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Zanè-Covid. 12 i contagi: ci sono anche due bambini piccolissimi

Ci sono anche due bambini, uno di 2 mesi e l’altro di due anni, tra i contagiati da covid-19 a Zanè e sotto osservazione,  una ragazza al di sotto dei 20 anni è ricoverata all’ospedale all’ospedale di Santorso.

La speranza di non dover più aggiornare i suoi concittadini sul numero dei contagi da covid-19 non è durata e Roberto Berti, sindaco di Zanè, ha dovuto arrendersi all’evidenza di quanto comunicato dall’azienda sanitaria Ulss7 Pedemontana: “fino al 17 luglio Zanè era covid free, ora ci sono dodici contagi, con sempre più giovani che contraggono il virus e la situazione, purtroppo, si sta complicando”.

A Zanè torna la preoccupazione ed è proprio il sindaco Berti a dirsi sconcertato per quanto sta accadendo. Perché il covid colpisce anche i giovani, giovanissimi, che se nella prima ondata sembravano risparmiati ora finiscono più spesso in ospedale.

“Dal 30 giugno e fino al 17 luglio, i comunicati inviati quotidianamente dal Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss7 non segnalavano nessun contagio nel nostro paese – ha sottolineato Berti –  Successivamente sono ripartiti e ad oggi risultano positive e costrette nei vari stati di sorveglianza 12 persone, fra queste ci sono anche due bambini: uno di neanche 2 mesi e uno di 2 anni e una ragazza si trova ricoverata. Inoltre si aggiungono una persona in sorveglianza MMG/USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) per contatto stretto e una in sorveglianza passiva in quanto viaggiatore. Non sappiamo se le persone contagiate siano state vaccinate o meno, il dipartimento non lo comunica, ma, al momento, il vaccino risulta essere l’unica difesa dal virus e dalle sue varianti, invito, quindi, chi non l’ha ancora fatto a vaccinarsi subito, proteggeremo in questo modo noi stessi e gli altri”.

Le 12 persone positive a Zanè sono 3 donne e 3 uomini da 0 a 20 anni, 3 donne e un uomo da 21 a 30 anni, un uomo da 31 a 40 anni e una donna dai 51 ai 60 anni.

A.B.

Covid, il 99% dei morti da febbraio a oggi non aveva completato il ciclo vaccinale

Quasi 99 deceduti per Covid su 100 dallo scorso febbraio non avevano terminato il ciclo vaccinale. E fra quelli che invece lo avevano completato si riscontra un’età media più alta e un numero medio di patologie pregresse maggiori rispetto alla media. Lo fa sapere l’Istituto superiore di Sanità in un approfondimento contenuto nel report periodico sui decessi. “Fino al 21 luglio sono 423 i decessi Sars-Cov-2 positivi in vaccinati con ciclo vaccinale completo – si legge nel report- e rappresentano l’1,2% di tutti i decessi Sars-Cov-2 positivi avvenuti dallo scorso 1 febbraio (in totale 35.776 decessi), scelto come data indice perché corrisponde alle cinque settimane necessarie per il completamento del ciclo vaccinale a partire dall’inizio della campagna”.

I VACCINATI DECEDUTI AVEVANO UN’ETÀ MEDIA DI 88,6 ANNI

L’analisi è basata su un campione di 70 cartelle cliniche dei 423 decessi Sars-Cov-2 positivi avvenuti fino al 21/07/2021 in vaccinati con ciclo vaccinale completo (16.5%). Rispetto alla totalità dei decessi per cui sono state analizzate le cartelle cliniche, nel campione dei deceduti con ciclo vaccinale completo l’età media “risulta decisamente elevata (88.6 vs 80 anni)”. Inoltre, il numero medio di patologie osservate in questo gruppo di decessi è “di 5,0 (mediana 5, deviazione standard 2,2), molto più elevato rispetto ai decessi della popolazione generale (3,7)”.

Dopo l’insufficienza respiratoria acuta, le sovrainfezioni sono le complicanze maggiormente diffuse nelle persone decedute con ciclo vaccinale completo. Terapia antibiotica e steroidea sono le terapie più utilizzate su questi pazienti. “I risultati qui presentati – conclude quindi il report – possono avere due possibili spiegazioni. In primis, i pazienti molto anziani e con numerose patologie possono avere una ridotta risposta immunitaria e pertanto essere suscettibili all’infezione da Sars-Cov-2 e alle sue complicanze pur essendo stati vaccinati. In secundis, questo risultato può essere spiegato dal fatto che è stata data priorità per la vaccinazione alle persone più anziane e vulnerabili e che quindi questa rappresenta la popolazione con maggiore prevalenza di vaccinazione a ciclo completo alla data in cui è stata eseguita questa valutazione”.