Un profilo social con il nome e il volto di un noto cantante, messaggi mielosi, promesse di un incontro privato da sogno e, alla fine, il conto da pagare: migliaia di euro in carte regalo. L’ennesima, cinica “truffa romantica” consumata sulle fragilità affettive di una donna sola, una sessantenne scledense, che credeva di parlare con il suo idolo e invece si ritrovava nella rete di una fredda manipolatrice.
A mettere fine alla messinscena sono stati i Carabinieri della Stazione di Schio, che al termine di un’indagine rapida e meticolosa hanno individuato e denunciato in stato di libertà una ventenne residente a Senigallia (AN), ritenuta responsabile del reato di truffa.
Tutto ha inizio mesi fa, su una nota piattaforma social. Alla donna arriva una richiesta di amicizia da un account che ostenta nome, foto e contenuti riconducibili a un celebre artista. Il copione è ormai tristemente noto: complimenti studiati, frasi affettuose, attenzioni continue. Il finto “vip” conquista la fiducia della vittima, la lusinga, la fa sentire “scelta” tra milioni di fan. Poi il passo successivo: la conversazione si sposta su un’app di messaggistica, dove i toni diventano sempre più confidenziali, quasi intimi, costruendo una relazione del tutto unilaterale ma emotivamente coinvolgente.
La trappola scatta con una e-mail: viene prospettata alla donna la possibilità di un incontro esclusivo, un appuntamento privato con l’artista. Un sogno per qualsiasi fan. Ma per “sbloccare” l’evento, ecco la richiesta: versare diverse migliaia di euro attraverso l’acquisto di carte regalo, un metodo ormai classico nelle frodi online. La sessantenne, manipolata dall’illusione e convinta da spiegazioni artefatte, acquista i primi codici. Non basta: con la scusa di presunti errori nell’inserimento dei dati, le viene chiesto di comprarne altri.
È a questo punto che, di fronte alla spirale di richieste di denaro, la donna si ferma, realizza di essere vittima di un raggiro e trova il coraggio di rivolgersi ai Carabinieri di Schio. Ed è qui che entra in gioco lo Stato, quello vero, che interviene dove la rete lascia soli i più fragili.
Gli accertamenti informatici e bancari, condotti con tempestività, permettono di seguire i flussi di denaro e le tracce digitali: dietro al volto famoso non c’è nessun cantante, ma l’effettivo utilizzatore del profilo, reale beneficiario dei proventi illeciti. Gli investigatori arrivano così a identificare una giovane ventenne marchigiana, denunciata per truffa.
Ancora una volta, dietro lo schermo si consuma una violenza silenziosa: non solo il denaro sottratto, ma la fiducia tradita, la solitudine sfruttata come arma. Mentre le piattaforme social continuano ad arricchirsi di profili falsi, a fare argine restano, troppo spesso in pochi e con mezzi limitati, le forze dell’ordine e il buon senso di chi trova la forza di denunciare.
Il caso di Schio è l’ennesimo monito: dietro ai cuori, ai messaggi smielati e alle promesse di incontri da favola, può nascondersi una trappola spietata. E non dovrebbero essere solo le vittime, a posteriori, a pagarne il prezzo.
di Redazione AltovicentinOnline
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