di quintali di latte proveniente da mille aziende agricole e trasformato in ventiduemila tonnellate di formaggio vendute in oltre cinquanta nazioni. Con l’aumento della presenza e della notorietà, il Consorzio di Tutela ha adottato una politica di tolleranza zero e un’attenzione particolare ai mercati esteri, fondamentali per la crescita della specialità e il contrasto all’asserito Italian Sounding, l’utilizzo di nomi, immagini, colori e riferimenti che richiamano l’italianità per promuovere prodotti che, in realtà, non hanno alcun legame con l’Italia. È un fenomeno che recenti stime indicano valga 73 miliardi di euro, a fronte di un export di 71 miliardi e che, se si trasformasse in vero fatturato, porterebbe il potenziale dell’export del Sistema Paese a circa 143 miliardi, segnala il Consorzio citando una elaborazione Teha Group Ambrosetti su dati Istat.

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