di Federico Piazza

La vocazione all’export extra europeo del distretto meccano-tessile dell’Alto Vicentino è risaputa. L’industria italiana di settore è del resto un’eccellenza a livello mondiale: secondo dati riportati dall’associazione delle imprese di categoria Acimit, ben l’80% degli oltre 2,7 miliardi di euro del fatturato aggregato nazionale è realizzato all’estero. La produzione di tessuti e abbigliamento, anche di fascia alta per grandi marchi di moda internazionali, sta crescendo soprattutto in Asia e America Latina, mercati quindi importantissimi per le aziende meccano-tessili della zona di Schio e Thiene. Tra queste c’è Tonello srl, che in 45 anni di storia ha saputo diventare il riferimento per la tecnologia più avanzata nel campo delle macchine per il trattamento in capo e il finissaggio dei jeans. Vale a dire, grandi lavatrici industriali, macchine da tintura e impianti laser che conferiscono ai capi in denim quel particolare effetto vintage da tessuto consumato che va di moda ormai da alcuni decenni.
Tonello realizza mediamente fuori dall’Europa addirittura il 90% dei suoi ricavi, che nel 2025 arriveranno a 44 milioni di euro (+25% rispetto al 2024) grazie a un deciso aumento dei volumi di vendita. Nel perimetro aziendale è inoltre recentemente entrata l’azienda piemontese Flainox specializzata in macchinari per la tintura. Progettazione e produzione sono tutte in Italia: nelle due sedi di Sarcedo e Schio lavorano 110 persone, a Biella altre 35.
«All’estero abbiamo filiali commerciali in diversi Paesi – spiega la responsabile marketing e ricerca & sviluppo Alice Tonello – e siamo fieri di avere agenti che sono con noi da decenni. Vendiamo in Paesi con culture molto diverse, ma ovunque vediamo che il valore aggiunto della nostra tecnologia viene riconosciuto e apprezzato». Tra i punti di forza delle tecnologie di Tonello per il trattamento dei jeans ci sono l’attenzione massima all’efficienza dei macchinari in termini di consumi energetici ed idrici («il consumo d’acqua per capo può essere ridotto a meno di 15 litri per quelli medio-chiari e a meno di 10 litri per i medio-scuri»), l’impiego di ozono anziché di prodotti chimici, il superamento dell’utilizzo della pietra pomice, l’automazione laser che riduce il pesante lavoro manuale di raschiatura dei tessuti.
Le due grandi direttici di crescita internazionale sono l’Asia e l’America Latina: dal Bangladesh al Pakistan, dall’India al Messico, dal Brasile alla Colombia.
«India e Brasile in particolare sono molto interessanti anche come sviluppo del mercato interno dei jeans, quindi non solo per produzione destinata ad altri mercati, e poi gli operatori del settore tessile per denim prestano grande attenzione al Giappone, un Paese che ha una grande tradizione di qualità». L’Italia resta in ogni caso un mercato importante: «Il nostro Paese ha un elevato know-how tessile e mantiene una manifattura di capi in denim di fascia molto alta – conclude Alice Tonello – anche se con volumi inferiori rispetto al passato, soprattutto in Veneto, nelle Marche e in Campania».

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