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Alla Rigoni di Asiago orario flessibile e smart working per tutti gli uffici

di Federico Piazza

La più grande azienda dell’Altopiano estende la flessibilità di orario e di luogo di lavoro a tutto il personale degli uffici. Venerdì pomeriggio libero, un’ora di finestra temporale in cui anticipare o posticipare inizio e fine giornata e pausa pranzo a seconda delle esigenze, possibilità di svolgere il 40% delle prestazioni lavorative senza recarsi in sede, strumenti tecnologici e formazione per dirigenti e impiegati su cosa significa lavorare in modalità smart working (cioè lavoro agile, che non è e non dovrebbe essere solo telelavoro).
La Rigoni di Asiago mette a regime la nuova organizzazione flessibile negli uffici delle sedi di Asiago e Foza e di Albaredo d’Adige nel Veronese. A beneficiarne è quasi la metà dei 150 dipendenti che l’azienda ha in Italia. Interessate sull’Altopiano sono oltre 50 persone tra direzione, amministrazione e finanza, marketing, commerciale, servizi generali. Più 15 addetti nelle aree ricerca & sviluppo, regolatorio e logistica dell’unità produttiva di Albaredo. Non la produzione, dove invece gli operatori continuano a lavorare a ciclo continuo su tre turni a Foza e su due turni ad Albaredo.
La nuova modalità, avviata nell’estate del 2022 solo per il dipartimento finanza e poi estesa ad altre aree aziendali, prevede 34 ore da lunedì e giovedì, otto ore e mezzo il giorno. E il venerdì fino alle 14: cinque ore e mezzo e mezz’ora di permesso. Inoltre, flessibilità d’ingresso tra le 8 e le 9 e di uscita tra le 17.30 e le 18.30, per venire incontro alle diverse esigenze dei dipendenti tra chi vive sull’Altopiano e chi arriva invece dalla pianura.
Di pari passo, lo smart working. Che Rigoni di Asiago non ha mai abbandonato dopo il Covid. «Abbiamo un modello che prevede
 3 giornate in presenza e 2 da remoto, compatibilmente con le esigenze organizzative, che accompagniamo con strumenti tecnologici di condivisione del lavoro e formazione sia per i manager sia per i collaboratori su cosa implica operare in smart working», spiega il direttore del personale, Luca Nascimben. «In particolare, per i dirigenti la formazione verte su come gestire processi che prevedono un maggior grado di delega ai collaboratori, comunicazione chiara di obiettivi e performance attese, revisioni periodiche sullo stato di avanzamento delle attività».

Nascimben sottolinea poi come l’offerta di flessibilità abbia consentito a un’azienda come Rigoni di Asiago, in grande crescita nel settore dell’alimentare biologico ma con la sede principale in un territorio montano, di attrarre negli ultimi anni anche professionalità avanzate dalla pianura, da altre province, da fuori regione. «Solo per gli uffici, senza contare la produzione, abbiamo fatto dieci nuovi inserimenti nel 2022 e quindici nel 2021, in gran parte ad Asiago. Per esempio, nel marketing, sono venute a lavorare con noi persone con dieci anni di esperienza in importanti realtà al di fuori dell’Altopiano. Offriamo ruoli e retribuzioni molto interessanti, ma la lunghezza del tragitto casa-lavoro tutti i giorni lavorativi per chi abita più lontano è ostativa. Il lavoro agile aiuta tantissimo anche in questo senso», chiosa Nascimben.
Secondo l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2022 in Italia i lavoratori da remoto sono stati 3,6 milioni. In calo di 500mila rispetto al 2021. Diminuzione marcata nelle PMI e nella pubblica amministrazione. Mentre continuano a crescere nelle grandi imprese, che lo adottano nel 91% dei casi rispetto al 48% delle PMI e contano oltre la metà (1,84 milioni) dei lavoratori in questa modalità. E per il 2023 l’Osservatorio prevede un lieve aumento complessivo a 3,63 milioni.
Rimane però da capire, in generale, quanto telelavoro (facilmente quantificabile) sia effettivamente smart, cioè un
modello di organizzazione del lavoro basato su flessibilità e autonomia delle persone a fronte di una loro responsabilizzazione sui risultati da raggiungere (più difficile da valutare).