Minacce di morte e offese pesanti, tanto da far scattare il codice rosso. Il ‘caso Kaabouri’ si arricchisce di nuovi e gravi sviluppi, resi noti dallo stesso consigliere comunale dopo la bufera politica e mediatica esplosa a Thiene per le sue parole di solidarietà al presidente dell’Associazione Palestinesi d’Italia, ritenuto dalla Procura di Genova finanziatore di Hamas e vertice di una cellula terroristica. Una vicenda che gli è costata anche alcune deleghe e che ha acceso il dibattito politico, fino all’intervento di Ilaria Salis. In questo contesto, la senatrice Erika Stefani prende le distanze dall’odio e dai commenti aggressivi emersi a seguito della sua critica politica, arrivando quindi a cancellare il post che aveva scritto lo scorso 29 dicembre.
Il post su Facebook
“Io, Alaeddine Kaabouri, sto con Mohammad Hannoun e con tutte le persone arrestate il 27 dicembre in una nuova azione repressiva condotta da polizia e guardia di finanza sotto la regia del governo Meloni e del ministro Piantedosi”. Questo il post su Facebook dello scorso 29 dicembre che in poche ore fa innescare forti critiche nei suoi confronti.
Revoca delle deleghe
Il sindaco Michelusi, che all’inizio del mandato aveva rafforzato il ruolo politico di Kaabouri affidandogli le deleghe alle politiche giovanili, agricole e all’integrazione ha preso subito le distanze, definendo “necessario un chiarimento”. Il confronto però non c’è stato, e Michelusi ha deciso di revocare le deleghe “per garantire il lavoro della compagine di governo senza ambiguità”. Kaabouri ha denunciato sui social: “senza nemmeno chiamarmi, senza cercare un confronto umano prima ancora che politico”.
Pressioni politiche e polemiche
In tutto questo si erano infilati Fratelli d’Italia e Lega. Il deputato FdI Silvio Giovine definì le dichiarazioni di Kaabouri “incompatibili con qualsiasi incarico pubblico”, mentre il parlamentare leghista Erik Pretto invitata il consigliere a dimettersi per tutelare l’immagine della città. A sostegno di Kaabouri è intervenuta l’europarlamentare Ilaria Salis, che ha parlato di “caccia alle streghe”, sottolineando come la revoca delle deleghe rappresenti un attacco alle opinioni politiche del consigliere e una grave lesione della libertà di espressione.
Erika Stefani: “dispiaciuta per i commenti”
Ma aldilà dei colpi politici, a preoccupare è la deriva di chi commenta sui social. Cosa che è toccata appunto a Erika Stefani. La senatrice, lo scorso 29 dicembre alla notizia delle dichiarazioni di solidarietà di Kaabouri per Hannoun, aveva espresso nei confronti del consigliere comunali di Thiene quella che oggi definisce “una critica politica”, definendo la posizione di Kabbouri come una “ambiguità inaccettabile” e chiedendone le dimissioni. Un messaggio che, come la stessa oggi racconta, aveva innescato un vortice di messaggi, pregni di violenza e minacce. Da qui la sua scelta di eliminarlo. “Purtroppo, e sottolineo purtroppo, alcune persone hanno commentato il post con espressioni aggressive e del tutto non accettabili-scrive la senatrice Stefani-non ho mai usato facebook o altri canali se non per esprimere la mia posizione e critica politica, a volte anche dura, ma mai i miei post devono essere veicolo di odio verso le persone. Non posso scusarmi per quello che io ho espresso, ma sono sinceramente dispiaciuta per aver inconsapevolmente dato una finestra a qualche povero di spirito che ha solo il coraggio di premere pulsanti”.

Secondo quanto racconta lo stesso Kaabouri su Facebook, la polemica politica si è tradotta in minacce pesanti anche nei confronti dei suoi familiari, con conseguente denuncia e attivazione del codice rosso. Abbiamo provato a contattare Kaabouri, senza ricevere risposta. Riportiamo quindi integralmente quanto ha scritto sui social, in seguito alla rimozione del post della senatrice Erika Stefani del 29 dicembre: “in relazione al post della Senatrice della Repubblica italiana Erika Stefani, ritengo doveroso intervenire per chiarire il contesto in cui si inserisce. Le minacce di morte e le offese ricevute sono state così gravi da avermi portato in codice rosso. Una situazione che nessuno dovrebbe mai vivere e che dimostra quanto il clima del confronto pubblico si sia pericolosamente deteriorato. Ringrazio l’avvocata Sara Cresci, che mi sta seguendo con grande professionalità e sta svolgendo un lavoro importante per tutelarmi nelle sedi opportune. Il post della senatrice Erika Stefani è una conseguenza diretta di questo contesto. Il mio scritto è resta uno scritto politico…una presa di posizione legittima, che non può e non deve in alcun modo tradursi in attacchi personali, offese razziste e islamofobe, né tantomeno in minacce o violenze, verbali o fisiche, verso me o la mia famiglia. La critica politica è un diritto, l’odio e l’intimidazione non lo sono. Su questo non possono esserci ambiguità”.
di Redazione AltovicentinOnline
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