Un modello che sembra funzionare.
La fotografia scattata dall’ultimo report di Ficiap Veneto, in collaborazione con Veneto Lavoro, è netta: più di otto studenti su dieci delle Scuole di Formazione Professionale trovano un impiego entro due anni dal titolo. Nei percorsi, l’Istruzione e Formazione Tecnica Superiore, le percentuali sfiorano il 90%. Numeri presentati a Palazzo Balbi dall’assessore regionale alla Formazione e Istruzione, Valeria Mantovan, insieme al direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone, e al presidente di Forma Veneto, Matteo Roncarà.
“Non sono solo statistiche: è la prova che il nostro modello funziona,” ha sottolineato Mantovan. A sei mesi dal titolo lavora il 45% dei ragazzi; a dodici mesi la quota sale al 60%, a diciotto mesi al 75%, fino a superare l’80% a ventiquattro mesi. La progressione migliora con il livello di studio: i qualificati del triennio raggiungono il 56,3% a un anno, i diplomati del quarto anno il 68,3%, mentre gli IFTS arrivano al 73,4% a dodici mesi e si avvicinano al 90% a due anni.
La qualità degli inserimenti non è da meno. Dopo due anni, prevalgono i contratti a tempo determinato (circa il 40%) e l’apprendistato professionalizzante (circa il 30%), un rapporto a tempo indeterminato che combina lavoro e formazione continua. Gli indeterminati “diretti” crescono dal 5% iniziale al 15% a ventiquattro mesi, con un peso maggiore per i titoli più elevati. “Non stiamo alimentando il precariato: investire nella formazione porta stabilità e migliori prospettive,” ha rimarcato l’assessore.
Anche la voce “non occupati” richiede una lettura più fine. A sei mesi dal titolo, quasi la metà degli studenti non ancora al lavoro sta in realtà proseguendo gli studi per alzare il proprio livello formativo (47,6%, che sale al 55% tra i qualificati triennali). Un ulteriore 9% risulta attivo attraverso canali non captati dai database amministrativi. La quota reale di NEET è dunque più bassa di quanto suggerisca il dato grezzo.
Sul fronte del genere, resta un divario nella fase subito successiva alla qualifica triennale (53,8% di inserimento per le ragazze contro il 62,6% per i ragazzi). Ma nei percorsi IFTS il quadro si ribalta: le donne raggiungono l’81,3%, superando il 72,6% maschile. Un segnale chiaro: percorsi più avanzati significano anche più parità e tutele.
La Regione rivendica una rotta coerente: credere nella IeFP quando non era scontato, e consolidare gli investimenti. “Ogni euro speso nella formazione professionale ha un ritorno alto: più autonomia per i giovani, più competitività per le imprese,” ha concluso Mantovan.
Le prossime sfide? Rafforzare l’orientamento già dalla scuola media, ampliare l’offerta IFTS nei settori più richiesti (manifattura evoluta, meccatronica, logistica, ICT, energia), e ridurre i mismatch territoriali. Ma la direzione è tracciata: competenze più forti portano a lavoro più rapido, più stabile e di migliore qualità.
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